Solo a nominarla, la bellissima Sherazade (la fanciulla che narra le storie delle Mille e una Notte) evoca interminabili notti d’oriente profumate di gelsomino, cieli illuminati da miliardi di stelle nel deserto infinito, e poi donne, molte donne misteriose che sanno come si fa ad incantare un uomo, fosse anche un potentissimo re.

Sherazade – Alberto Vargas, 1921

Sherazade è un personaggio di fantasia, una fanciulla apparentemente docile e inerme di fronte al re, che in realtà dimostra una forte personalità, una fermezza che la porterà lontano.

A ispirare questi lati del carattere della ragazza che, dopo mille e una notte vince la volontà del re, potrebbe essere stata Khayzuran, una donna che, da schiava, diventa regina e madre di uno dei califfi abbasidi più conosciuto, quell’Harun al-Rashid (766-809) che si incontra anche in alcune storie delle Mille e una Notte, ma che è soprattutto l’artefice della “età dell’oro islamica”.

Harun al-Rashid

Di Khayzuran non si conosce né l’anno preciso di nascita né il luogo. Forse originaria dello Yemen, forse berbera, probabilmente nasce libera e poi viene ridotta in schiavitù da una tribù araba. Si sa però che doveva essere bella e aggraziata: il suo nome (probabilmente acquisito) significa “bambù”, come dire che la ragazza è “slanciata e aggraziata come una canna”. Pare tra l’altro che ancora oggi, in alcune zone del Marocco, per fare un complimento a una donna, si usi paragonarla a “uno stelo di bambù”.

Sherazade – Arthur Rackham


Ma non è solo bella Khayzuran, perché per arrivare dove è arrivata lei non bastano le doti fisiche. E’ arguta, intelligente e ambiziosa. Qualità che non sfuggono al califfo al-Mansur, che decide di acquistarla per destinarla all’harem di suo figlio, il principe ereditario al-Mahdi.

Sherazade – Wilhelm Richter


Nell’immaginario collettivo occidentale, l’harem islamico è un luogo di piaceri sessuali e ozio, dove l’uomo-padrone rinchiude le sue concubine. Un luogo “proibito” quasi senza tempo, dove le donne hanno il solo compito di compiacere il loro padrone. La realtà non era esattamente questa, e comunque si differenzia nelle diverse epoche e soprattutto in base all’estrazione sociale dell’uomo, anche se solo chi è ricco e potente può permettersi di mantenere un harem con mogli, concubine e figli, più uno stuolo di servi che deve occuparsene.

E se è vero che le donne dell’harem sono obbligate ad avere rapporti sessuali con il capo-famiglia, è altrettanto vero che possono avere altre attività. Le più intraprendenti, quelle di estrazione sociale più elevata, o di più spiccate capacità, hanno appartamenti e servitori riservati a loro, e possono gestire degli affari all’esterno, tramite degli agenti. Se arrivano a diventare qahramana (traducibile con padrona di casa), nel periodo abbaside, si occupano della famiglia anche dal punto di vista economico, possono gestire le loro finanze e uscire dall’harem per condurre una vita pubblica.

E possono farlo senza problemi, perché sono donne istruite, che studiano sì musica e danza per intrattenere il padrone, ma anche storia, religione e, in alcuni casi anche filosofia e scienza. Non stupisce quindi che Khayzuran sia riuscita a salire tanto in alto, e ad accumulare una così grande ricchezza che, in oriente come in occidente, poche donne della sua epoca potevano vantare.

Khayzuran diventa velocemente la concubina preferita di al-Mahdi, e usa la grande influenza che ha su di lui per indurlo a nominare i suoi due figli, Musa al-Hadi e Harun al-Rashid, come suoi successori. Il califfo ha altri eredi, nati prima dei due maschi avuti da Khayzuran, tra i quali c’è il figlio avuto dalla moglie ufficiale (che è anche sua cugina), la nobile Rayta.

I figli nati da concubine non sono considerati illegittimi, “bastardi” concepiti fuori dal matrimonio, ma nonostante questa garanzia, Khayzuran riesce a convincere il califfo a sposarla. Da moglie legittima la sua posizione si consolida e, se possibile, acquisisce maggior potere a corte. La regina si occupa di molte attività commerciali, ma interviene (nell’ombra) anche negli affari del marito, riceve politici, militari, funzionari, nobili e mercanti che chiedono favori a lei stessa o da presentare al califfo.

Quando il marito muore prematuramente, nessuno dei due figli è nella capitale, così Khayzuran prende il controllo della situazione, blocca un ammutinamento dei militari pagando loro degli stipendi arretrati, e a tutti (funzionari, ufficiali, dignitari di corte) fa giurare fedeltà al figlio primogenito assente, Musa al-Hadi. E’ l’anno 785.

Il nuovo califfo però mal tollera le ingerenze della madre, che probabilmente vuole mantenere un controllo totale su di lui. Dura poco il suo regno, appena un anno, poi al-Hadi muore all’improvviso. Circolano voci che sia stata proprio lei, la madre, a ordinare a qualche graziosa serva di soffocarlo con un cuscino, ma nessuno può dirlo con certezza. D’altronde il califfo aveva provato per primo a liberarsi della madre, e anche del fratello, ma alla fine è Khayzuran ad avere la meglio.

Il califfato abbaside sotto Harun al-Rashid, 788 circa


Con Harun al-Rashid le cose filano lisce: lui le è sempre stato molto legato e condivide volentieri con lei il potere. Quando la regina madre muore, nel 786, lui non si vergogna a piangere in pubblico durante i suoi funerali, mentre segue la bara a piedi nudi.

Donna straordinaria Khayzuran, che da piccola schiava è diventata regina, grazie solo alla sua volontà, al carattere determinato, unito a intelligenza e perseveranza, oltre che a una buona dose di spietatezza. Una donna che esercitava un grande potere, certo sempre attraverso gli uomini della sua vita. Per arrivare a governare da sole, le donne avranno ancora molta strada da percorrere.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.