Parigi, 14 novembre 1953: qualcuno mai identificato, alla guida di un furgone, investe Guillame Seznec, che morirà tre mesi dopo per le lesioni causate dall’urto. Apparentemente nulla di più o di meno di un drammatico incidente stradale come tanti altri, con un colpevole che scappa e una vittima che non otterrà giustizia. Se non fosse per l’identità del defunto, Guillame Seznec, un personaggio la cui storia fa discutere, ancora oggi a un secolo di distanza, come esempio di un clamoroso errore giudiziario in terra di Francia, ma anche del suo contrario: la creazione del mito (che rende molto a giornali e televisioni) di un “martire innocente”, in realtà colpevole.

Guillame Seznec

La vicenda

Guillame Seznec vive con la moglie e i figli in un paese della Bretagna, Morlaix dove, partendo da zero, ha avviato un’attività di commercio di legname e di falegnameria. Gli affari vanno bene, la famiglia è diventata benestante e l’uomo è conosciuto per il suo spiccato senso degli affari, anche se non gode di una gran reputazione.

Pierre Quémeneur è un suo amico, commerciante dall’animo gioviale che vive a Landernau, dove ricopre anche la carica di consigliere generale del Finistère.

Pierre Quémeneur

Due amici come tanti, con qualche affare in comune. La mattina del 25 maggio del 1923, Seznec si mette alla guida di una impegnativa Cadillac diretto a Rennes, dove lo aspetta Quémeneur. I due devono andare a Parigi per vendere l’automobile, acquistata a prezzo conveniente tra quelle lasciate in Francia dalle forze armate statunitensi alla fine della prima guerra mondiale. Se l’affare va in porto potrebbe essere l’inizio di una nuova lucrosa attività, con tutti quei residuati lasciati dagli americani.

Il viaggio però si fa complicato: l’automobile ogni due per tre si ferma, o perché si fora una gomma oppure si rompe qualcosa, senza considerare la benzina che finisce subito. Tra un guasto e l’altro si è ormai fatta sera e per giunta i fari non funzionano. Quémeneur non può rischiare di restare per strada, perché l’indomani mattina alle 10 deve essere presente a una votazione, inerente alla sua carica, che si tiene a Parigi. Dice quindi all’amico di lasciarlo alla stazione di Houdan, da dove (forse) prende un treno diretto alla capitale.

Da quel momento in poi nessuno lo vedrà più, né vivo né morto

Seznec invece si impegna, in un modo o in un altro, a portare la vettura a Parigi. Fatto sta che, arrivato a meno di cinquanta chilometri dalla meta, la Cadillac non vuole più saperne di ripartire. L’uomo decide di dormire in macchina e in mattinata, dopo averla fatta riparare alla bell’e meglio, anziché proseguire decide di tornarsene indietro, verso Morlaix. Arriva a casa la notte del 26 maggio, o forse addirittura nella mattina del 27.

Nel giro di qualche giorno risulta evidente che Quémeneur è scomparso, la famiglia è molto preoccupata, ma il 13 giugno la sorella riceve un telegramma, spedito da Le Havre: “Non rientrerò a Landerneau che tra qualche giorno – va tutto bene – Quémeneur”.

Quel messaggio, anziché rassicurare i parenti, li mette in allarme: l’uomo è solito firmare con il suo nome, Pierre, quando scrive a qualcuno di famiglia, e non certo con il cognome.
La polizia inizia le indagini e, nonostante manchi il corpo della vittima, si pensa subito a un omicidio. Il presunto colpevole è proprio l’amico Seznec, l’ultimo ad averlo visto vivo, e l’unico che può raccontare (a modo suo) le ore precedenti la scomparsa.

Le indagini vengono condotte, tra gli altri, da un ispettore locale, un certo Pierre Bonny, che vent’anni dopo sarà processato e condannato a morte per aver collaborato con i nazisti. Questa circostanza alimenterà ulteriormente le illazioni su indagini condotte male da personaggi non raccomandabili.

Seznec sale sull’auto della Sûreté Générale – luglio 1923

Il 20 giugno, alla stazione di Le Havre, viene trovata la valigia di Quémeneur, sporca di sangue, da dove salta fuori un documento che in qualche modo sembra confermare l’ipotesi di colpevolezza di Seznec: una promessa di vendita di un terreno, stipulata tra il proprietario, Quémeneur, e il suo amico, redatta con una macchina da scrivere di proprietà dello stesso Seznec.

Le Journal – 1° luglio 1923

L’inchiesta dura appena 12 giorni e si conclude con il rinvio a giudizio di Guillame Seznec. Il processo ha luogo tra il 24 ottobre e il 4 novembre del 1924 e il verdetto è inappellabile:

L’uomo è colpevole di omicidio di primo grado e condannato ai lavori forzati a vita

Scampa alla ghigliottina solo perché non viene riconosciuta la premeditazione. Nessuno in quel momento (stampa locale e nazionale) si sogna di mettere in dubbio che il processo e la sentenza non siano equi.

Foto antropometrica di Seznec – ottobre 1924

La pena

Seznec passa i primi due anni in un bagno penale in Francia, finché non viene mandato nella Guyana francese, a Saint-Laurent-du-Maroni, che è solo l’anticamera dell’inferno rappresentato dalle tre Isole della Salute.

Guillame non resiste a quel clima insopportabile, alla fatica di lavori disumani, alla violenza delle guardie, a quel terrore che pervade ogni minuto di ogni ora di ogni giorno trascorso a Saint-Laurent, e progetta di evadere.

