Tra il 1700 e i primi dell’1800 il teatro è appannaggio della sola classe dirigente rappresentata prima solo dai nobili poi anche dai borghesi, i quali dispongono di una certa levatura culturale e dei mezzi economici per acquistare i palchi. Il teatro sette/ottocentesco è quindi una struttura elitaria, inaccessibile per la gran massa della popolazione contadina e operaia, poverissima e in gran parte analfabeta. Tuttavia, gli spettacoli possono essere visti, seppur parzialmente, anche dalle classi subalterne poiché vi è sempre un loggione o una piccionaia a cui il popolo può accedere con biglietti a basso prezzo. In questo modo gli spettacoli ricoprono un’importante funzione nella diffusione della cultura.

L’Ottocento

Nell’Ottocento i processi di industrializzazione hanno prodotto un numero considerevole di operai che diventano una componente importante in tutti i Paesi europei. La comunanza di condizioni lavorative e salariali, di bisogni e interessi, e di vita in generale, desta in loro una solidarietà e una coscienza di classe che li porta a costituirsi come movimento.

Nella seconda metà dell’Ottocento nascono numerose associazioni operaie e nel 1864 viene fondata a Londra la Prima Internazionale con l’obiettivo di coordinare tra di loro, in un’ottica internazionale, queste nuove realtà.

Sul piano ideologico, il movimento operaio, è guidato dal socialismo, una corrente di pensiero che ha come obiettivo l’elevazione morale e materiale della classe lavoratrice e il miglioramento delle sue condizioni di vita in generale.

All’interno di questo contesto anche il teatro viene rivisto ed è soggetto a modifiche affinché possa aprirsi anche agli operai e possa essere per loro un utile strumento di elevazione culturale e morale.

L’affermarsi del teatro popolare

In molti Paesi europei come Francia, Belgio e Germania, sin dalla fine dell’Ottocento nasce l’idea di un nuovo modello di teatro, che sia popolare e che possa «aprirsi alle folle, contenere un popolo e le imprese di un popolo».

Nel 1890, a Berlino, un gruppo di intellettuali legati al Partito socialdemocratico, fonda la Freie Volksbuhne (Libera Scena Popolare) con lo scopo di un uso didattico del teatro per la formazione e l’educazione culturale del popolo. Le attività però si interronpono dopo la prima guerra mondiale e riprendono solo dopo il 1920 quando la Freie Volksbuhne diventa una Cooperativa che offre biglietti a prezzi bassi. Altri importanti centri di innovazioni estetiche in campo teatrale sono Monaco e Vienna.

In Francia agli inizi degli anni ’90 dell’Ottocento, intorno alla rivista «L’Art Social», si forma un gruppo che fa capo a Eugenio Chatelain e a Gabriel de la Salle, e che nel 1893 da vita al Theatre d’Art Social.

Pantalone e Tartaglia della Turandot di Carlo Gozzi, regia di Evgenij Bagrationovič Vachtangov (1922):

Nella prima metà del Novecento le idee sul teatro popolare non sono più solo di qualche gruppo di 1 R. Rolland, Le Théatre du peuple, Cahiers de la quinzaine, Parigi, 1903, pp. 118-122 intellettuali, ma si diffondono insieme all’affermarsi del movimento operaio e agli ideali di uguaglianza in tutta Europa.

Le nuove idee coinvolgono sia i testi che la struttura del teatro. Quest’ultimo deve pertanto adeguarsi ai principi di democrazia e uguaglianza, avere posti tutti uguali e situati in una sala in tendenza così da permettere a tutti di vedere allo stesso modo. Nella costruzione non ci si rifà più quindi tanto al teatro tradizionale aristocratico, quanto invece al circo e all’anfiteatro.

Le discussioni sul teatro popolare portano a modificare anche le rappresentazioni teatrali ovvero cosa si deve mettere in scena dal momento che le nuove produzioni devono essere l’espressione di una classe operaia in ascesa.

