Anche se nel corso dei secoli la reputazione di Klaus Störtebeker (1360-1401) ha assunto un’aura leggendaria, quasi da Robin Hood tedesco, nella vita reale molto probabilmente non era un pirata diverso dagli altri:

Spietato, brutale e incline all’ubriachezza

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Possibile ricostruzione del viso di Klaus Störtebeker

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La sua carriera iniziò come comandante dei corsari conosciuti come Vitalienbrüder, una compagnia fondata dai duchi di Meclemburgo – nobili tedeschi che aspiravano alla corona svedese – per contrastare i danesi, che volevano sottomettere il regno di Svezia. Vitalienbrüder è un termine tedesco che sta a significare “i fratelli degli approvvigionamenti”, perché il primo compito dei corsari fu proprio quello di portare rifornimenti via mare a Stoccolma, assediata dai danesi.

Con il tempo però, e con la fine delle ostilità tra svedesi e danesi, la compagnia, divenuta una vera e propria forza navale del Mar Baltico, si convertì alla pirateria, cambiando il proprio nome in “Likedeelers”, termine che può tradursi con “coloro che condividono in parti uguali”. Al grido di battaglia di “amici di Dio e nemici di tutto il mondo”, i pirati di Störtebeker divennero l’incubo dei commercianti della Lega Anseatica, che controllava il traffico mercantile nel Baltico.

Molte storie leggendarie si raccontano sul pirata tedesco, il cui cognome significa “svuotare la tazza in un sorso”. Non si sa se Störtebeker fosse il vero cognome del corsaro, o se fosse un soprannome affibbiatogli per la sua supposta capacità di svuotare in un sorso un boccale di birra da quattro litri. Altra leggenda, forse dovuta al nome che i pirati scelsero per se stessi, vuole che i pirati dividessero i loro bottini con le persone povere che vivevano lungo le coste.

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nel 1401 la nave di Störtebeker fu catturata, e tutto l’equipaggio fu portato ad Amburgo per essere processato. Si narra che il pirata offrì, in cambio della loro vita e della libertà, una collana d’oro abbastanza lunga da circondare l’intera città. L’allettante offerta non fu sufficiente a salvarli:

Störtebeker e i suoi 73 compagni – ma alcune fonti parlano di 30 -furono tutti condannati a morte per decapitazione

La più famosa leggenda sul pirata tedesco narra della sua ultima incredibile impresa: chiese al sindaco di Amburgo di lasciare liberi quei compagni a cui lui sarebbe riuscito a camminare davanti, dopo essere stato giustiziato. La richiesta fu accolta e, dopo la decapitazione, il mito vuole che il corpo senza testa di Störtebeker abbia passeggiato davanti ad undici uomini.

Il sindaco rinnegò comunque l’accordo, tutti i pirati furono giustiziati, e le loro teste esposte come avvertimento per gli altri compagni

L’esecuzione di Störtebeker in una xilografia del 1701

Quello che si presume essere il cranio di Störtebeker, con un enorme chiodo conficcato al centro, fu rinvenuto nel 1878 in un’isola sul fiume Elba, nel luogo dove venivano solitamente giustiziati i pirati, le cui teste venivano poi conficcate su pali, come ammonimento per gli altri fuorilegge. Anche se effettivamente il teschio risale alla fine del 14° secolo, non può esserci la certezza che sia proprio quello del pirata tedesco. Nonostante ciò, il macabro reperto rappresenta uno dei beni più preziosi del Museo di Amburgo, dove è esposto dal 1922.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.