Il carcere di Saint-Laurent-du-Maroni

Immagine di Rob Oo via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Purtroppo per lui lo scoprono, lo spediscono nell’inferno vero e proprio, all’Ile Royale, e visto che non la smette con i suoi propositi di fuga, lo confinano nel peggior luogo possibile, l’Ile du Diable. E’ praticamente una condanna a morte: cinque anni in isolamento, rinchiuso in una cella praticamente al buio, senza il permesso di parlare nemmeno con le guardie che lo fanno uscire una volta al mese. Dopo sei mesi, grazie all’intervento del medico, viene rimandato all’Ile Royale, dove scopre che sua moglie è morta a maggio del 1931.

Guillame Seznec alla Cayenne – 1938


Passano gli anni, qualcuno in Francia protesta per quella colonia dove il trattamento riservato ai condannati non è degno di un paese civile, ma poi scoppia la seconda guerra mondiale, e nessuno ci pensa più.

Colpevole o Innocente?

In Francia la moglie, la madre e la figlia minore di Seznec, Jeanne, si battono per dimostrare l’innocenza del condannato, anche se nell’ordinamento giudiziario del paese non è prevista la revisione del processo. Ad affiancare i parenti ci sono anche un ex giudice istruttore, Victor Hervé, che forse soffre di qualche disturbo psichico, un insegnante che fa parte della Lega dei Diritti dell’uomo, e la redazione di un settimanale di Rennes, conosciuto per essere sempre in contrasto con le autorità francesi.

Nel giugno del 1947 Guillame fa ritorno in patria, secondo alcune fonti graziato dal Presidente De Gaulle, secondo altre a seguito di un decreto che libera lui insieme a centinaia di altri detenuti.

Seznec a processo:

Il suo ritorno l’opinione pubblica si infiamma su quel caso che viene definito un clamoroso errore giudiziario, e quando l’attenzione è ormai scemata, la sua morte improvvisa per quello strano incidente stradale torna a farla salire.

Nel 2006 la Cour de Révision (da 17 anni è ormai prevista la revisione dei processi) rifiuta di annullare la sentenza di condanna di Seznec, non trovando nessun elemento nuovo rispetto al processo del 1924.

Colpevolisti

I giurati e il giudice del processo a carico di Guillame Seznec sono convinti della colpevolezza dell’imputato, nonostante la mancanza del cadavere, per alcune circostanze: ci sono persone che testimoniano di aver visto Seznac a Le Havre il 13 giugno, proprio il giorno in cui viene spedito il telegramma evidentemente falso, e viene acquistata la macchina da scrivere usata per redigere la promessa d’acquisto del terreno, anche quella falsa. Sembra strano che poi, sempre a Le Havre, il giorno 20 venga ritrovata la valigia di Quémeneur.

L’imputato non ha un alibi né per il 13 né per il 20 giugno, mentre ci sono molte persone che sono disposte a giurare di averlo visto in treno su quella tratta. La macchina da scrivere viene poi rivenuta nascosta in una stanza della falegnameria. Non trova una spiegazione ragionevole nemmeno la decisione di tornare a casa, distante 500 chilometri, con un’automobile disastrata, piuttosto che percorrere i rimanenti 50 verso Parigi.

Seznec e gli inquirenti alla stazione di Houdan

Oltretutto Seznec, durante il processo, cerca di far arrivare di nascosto un biglietto alla moglie, dove le chiede di procurargli un falso alibi, confermato da due testimoni. Quando il giudice lo interroga in proposito lui si giustifica dicendo che sta solo cercando di difendersi.

Innocentisti

François Le Her, che fa il bigliettaio d’autobus a Parigi ma è originario di Finistére, afferma di aver parlato con Quémeneur il 26 maggio, proprio nella capitale. La sua testimonianza non viene però giudicata attendibile (l’uomo poi sposerà Jeanne Seznec, e il loro figlio Denis è tutt’ora uno strenuo difensore del nonno).

Il cognato di Quémeneur, il notaio Jean Pouliquen, grande accusatore di Seznec, ha molto da guadagnare dalla morte del congiunto, perché gli deve una somma ingente che non riesce a restituire. Quémeneur gli aveva infatti prestato una grossa somma di denaro (circa 160.000 franchi) per aprire il suo studio.

La macchina da scrivere viene nascosta (ma non c’è nessuna prova) nella segheria da Pierre Bonny, che in punto di morte confessa al figlio:

Ho mandato al bagno un innocente

Resti umani e una cartuccia, ritrovati in un terreno di proprietà di Quémeneur, su segnalazione di un pescatore che racconta di aver udito uno sparo proprio nei giorni della scomparsa della vittima, vengono misteriosamente smarriti dall’autorità giudiziaria.

Il colpo di scena

Uno dei figli di Guillame Seznec, Guillame anche lui, nel 2018 fa una rivelazione che rimette tutto in discussione:

La mattina del 27 maggio Quémeneur arriva a Morlaix, a casa di Seznec, immaginando che l’amico non sia ancora rientrato. Lo accoglie Marie-Jeanne, la moglie, ospitale e cortese come sempre, che non si aspetta degli approcci espliciti da quell’uomo considerato uno di famiglia. Quando Quémeneur allunga le mani, lei gli dà una spinta, o forse l’uomo fa un passo indietro, che lo fa andare a sbattere con la testa contro il bracciolo di legno di una poltrona e muore, improvvisamente. Così si consuma la tragedia: un incidente al quale assiste anche la domestica, e visto dal piccolo Guillame attraverso il vetro della finestra.

Quando Seznec torna decide di nascondere quella brutta storia, e fa giurare a tutti i presenti di mantenere il segreto. Poi seppellisce il cadavere, e mai nessuno saprà dove.

Un segreto che si porterà nella tomba, insieme ai terribili ricordi di quei 19 anni passati nella colonia penale della Guyana dove, parafrasando Ungaretti, la morte si scontava vivendo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.