Nei primi del Novecento vengono fondati numerosi teatri popolari e molti di questi hanno la loro sede nelle Case del Popolo, sedi del movimento operaio dove i lavoratori si ritrovano dopo la giornata di lavoro per bere e/o discutere. Questi luoghi svolgono perciò anche un ruolo fondamentale nella vita culturale di molti Paesi europei. Il primo Circolo d’arte drammatica socialista viene fondato nel 1890 proprio all’interno della prima Casa del Popolo belga, il Progrès di Jolimont. Nel 1909 sempre in Belgio, è creata la Fèdèration Nationale des Cercles dramatiques socialistes [Federazione dei Circoli drammatici socialisti], che riunisce i circoli teatrali socialisti esistenti.

La realtà italiana

In Italia le nuove idee sul teatro popolare tardono a diffondersi dal momento che solo a partire dal 1800 inizia un processo di alfabetizzazione delle classi più basse grazie prima all’istituzione delle scuole pubbliche nel periodo napoleonico, e successivamente, dopo l’Unità nazionale (1860), con la promulgazione di leggi che rendono obbligatoria la frequenza della scuola primaria.

In tale contesto il dibattito culturale italiano sul teatro popolare si limita a favorire il popolo nella possibilità di accedere alle rappresentazioni teatrali a prezzi bassi o gratuitamente.

Successivamente, anche in Italia, vengono fondati, insieme alle Case del popolo e spesso al loro interno, dei teatri popolari dove si tengono concerti e recite delle filodrammatiche, permettendo così ai frequentatori di raggiungere un più alto livello culturale

I teatri popolari si sviluppano in particolare in Emilia-Romagna e in generale nel Centro-Italia, dove sono fiorenti le Case del Popolo. Queste, anche in Italia, sono dei luoghi di riunione del popolo, nelle quali l’operaio può trovare i propri compagni e passare con essi la serata intorno a un tavolo, e, alla domenica e in qualche sera della settimana, anche assistere a intrattenimenti musicali o a spettacoli di prosa o ancora, più avanti, a rappresentazioni cinematografiche istruttive.

Letture consigliate:

• L. Arbizzani, S. Bologna, L. Testoni, G. Triani, Storie di case del popolo, Edizioni Grafis,

Bologna, 1982

• M. Barbieri, Le quattro stagioni della Casa del Popolo di Castello d’Argile,

http://www.pianurareno.org/?q=node/1378

• M. Barbieri, La terra e la gente di Castello d’Argile e di Venezzano ossia Mascarino,

Tipografia Siaca, Cento, 1994

• S. Cortesi, La piuma e il mattone. Storia della Casa del Popolo di Castello d’Argile,

Pedragon, Bologna, 2017

• R. Rolland, Le Théatre du peuple, Cahiers de la quinzaine, Parigi, 1903

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Alice Strazzeri

Alice Strazzeri consegue la laurea in Lettere cum laude presso l'Università di Cagliari con una tesi sul partigiano Antonio Garau comandante della Brigata modenese “Aldo Casalgrandi” lavorando su interviste inedite dell'ISSRA (Istituto sardo per la storia della Resistenza e dell'Autonomia). Continua i propri studi laureandosi col massimo dei voti all'Università Almae Mater Studiorum di Bologna in Scienze Storiche e Orientalistiche con una tesi sul femminismo che le permette di vincere il premio di laurea “Luciana Zerbetto”. Ha collaborato con la Fondazione Berlinguer di Cagliari e partecipato al Workshop etnografico sulla metodologia dell'intervista presso il Centro Servizi culturali di Carbonia (SU). Pubblica articoli in varie riviste online quali: WitnessJournal; Nuovatlantide; ParentesiStoriche; Ancorafischiailvento e FattiPerLaStoria. Attualmente collabora con la Fondazione Duemila di Bologna per la scrittura di un libro sulle vicende storiche della Casa del popolo di Calcara (BO).