L’Angelo della morte è, nelle diverse culture religiose, una figura che conduce le anime che si separano dal corpo al mondo ultraterreno. Esso assume diversi nomi in base alla religione di riferimento. E’ l’Arcangelo Gabriele nel cristianesimo, Azrael nell’Islam, il Leviatano e molti altri nell’ebraismo e così via. In tutto il mondo esistono diversi miti e leggende, propriamente dette superstizioni, riguardanti l’angelo e la morte in genere.

1 – La Regola del Tre

La morte colpisce non una volta, non due ma tre volte, e le celebrità non sono immuni a questa regola. Questa superstizione afferma come la morte, in particolare per le persone famose, si verifichi a gruppi di 3. Per fare un esempio, all’inizio del 2016 sono morti 3 musicisti famosissimi: la leggenda dei Motörhead Lemmy Kilmister (24 Dicembre 1945 – 28 dicembre 2015), David Bowie (8 Gennaio 1947 – 10 Gennaio 2016) e il chitarrista degli Eagles Glenn Frey (6 novembre 1948 – 18 gennaio 2016), il tutto nel giro di pochi giorni l’uno dall’altro.

2 – Il Colore Proibito

Il rosso è un colore di primo piano nella cultura cinese, ma non trova posto nella morte. I cinesi prestano particolare attenzione ad evitare il rosso quando si tratta del rito funebre per il caro estinto. Se indossasse questo colore, il defunto potrebbe trasformarsi in un fantasma, ed ai partecipanti al funerale è proibito avere capi di abbigliamento rossi. Al termine della cerimonia viene passato un filo rosso nelle maniglie delle case per allontanare gli spiriti maligni.

3 – Tre in una partita

La credenza riguarda il fumo e i fiammiferi: il terzo che accende una sigaretta in una linea potrebbe morire. Questa superstizione non ha un’origine certa, ma è probabile risalga alle guerre di fine ‘800. Il primo soldato che accendeva un fiammifero avrebbe catturato l’attenzione del nemico, il secondo avrebbe permesso di prendere la mira ed al terzo si sarebbe sparato.

4 – Lo Specchio Velato

Durante l’epoca Vittoriana c’era la credenza che lo specchio riflettesse la propria anima. Quando qualcuno moriva, era usanza coprire gli specchi con un panno per evitare che lo spirito del defunto rimanesse in trappola. Gli specchi velati significavano un momento di lutto, e la revoca temporanea delle preoccupazioni materiali della società.

5 – Attenzione agli uccelli

Diverse culture di tutto il mondo hanno a lungo associato gli uccelli con il mondo degli spiriti. In alcune zone si ritiene che siano i passeri a portare le anime nell’aldilà, e ucciderne uno porta sfortuna. Ad esempio gli Apache credevano che sognare un gufo significasse una morte imminente. Sempre un gufo si crede che abbia visitato la porta dell’Imperatore Romano Antonino Pio, preannunciandone la morte imminente. Altri credono che un uccello che voli all’interno di casa sia un presagio di sventura, portatore di malaugurio ad un determinato ospite. Il Corvo, di Poe, simboleggia perfettamente una moderna identificazione della morte con l’uccello “nero” per eccellenza.

6 – La Farfalla della Morte

Questa grande falena tropicale è conosciuta in Messico come “Mariposa de la muerte” (farfalla della morte). La tradizione di identificare questo piccolo lepidottero con la morte risale agli aztechi, e il solo avvistamento in casa significa un presagio di morte imminente per chiunque sia malato.

7 – Seppellire i corpi con il volto rivolto a Est

In quasi tutte le culture e religioni, l’alba significa nascita e rinnovamento, mentre il tramonto rappresenta la morte. In moltissimi cimiteri i corpi dei morti vengono quindi sepolti con il volto rivolto ad est, consentendo allo spirito di affrontare l’alba e attendere la rinascita.

8 – Trattieni il fiato quando passi da un cimitero

Un leggenda metropolitana vuole che si debba trattenere il respiro durante il passaggio di fronte ad un cimitero. Ignorare questo avviso può significare respirare uno spirito maligno.

9 – Festa da 13?

Mangiare in gruppo è un’abitudine di tutto il mondo, ma è bene fare attenzione al numero di partecipanti. Se ci si trovasse in 13 a tavola sarebbe presumibile attendere la morte di qualcuno di questi, entro breve. La superstizione trae origine, naturalmente, dal mito cristiano dell’ultima cena.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...