Kurt Hubert Franz fu il comandante del campo di sterminio di Treblinka, e uno dei più grandi criminali di guerra dell’Olocausto. Nato a Düsseldorf il 17 gennaio del 1914, ricevette un’educazione tradizionale, frequentò una scuola pubblica dal 1920 al 1928 e poi lavorò come corriere, macellaio e infine cuoco.

Franz aveva una sorella, e sua madre era cattolica praticante. Suo padre era un commerciante, e morì quando Franz era un bambino. La madre risposò un uomo con opinioni nazionalsocialiste, che probabilmente influenzò la decisione di Franz di unirsi a diversi gruppi nazisti, culminando con l’iscrizione al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori nel 1932.

Da questo momento in poi la vita di Franz cambiò, e l’uomo divenne un fanatico delle idee di Hitler

Svolse due anni di servizio con l’esercito tedesco nel 1935, prima di essere congedato con onore nel 1937. In quell’anno si unì alla SS-Totenkopfverbände, dove venne addestrato con il terzo reggimento Turingia a Weimar, per poi esser trasferito al campo di concentramento di Buchenwald, prima come cuoco, poi come guardia e infine promosso al grado di Unterscharführer (caporale).

Sotto, Kurt Franz con la divisa delle SS:

Due anni dopo fu reclutato nella Cancelleria di Hitler e assegnato al programma di eutanasia Aktion T4 (il programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali), nel 1941 fu assegnato come cuoco al quartier generale del T4.

Con la soppressione del programma per le proteste pubbliche, il 20 aprile 1942 Franz fu promosso a Oberscharführer (Sergente Maggiore) e assegnato al campo di concentramento di Lublino, per poi esser destinato a Bełżec fino alla fine di agosto del 1942. Dalla fine del ’42 al ’43 tornò a Treblinka, dove venne promosso a vice-comandante e supervisionò la conclusione dell’Olocausto nella Polonia occupata. Infine si recò a Trieste, dove poté sfogare la sua foga contro i partigiani italiani e gli ebrei che riusciva a rastrellare. Nel ’44 fu infine ferito e impiegato presso la ferrovia di Görz-Trieste.

Lalke – La Bambola

Franz venne soprannominato dai prigionieri dei campi di concentramento “Lalke”, il nome Yiddish che indica la “bambola”, per i suoi lineamenti fanciulleschi. A Treblinka si sarebbe guadagnato una reputazione che poco aveva a che fare con giocattoli di bambino… All’arrivo i suoi compiti prevedevano la supervisione dei lavoratori, lo scarico dei trasporti e il trasferimento degli ebrei dalle camerate alle camere a gas.

Ma ciò per cui era conosciuto era il suo San Bernardo, Barry

Il cane era addestrato a obbedire agli ordini di Franz, e a Barry veniva regolarmente ordinato di mordere i glutei e i genitali di qualsiasi prigioniero abbastanza sfortunato da attirare l’attenzione di Franz. Barry era cane di grossa taglia, il che significava che poteva raggiungere i glutei e i genitali degli uomini senza difficoltà. Nel caso in cui il detenuto fosse minuto o debole, il cane lo poteva uccidere in pochi minuti.

Barry era crudele soltanto a comando, quando ordinato da Franz, altrimenti era docile e si lasciava accarezzare tranquillamente

A differenza di Irma Grese, la Bestia Bionda di Belsen, le torture di Franz erano anche psicologiche. Quando gli ebrei destinati al lavoro giungevano al campo erano costretti a memorizzare una canzone (una versione modificata di un canto ebraico) che celebrava il lavoro svolto a Treblinka e la bontà dell’Olocausto, tentando di convincere i poveri detenuti che la loro imminente morte fosse qualcosa da festeggiare.

Il testo era:

Guardiamo in avanti, coraggiosi e gioiosi, al mondo. Le squadre si mettono al lavoro. Tutto ciò che conta per noi ora è Treblinka. È il nostro destino. Ecco perché siamo diventati tutt’uno con Treblinka in men che non si dica. Conosciamo solo la parola del nostro comandante. Conosciamo solo obbedienza e dovere. Vogliamo servire, continuare a servire fino a quando un po’ di fortuna ci sorriderà di nuovo. Urrà!”.

Due delle mansioni di Franz prevedevano l’adeguamento dei ruoli dei prigionieri e le loro punizioni. Quando sette prigionieri tentarono la fuga Franz li catturò e li fece fucilare tutti, poi informò tutti i futuri fuggiaschi che sarebbero stati uccisi dieci prigionieri per ogni evaso, specialmente se avessero avuto successo.

A Franz piaceva sparare ai prigionieri

Sparava con la sua pistola o il fucile da caccia, ma si divertiva particolarmente a sparare a quelli che si trovavano sui vagoni. Durante uno degli arrivi dei treni della morte Franz selezionò una serie di uomini con la barba, interrogandoli sulla loro fede. Coloro che credevano in Dio venivano messi in posizione come bersaglio con una bottiglia in mano. Se Franz avesse colpito la bottiglia Dio esiste, altrimenti no.

In ogni caso li fucilò tutti comunque

Franz era anche un esperto pugile, e usava i prigionieri come sacchi da boxe. Dopo aver lanciato una sfida a un ebreo, diede all’uomo due guantoni, mentre tenne soltanto un guantone per sé. Quando il povero prigioniero accennò un attacco, Franz gli fece esplodere un colpo in faccia, e l’avversario morì sul colpo (racconto dell’internato Jacob Eisner). Un’altra versione della storia racconta che Franz aveva nascosto una pistola nel suo guantone, e quando l’avversario si mosse fece finta di dare un colpo ma sparò con l’arma, freddando l’uomo.

