Il territorio delle “Landes“, nella Francia sud-occidentale, è oggi ricoperto in gran parte da una foresta di pini marittimi, la più grande d’Europa. Non è di origine endemica, ma fu quasi interamente piantata dall’uomo a metà del 19° secolo, sia per fermare l’erosione del terreno, sia per fini industriali. Oggi la pineta si estende per circa 10.000 chilometri quadrati, e conserva al centro quello che resta di una foresta di epoca post-glaciale, che tra il 15° e il 18° secolo venne quasi completamente distrutta per usarne il legname e per lasciare posto ai pascoli.

Centocinquant’anni fa il paesaggio era molto diverso: al posto delle grandi pinete si estendeva a perdita d’occhio una grande brughiera, dove crescevano stentatamente bassi cespugli, che venivano periodicamente bruciati dagli abitanti del luogo per creare pascoli per le pecore. Intorno alla metà del 19° secolo si stima che sul territorio ci fossero all’incirca un milione di ovini.

Foto del 1908 circa

La differenza tra i pastori di tutto il mondo con quelli delle Landes stava nel loro modo di spostarsi: si muovevano su alti trampoli, che presentavano diversi vantaggi. Aumentavano il passo, consentendo di coprire lunghe distanze in minor tempo; estendevano il campo visivo, permettendo di sorvegliare anche le greggi che pascolavano in aree distanti. Il vantaggio fondamentale era tuttavia un altro: con i trampoli, i pastori potevano camminare più agevolmente sul terreno paludoso, che alla minima pioggia diventava impraticabile.

Questo sistema di locomozione era talmente efficace che gli uomini sui trampoli potevano tenere il passo con i cavalli al trotto.

La gente del posto chiamava questo mezzo di trasporto Tchangues, che sta per “grandi gambe”. I trampoli erano lunghi circa un metro e mezzo, e nella parte superiore il legno era piatto, per far appoggiare comodamente la gamba, legata con una cinghia. La parte a contatto col terreno era allargata, e talvolta rinforzata con un osso di pecora.

Foto del 1930

Il pastore portava con sé anche un lungo bastone, che serviva sia come sostegno durante il cammino, sia come sedile nei momenti di sosta.

Foto del 1936 circa

I pastori, abituati fin dall’infanzia a questo tipo di esercizio, sviluppavano straordinarie doti acrobatiche, che consentivano loro di raccogliere oggetti dal terreno, oppure di rialzarsi rapidamente dopo una caduta.

Un postino consegna la posta – illustrazione del 1850 circa

Nel 1808, quando l’imperatrice Giuseppina si recò a Bayonne per incontrare Napoleone, fu accolta da una squadra di Landesi, inviati dalla municipalità per accompagnare e rallegrare le dame della corte. Le nobildonne si divertivano a far correre i giovani pastori, oppure lanciavano monete al suolo, per vederli gareggiare nel raccoglierle.

I pastori delle Landes attorno al 1936

Le dimostrazioni di abilità sui trampoli erano anche l’attrazione di ogni fiera che si teneva nei villaggi della regione: i ragazzi, ed anche le ragazze, gareggiavano in prove di velocità e di agilità.

Sylvain Dornon, che faceva il panettiere e non il pastore, volle dimostrare che la camminata sui trampoli poteva trasformarsi in uno sport: nel 1891 percorse 2800 chilometri, coprendo la distanza tra Parigi e Mosca in soli 58 giorni.

Sylvain Dornon

L’uso dei trampoli andò progressivamente scomparendo a partire dalla metà del 19° secolo, quando furono impiantate le grandi foreste di pini, che trasformarono il paesaggio e l’economia locale: la scomparsa delle brughiere pose fine alla pastorizia, lasciando il posto ad attività legate alla lavorazione del legno.

Solo le immagini oggi ricordano la straordinaria capacità di adattamento di questi pastori-acrobati di quella regione che un tempo era la Guascogna, patria di D’Artagnan.

Ragazzi delle Landes sui trampoli si esibiscono a Londra – 1937

Sotto, un video del 1932:

Sotto, uno spettacolo moderno:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.