Livissi è oggi una città fantasma, struggente e silenziosa, che in un tempo non troppo lontano era un fiorente insediamento greco in terra turca.

Arroccati su una collina, a otto chilometri dalla città di Fethiye, i resti di case in rovina, di chiese vuote e di minareti dimenticati, rimangono a testimonianza di una città dalla storia antica, tragico monumento di un’epoca in cui cristiani e musulmani vivevano in pace.

Fonte immagine Dany Sternfeld via Flickr – licenza CC BY-NC-ND 2.0

Nel periodo del suo massimo splendore, Livissi arrivò a contare tra i 10 e i 20 mila abitanti (a seconda delle fonti): la comunità di musulmani dell’Anatolia occupava il fondovalle, dove era più facile dedicarsi all’agricoltura, mentre quella di greci ortodossi, in prevalenza artigiani, abitava nelle case costruite sui ripidi pendii; la loro convivenza era serena ed amichevole, basata su un continuo scambio sia culturale che economico.

Fonte immagine: David Bacon via Flickr – licenza CC BY 2.0

Livissi, oggi conosciuta come Kayaköy, fu costruita nel 18° secolo, sullo stesso territorio dove sorgeva l’antica Lebessus, che durante la dominazione romana era una città di lingua greca nella provincia della Licia, che all’incirca nel 640 d.C. fu anche sede vescovile.

Fonte immagine: Danny e Patty via Flickr – licenza CC BY-NC-ND 2.0

Più o meno in quell’epoca, probabilmente Livissi accolse gli abitanti dell’isola di Gemiler, che scappavano dalle incursioni di predoni arabi, poi, nella seconda metà del 19° secolo, arrivarono anche molti abitanti di Fethiye, che era stata devastata prima da un terremoto (1856) e poi da un incendio (1885).

L’inizio della fine, per la città di Livissi e per la pacifica convivenza fra greci e turchi, può essere ricondotta alla Prima Guerra Mondiale.

Fonte immagine: Dennis e Patty via Flickr – licenza CC BY-NC-ND 2.0

Prima del 1914, molte comunità di greci vivevano pacificamente in tutta la Turchia occidentale, dove improvvisamente divennero, con lo scoppio delle ostilità, nemici da combattere.

Fonte immagine: Eric Sehr via Flickr – licenza CC BY-NC 2.0

I greci di Livissi furono tutti deportati, tra il 1916 e il 1918. Durante le lunghe marce forzate, molti di loro, specialmente bambini ed anziani, morirono di fame e maltrattamenti.

Fonte immagine: Sara Murray via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

Ma la fine della Prima Guerra Mondiale non fece cessare l’orrore: greci e turchi combatterono la loro guerra tra il 1919 e il 1922; Livissi era già una città quasi completamente deserta, dove non vollero andare nemmeno i turchi cacciati dalla Grecia.

Oltre all’abbandono da parte dell’uomo, un fortissimo terremoto del 1957 contribuì alla rovina della città, che oggi è considerata un museo a cielo aperto e monumento storico della nazione turca.

Fonte immagine: Sarah Murray via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.