Fra le abitudini più crudeli, riservava almeno 25 frustate al giorno ad alcuni prigionieri, ma la gioia più sadica la otteneva dall’uccisione dei bambini, che pestava a morte direttamente dai treni in arrivo. Henry Poswolski, un sopravvissuto, racconta che:

Un giorno l’SS Kuttner sollevò in aria un bambino e Franz lo uccise con due colpi della sua pistola

Franz venne promosso a Untersturmführer (Sottotenente) e divenne ufficiale designato nel giugno del 1943. Un caldo giorno di agosto del 1943, Franz, quattro uomini delle SS e sedici sgherri ucraini andarono a fare una nuotata nel fiume limitrofo, minando gravemente la sicurezza di Treblinka e provocando una rivolta dei prigionieri.

La rivolta portò alla partenza di Franz Stangl, il comandante del campo, e alla sua sostituzione con Kurt Franz

I suoi compiti successivi inclusero l’applicazione della Sonderaktion 1005, il tentativo dei nazisti di nascondere le atrocità commesse nei campi di sterminio mediante la cremazione dei resti umani e la distruzione delle strutture dei campi di concentramento.

L’inferno di Treblinka

Il lavoro a Treblinka era difficile, perché le 13 camere a gas non erano dotate dello Zyklon B, letale gas fornito ad Auschwitz, ma funzionavano con il monossido di carbonio prodotto da alcuni carri armati russi che venivano usati anche per la produzione di energia elettrica.

La morte era quindi molto più lenta e dolorosa rispetto al gas venefico

Quando fu l’ora di esumare le centinaia di migliaia di cadaveri già interrati negli anni precedenti e cremarli, si assistette agli orrori più impensabili. Circa 800/900 uomini erano addetti all’esumazione dei cadaveri, bruciando i resti dei morti più “vecchi”, ma anche di quelli nuovi, appena usciti dalle camere a gas.

Si marciava al ritmo di 30.000 nuove persone gasate al giorno e altre decine di migliaia esumate e cremate

L’orrore, per i lavoratori che svolsero quei compiti, erano indicibili. Le urla terrificavano i lavoratori del campo, che si impiccavano nel numero di 15/20 al giorno, sconvolti dagli orrori che nessuno che non li abbia visti riesce nemmeno a immaginare, ma anche gli abitanti di Wólka, il paese più vicino al campo, che scappavano nel bosco per non udire le strazianti urla di donne che venivano gasate o torturate.

Sotto, una fossa comune di Treblinka:

Franz riuscì a organizzare la macchina di copertura e di morte in modo estremamente efficace. Venne realizzata una griglia lunga 150 metri dove venivano incendiati i cadaveri a ciclo continuo, giorno dopo giorno, al ritmo di 15 mila cadaveri al giorno.

Nonostante l’impegno delle SS, gli arrivi di prigionieri erano sempre più numerosi dei cadaveri bruciati

Molti dei prigionieri finivano poi vivi sulle pire ardenti, morendo bruciati anziché nelle camere a gas. Le guardie del campo, seguendo l’esempio del loro comandante, provavano particolare gioia nell’accanirsi contro i bambini, che finivano gettati sulle pire con la sfida alle madri, impazzite dall’orrore, a seguirli sul fuoco.

Fra le atrocità più tremende erano le file di attesa per le camere a gas quando, nel gelido terreno, ai bambini più piccoli, nudi e scalzi, i piedi si incollavano al suolo. In quei momenti Franz e i suoi sadici sgherri li picchiavano, li torturavano o li colpivano a morte, gettandoli subito sulle pire infuocate

Sotto, il modello di Treblinka. Fotografia via Wikipedia:

La fine di Treblinka

Le operazioni al campo terminarono a Settembre del ’43 circa, dopo che vennero uccisi dai 700 ai 900 mila prigionieri, con gli ebrei polacchi ormai quasi tutti sterminati. Un gruppo di 60 uomini smantellò il campo, e fu infine ucciso nell’ultima camera a gas attiva. Franz aveva condotto le operazioni finali del campo, e quel teatro di un inferno in terra senza pari venne completamente camuffato da attività agricola.

Sotto, Treblinka come appariva nel 1944, già completamente smantellata. La parti in giallo sono le fosse comuni che vennero aperte e svuotate dei cadaveri:

Arrestato, fuggito, arrestato di nuovo e rilasciato

Nel maggio del 1945 Franz fu arrestato dalle forze americane in Austria, ma riuscì a fuggire con successo in Germania, dove fu nuovamente arrestato dagli americani e successivamente rilasciato. All’epoca, il suo servizio nel programma di eutanasia “T4” e in “Aktion Reinhardt” non era noto alle autorità, e dopo la guerra Franz lavorò come operaio fino al 1949, per poi tornare alla sua precedente occupazione di cuoco.

Anche se sembra incredibile, Kurt Franz lavorò a Düsseldorf per altri 10 anni, fino a quando non fu arrestato a casa propria il 2 dicembre del 1959, con l’accusa di essere coinvolto in crimini di guerra durante la sua permanenza a Treblinka. Durante una ricerca a casa dell’uomo, gli investigatori trovarono un album fotografico dei suoi anni a Treblinka intitolato “I bei tempi”.

Il processo iniziò nel 1965. Franz negò tutti i suoi crimini, tra cui il coinvolgimento del suo cane, e sostenne di aver picchiato un prigioniero soltanto una volta.

Venne riconosciuto colpevole dell’omicidio di 300.000 persone e accusato di 35 capi di omicidio

Fu condannato all’ergastolo, ma venne rilasciato nel 1993 a causa delle sue condizioni di salute, dopo aver scontato appena 28 anni di pena. Morì cinque anni dopo, libero, in una casa per anziani nel Nordreno-Vestfalia il 4 luglio 1998. Aveva 84 anni.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...