L’assurda morte di Mary Jo Kopechne decretò la fine della carriera di Ted Kennedy

Non sempre uno scandalo è, come sosteneva Oscar Wilde, un semplice pettegolezzo reso più noioso dalla moralità. In alcune, tragiche occasioni, uno scandalo ha origine da comportamenti scorretti, gravi negligenze o da una fatalità.

Ogni nazione del mondo, nel corso della storia, ha attraversato momenti difficili, e spesso la parola “scandalo” è usata per definire una situazione che ha ripercussioni molto gravi. Gli Stati Uniti d’America e la loro politica non sono stati esenti da comportamenti che hanno – intenzionalmente o casualmente – minato la fiducia che i cittadini riponevano in chi li governava: da Nixon e il Watergate all’affare Clinton-Lewinsky, molti sono stati gli scandali che hanno coinvolto personalità di spicco della politica statunitense.

Tuttavia, in alcuni casi a essere rovinata non fu solo la reputazione di chi aveva perpetrato il torto o la fiducia che veniva riposta in una persona: l’incidente di Chappaquiddick distrusse non solo la carriera del senatore Ted Kennedy, ma anche la vita di una giovane donna, Mary Jo Kopechne.

Mary Jo Kopechne

Con i suoi 715 chilometri, il fiume Susquehanna è il più lungo della costa orientale degli Stati Uniti, e fra gli altri luoghi attraversa la città di Wilkes-Barre, in Pennsylvania. Qui, nel 1940, iniziò la vita di Mary Jo Kopechne.

Discendente da emigrati di origine polacca, Mary Jo proveniva da una famiglia modesta: sua madre, Gwen, era una casalinga, mentre suo padre Joseph svolgeva la professione di agente assicurativo.

Nonostante i mezzi ristretti, i Kopechne fecero il possibile per garantire un’infanzia serena e un futuro promettente alla loro unica figlia.

Dopo il trasferimento della famiglia a Berkeley Heights, nel New Jersey, Mary Jo frequentò delle scuole private e si laureò in economia aziendale all’Università Femminile di Caldwell.

Mary Jo Kopechne nel ritratto per l’annuario del college di Caldwell – 1962

Immagine via Wikipedia – Giusto uso

Durante tutto il periodo scolastico, Mary Jo si distinse non solo per gli ottimi voti, ma anche per il suo carattere solare sebbene rigoroso, e per i suoi numerosi interessi.

Mary Jo aveva studiato dattilografia e stenografia, si impegnava nella scrittura di articoli per il giornale scolastico, era appassionata di softball, tifosa della squadra di baseball Boston Red Sox ed era descritta dai suoi amici come una persona zelante, umile, gentile e generosa.

Dopo la laurea, Mary Jo iniziò a lavorare come insegnante in un liceo in Alabama, ma da anni ormai la sua vocazione sembrava essere la politica. Di fervente fede cattolica, Mary Jo aveva abbracciato numerose cause a difesa dei diritti civili, e si era avvicinata agli ideali e al programma del Partito Democratico.

Il suo interesse e il suo coinvolgimento in politica la portarono, nel 1963, a rinunciare al suo lavoro da insegnante e a trasferirsi a Washington D.C., dove aveva accettato un posto come segretaria dell’allora senatore della Florida, George Smathers.

Il credo politico e le battaglie in cui Mary Jo era coinvolta – il Movimento per i Diritti Civili degli Afroamericani, la lotta alla criminalità organizzata, e tutto ciò che concerneva i diritti per i cittadini più svantaggiati – la avvicinavano molto alla linea di pensiero e d’azione della famiglia Kennedy.

Robert, Ted e John Fitzgeral Kennedy, 1963

Immagine di pubblico dominio

L’assassinio di John F. Kennedy, avvenuto il 22 novembre del 1963, sconvolse tutti gli Stati Uniti. Dopo questo avvenimento, Mary Jo Kopechne decise d’impegnare tutte le sue energie per sostenere la carriera del fratello di John F. Kennedy, il senatore di New York Robert Kennedy.

Mary Jo si unì al personale di segreteria di Robert Kennedy nel 1964, e sin dal primo giorno si dimostrò un’impiegata scrupolosa e leale. Mary Jo lavorò come segretaria per chi scriveva i discorsi del senatore e per uno dei suoi consulenti legali, e il suo ruolo all’interno dello staff crebbe d’importanza quando Bobby Kennedy decise di candidarsi alle elezioni presidenziali nel 1968.

