Con i suoi muri bianchi ed i tetti eleganti, è difficile credere che il Castello di Himeji sia stato costruito per diventare una fortezza. Anche il nome con cui è alle volte chiamato, Hakuro-jō, “Airone Bianco”, pone l’accento sulla sua quasi eterea bellezza.

Fotografia di Oren Rozen condivisa con licenza CC BY-SA 4.0

L’antica fortezza, costruita nella città di Himeji, è uno splendido esempio di castello giapponese del periodo dello shogunato, il più grande e magnifico tra quelli rimasti.

Anche se non furono mai messe alla prova, le elaborate misure difensive del castello erano le migliori dell’epoca.

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Per lungo tempo nella storia giapponese si alternarono periodi di dominazioni feudali e imperiali. Nel 1590 tutto l’arcipelago era stato unificato sotto l’autorità del daimyō Toyotomi Hideyoshi che, in mancanza di una struttura amministrativa centralizzata, affidò il governo di alcune regioni ai daimyō locali.

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Sotto i regni di Hideyoshi e del suo predecessore Oda Nobunaga, che aveva dato inizio all’opera di riunificazione di tutti gli shogunati, furono costruiti molti eleganti castelli, attorno ai quali si svilupparono importanti città.

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Nel 1609 il governatore delle provincie occidentali, Ikeda Terumasa, scelse Himeji come sede del suo shogunato, e volle dotarla di un castello che fosse simbolo dell’importanza della città, trasformando la fortezza che già esisteva. Il nuovo complesso, costruito tra il 1601 e il 1609, si estendeva ben al di là della torre fortificata centrale, che si trovava all’interno di una serie di mura e fossati disposti in cerchi concentrici, che includevano anche parte della città.

Il passaggio dalla fortificazione più esterna, il Sannomaru, a quella interna, il Ninnomaru, era costituito dalla Porta Hishi, l’unico punto di accesso.

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Il Ninnomaru era uno spazio ampio ed elegante, ingentilito da grandi giardini e da una piscina.

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Il complesso più interno, l’Hommaru, era praticamente inaccessibile, grazie a stretti e tortuosi sentieri che conducevano a cancelli sbarrati.

All’interno dell’Hommaru si trova la torre fortificata a sei piani: nella parte più bassa, con i muri in pietra, c’erano i magazzini per il cibo e gli armamenti, e un pozzo per l’acqua; i piani superiori erano spazi abitativi e punti di difesa da cui i soldati potevano lanciare le loro frecce attraverso strette finestre.

Sotto, fotografia di Ben Kubota condivisa con licenza CC BY-SA 2.0:

Il castello di Himeji è conosciuto tanto per la sua bellezza quanto per la sua capacità difensiva, e molti accorgimenti destinati a migliorare proprio quest’ultima, hanno contribuito anche alla sua estetica: il percorso tortuoso attraverso il Ninnomaru, con i suoi ciliegi e la vista incantevole, doveva confondere e rallentare il passo degli invasori.

Fotografia di Oren Rozen con licenza CC BY-SA 4.0:

Piccole aperture nelle mura che costeggiano i sentieri consentivano di lanciare sui nemici acqua bollente o altre cose più o meno mortali.

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Anche i muri bianchi, così belli a vedersi, erano una misura difensiva: rivestire la struttura in legno con un intonaco di gesso, e usare tegole di ceramica, aiutava a proteggere l’edificio dal fuoco. Il castello di Himeji non era solo un elegante palazzo, era una fortezza quasi impenetrabile.

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Era anche il centro amministrino e commerciale della regione, e per quasi tre secoli, fino alla fine dello shogunato, mantenne questo ruolo. Il castello, che non fu mai attaccato da nessun nemico, è rimasto praticamente intatto nel corso dei secoli: l’Airone Bianco domina ancora le colline della provincia di Kansai, magnifica testimonianza della tumultuosa storia del Giappone.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.