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Mary Jo Kopechne ebbe un ruolo importante nella stesura del discorso ufficiale con cui, nel marzo 1968, Robert Kennedy annunciava la sua candidatura alle elezioni presidenziali, e durante la sua intera campagna divenne una delle Boiler Room Girls.

Il termine Boiler Room Girls era un soprannome dato a un gruppo di sei ragazze che lavoravano in un ufficio presso il quartier generale di Kennedy a Washington, e il cui compito era di analizzare dati e statistiche in merito alle votazioni del Partito Democratico e di interfacciarsi direttamente con giornalisti e personalità politiche.

Tutto s’interruppe bruscamente pochi mesi dopo, il 5 giugno 1968, con l’uccisione di Robert Kennedy

La festa

Così come l’omicidio del fratello, avvenuto cinque anni prima, anche l’assassinio di Robert Kennedy segnò in maniera indelebile la storia americana; in particolare, l’evento decretò la fine dell’atmosfera ottimista e speranzosa che l’operato di Bobby Kennedy aveva instillato nella popolazione statunitense, provata dai numerosi sconvolgimenti avvenuti nel corso degli anni ’60.

Mary Jo Kopechne fu devastata dalla morte di Kennedy.

Gli amici della ragazza raccontarono come Mary Jo vedesse tutti i suoi ideali politici e sociali incarnati nella persona di Robert Kennedy, e di come la sua ammirazione per lui la portasse a considerarlo un eroe in grado di cambiare il mondo in meglio.

Mary Jo fu molto vicina a cadere in depressione: sentiva che i suoi ideali, e di conseguenza il suo ruolo, fossero stati privati di qualsiasi significato, e confessò ai genitori e ai suoi amici di non essere più in grado di tornare al lavoro a Washington.

Mary Jo sembrò riprendersi parzialmente nel corso dell’anno successivo, quando partecipò alla campagna elettorale di Thomas J. Whelan a sindaco di Jersey City, ma sentiva ancora che il suo futuro era incerto, privo di quell’ottimismo e di quelle speranze che l’avevano spinta a impegnarsi nella politica.

Nel tentativo di riprendere in mano la sua vita e a riavviare la carriera, Mary Jo, prossima a compiere ventinove anni, fece ritorno a Washington D.C., dove affittò un appartamento insieme a tre coinquiline: proprio qui, nel 1969, ricevette l’invito a una festa sull’isola di Chappaquiddick.

Mappa di Chappaquiddick

Immagine di Soerfm via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Chappaquiddick si trova al largo della costa orientale di Martha’s Vineyard, e la festa a cui Mary Jo era stata invitata si sarebbe tenuta nel fine settimana del 18 e 19 luglio 1969 al Lawrence Cottage. La residenza era stata affittata da Edward Kennedy, detto Ted, il fratello minore di John e Robert.

Ted Kennedy aveva trentasette anni, era l’unico sopravvissuto dei figli maschi della famiglia e, dopo l’assassinio di John e Robert era considerato l’erede naturale dei suoi fratelli. Insieme a suo cugino, Joseph Gargan, aveva deciso di affittare il Lawrence Cottage per celebrare al contempo l’anniversario della morte di Robert e tutto il lavoro svolto dalle Boiler Room Girls e dallo staff che aveva gestito la campagna elettorale di Kennedy.

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Ted Kennedy nel 1967

Immagini di Archivi Municipali di Seattle via Wikipedia – licenza CC BY 2.0

Mary Jo Kopechne non conosceva bene Ted Kennedy, ma decise comunque di accettare l’invito perché sarebbero state presenti anche le sue colleghe della Boiler Room e altre persone con cui aveva lavorato a stretto contatto durante la campagna elettorale del 1968. Mary Jo vedeva inoltre nella festa un’occasione per poter riallacciare dei rapporti utili a riavviare la sua carriera.

Prenotò dunque una stanza in un hotel presso la vicina Edgartown, e raggiunse l’isola di Chappaquiddick con un traghetto.

L’incidente di Chappaquiddick

Sebbene la festa fosse iniziata da poco, poco dopo le ventitré Mary Jo Kopechne chiese a Ted Kennedy di darle un passaggio fino al traghetto che l’avrebbe riportata a Edgartown, dichiarando di sentirsi poco bene.

Kennedy non era abituato a guidare l’auto con cui era giunto al Lawrence Cottage – una Oldsmobile Delmont 88 del 1967 – ma si fece comunque consegnare le chiavi dal suo autista. Mary Jo non avvisò nessun altro della sua intenzione di lasciare la festa, e al momento della partenza dimenticò la sua borsa e le chiavi della stanza d’albergo.

Molti testimoni dichiararono in seguito che, se Mary Jo a malapena aveva consumato alcool durante la serata, Ted Kennedy aveva sicuramente bevuto parecchio; inoltre, la sua patente di guida era scaduta.

La strada che conduceva al porto dei traghetti era male illuminata e sterrata in numerosi punti, e nella fretta Kennedy sbagliò strada. Poco dopo la mezzanotte, l’auto imboccò la Dike Road, una strada non asfaltata e priva d’illuminazione o segnaletica; la Dike Road dà accesso al Dyke Bridge, un ponte di legno che attraversa un canale collegato al lago Poucha Pond.

Il Dyke Bridge non era segnalato da alcun cartello, non era protetto da un guardrail e si trovava dopo una curva che ne impediva la visione. Quando Kennedy svoltò, resosi conto di star attraversando il ponte a una velocità troppo elevata, frenò bruscamente e perse il controllo della Oldsmobile. L’auto uscì di strada e si ribaltò, finendo nel canale.

Il Dike Bridge fotografato nel 2008. Il ponte è dotato di parapetti non presenti nel 1969

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Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Lo schianto fece aprire una delle portiere abbastanza da permettere a Ted Kennedy di uscire dal veicolo e di nuotare fino a riva, ma Mary Jo rimase intrappolata all’interno dell’auto.

Tuttavia, Ted Kennedy non chiamò aiuto

Il senatore dichiarò in seguito di aver nuotato nuovamente verso l’auto e di essersi immerso sei o sette volte nel tentativo di salvare Mary Jo, ma che alla fine, esausto, era ritornato a riva e aveva ripreso le forze per quindici minuti.

Dopodiché, si era alzato e aveva percorso a piedi il tratto che lo separava dal Lawrence Cottage, dove sperava di poter usare il telefono per chiamare i soccorsi. Lungo il tragitto c’erano quattro case private, alle quali però Kennedy non bussò, sebbene alcune di esse avessero delle luci accese.

Nemmeno quando giunse al Lawrence Cottage, tuttavia, chiamò i soccorsi

Chiamò invece suo cugino, Joseph Gargan, e il suo avvocato Paul Markham – entrambi ospiti della festa – e nel parcheggio della residenza li informò dell’accaduto, sostenendo che Mary Jo fosse morta nello schianto.

Kennedy disse a Gargan e a Markham di non avvisare nessuno dei partecipanti alla festa, perché temeva che, se avessero saputo dell’accaduto, avrebbero raggiunto il canale e si sarebbero tuffati in acqua per cercare di aiutare Mary Jo, con il rischio di annegare a loro volta.

Gargan e Markham guidarono fino al Dyke Bridge e tentarono a loro volta di salvare Mary Jo, ma la corrente impedì loro di avvicinarsi anche solo per accertarsi se la ragazza fosse ancora viva.

Kennedy tornò quella notte stessa nella sua stanza d’albergo. Gargan e Markham, certi della morte di Mary Jo Kopechne, avevano insistito affinché l’incidente venisse riportato alle autorità, ma Kennedy dichiarò in seguito di essersi convinto – forse a causa dello shock – che la ragazza fosse ancora viva e che fosse riuscita in qualche modo a liberarsi dalle lamiere dell’auto e a nuotare verso la salvezza.

Kennedy attese fino alle dieci del giorno seguente quando, dopo aver fatto colazione e aver parlato nuovamente al telefono con Gargan e Markham, si recò alla stazione di polizia di Edgartown e denunciò l’accaduto.

Un paio d’ore prima, due pescatori avevano avvistato la Oldsmobile nel canale e avevano chiesto aiuto ai residenti di Chappaquiddick, i quali avevano chiamato i soccorsi.

Il corpo senza vita di Mary Jo Kopechne venne estratto dalle lamiere. Kennedy aveva saputo del ritrovamento del corpo poco prima di recarsi alla stazione di polizia.

Ted Kennedy

La polizia di Edgartown fu molto sorpresa dal fatto che Kennedy fosse già a conoscenza del ritrovamento dell’auto e che fosse in grado d’identificare il corpo. Le indagini su di lui furono avviate immediatamente, e a esse si aggiunse una notevole copertura mediatica.

Kennedy rilasciò una dichiarazione ufficiale pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Mary Jo Kopechne, in cui non negava la sua partecipazione e la sua parte di colpa nell’incidente che aveva stroncato la vita della giovane donna.

I media statunitensi e l’opinione pubblica iniziarono a speculare in merito a una possibile tresca fra Mary Jo Kopechne e Ted Kennedy, anche a causa dell’assenza di Joan Bennett, moglie del senatore, alla festa sull’isola di Chappaquiddick.

L’ipotesi, tuttavia, apparve subito poco probabile: non solo perché Ted Kennedy era sposato e padre di tre figli (cosa che, tutto sommato, non era un impedimento), ma anche perché Mary Jo l’aveva incontrato solo poche volte prima della notte dell’incidente e non aveva l’abitudine d’intrattenere rapporti con uomini appena conosciuti.

Tuttavia, la dinamica dell’incidente e il comportamento di Kennedy lasciava molte domande senza risposta e molteplici punti oscuri nella vicenda. Il ponte di legno da cui l’auto era precipitata si trovava sulla strada opposta a quella per il porto dei traghetti, e sebbene Kennedy avesse dichiarato di aver provato a salvare Mary Jo, non era in grado di dare una spiegazione sul perché non avesse chiamato i soccorsi e avesse riportato l’accaduto solo dopo il ritrovamento del corpo.

Inoltre, numerosi testimoni riferirono che, nel corso della nottata in albergo, Kennedy avesse parlato con numerose persone; forse, ipotizzarono gli inquirenti, per potersi creare un alibi.

A rendere ancora più grave il comportamento di Kennedy furono le condizioni in cui il corpo di Mary Jo venne ritrovato.

La ragazza era morta con il viso premuto contro il vano per i piedi della Oldsmobile e le mani aggrappate al sedile anteriore, come se avesse cercato di spingere la testa in una sacca d’aria. Il medico legale disse che Mary Jo era morta per annegamento circa due o tre ore dopo l’incidente: se i soccorsi fossero stati allertati in tempo, dunque, la giovane donna si sarebbe potuta salvare.

Nel corso del processo, Ted Kennedy non poté essere accusato di omicidio colposo, poiché non fu possibile dimostrare il suo presunto stato di ebbrezza durante la notte dell’incidente. Kennedy venne giudicato colpevole solo di omissione di soccorso e negligenza, e fu condannato alla temporanea sospensione della patente di guida e a due mesi di carcere, che però non scontò mai.

L’incidente incise però in maniera negativa sulla sua carriera politica. Kennedy continuò a ricoprire il suo ruolo di senatore del Massachusetts, ma il sogno della carriera presidenziale, che gli avrebbe permesso di diventare l’erede dei suoi fratelli, venne stroncato.

Kennedy rinunciò a presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali del 1972 e del 1976; quando decise di tentare la corsa alla presidenza degli Stati Uniti nel 1980, però, l’ombra dell’incidente di Chappaquiddick e di Mary Jo Kopechne contribuirono alla sua sconfitta; un’ombra che continuò ad aleggiare su tutta la vita e la carriera di Ted Kennedy, fino alla sua morte, avvenuta nel 2009.

Nel suo libro di memorie, True Compass, pubblicato postumo negli Stati Uniti, Kennedy fa riferimento all’incidente di Chappaquiddick, esprimendo rimorso e pentimento per la sua condotta e per la morte di Mary Jo.

Una tragedia americana

L’incidente di Chappaquiddick non fu solo un grande scandalo, ma venne etichettato come “una tragedia americana” a causa del lavoro e della personalità di Mary Jo Kopechne.

La sua scelta di lavorare per la famiglia Kennedy aveva radici nella volontà di contribuire al bene comune civile: Mary Jo era dunque, agli occhi dell’opinione pubblica statunitense, l’incarnazione di una gioventù idealista che combatteva in un periodo difficile della Storia americana per portare la giustizia e l’uguaglianza che i tumultuosi anni ’60 chiedevano a gran voce.

La sua morte rappresentava invece la tragica fine del “sogno americano”: Mary Jo Kopechne aveva trovato la fine in un periodo di grande sconforto, in cui sembrava aver perso la bussola della sua vita e, con essa, anche gli ideali in cui aveva sempre creduto – quasi una triste metafora della fragile America degli anni ’60.

Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata