In totale antitesi con uno stile di vita ormai contraddistinto dalla consumistica filosofia dell’usa e getta, l’antica arte giapponese del Kintsugi ridona vita a oggetti rotti, in particolare alle ceramiche.

Fonte immagine: June’s Child

Nell’arco di alcuni secoli, i maestri Zen applicarono a pentole, tazze e ciotole una filosofia secondo la quale gli oggetti danneggiati non dovrebbero essere buttati via, ma piuttosto riparati con cura, senza nascondere le crepe, enfatizzandole anzi con una tecnica di ri-assemblaggio che prevede l’uso di lacca e polvere di materiali preziosi come oro, argento e platino.

Fonte immagine: June’s Child

Il termine Kintsugi (letteralmente “falegnameria dorata”), viene generalmente tradotto con “riparazione dorata”

Ciotola da tè del XVI secolo, con riparazioni Kintsugi

Fonte immagine: Wikipedia / Pubblico Dominio

Il concetto estetico di questa filosofia vuole sottolineare il valore delle rotture, il rispetto per ciò che è danneggiato e imperfetto, l’accettazione dei cambiamenti che necessariamente comporta la vita, sia quella degli oggetti, sia quella delle persone.

Piatta da portata del XVIII secolo

Fonte immagine: Wikipedia / Pubblico Dominio

L’arte del Kintsugi risale alla fine del 15° secolo, e nacque, secondo la leggenda, da un tentativo mal riuscito di riparazione di una ceramica: lo shogun Ashikaga Yoshimasa aveva mandato in Cina una ciotola da tè danneggiata, la sua preferita, per la farla aggiustare. Riparata con antiestetici punti metallici, fu poi nuovamente risistemata da artigiani giapponesi, che inventarono il kintsugi, un’arte poi talmente apprezzata che indusse, pare, alcuni collezionisti a rompere di proposito delle ceramiche di valore, per poterle “personalizzare” con crepe d’oro.

Il Kintsugi si avvale di tre tecniche: mentre gli oggetti vengono sempre riparati con lacca mescolata a polvere d’oro (o argento o platino), i cocci possono essere semplicemente ricongiunti nella loro posizione, oppure si possono utilizzare pezzi di forma simile appartenenti a un altro oggetto. Quando invece nessun frammento adatto è disponibile, la parte mancante viene interamente sostituita da un pezzo di oro e lacca.

Fonte immagine: Kintugi

L’arte del Kintsugi e la sua filosofia influenzano anche artisti moderni, non solo giapponesi: Charlotte Bailey, un’esperta ricamatrice britannica, ripara ceramiche rotte con preziosi fili d’oro.

Fonte immagine: sito web di Charlotte Bailey

Il giapponese Tomomi Kamoshita raccoglie sulla spiaggia frammenti di ceramica, e poi li unisce per creare dei singolari “piattini” di appoggio per le tradizionali bacchette.

Fonte immagini: sito web di Tomomi Kamoshita

La coreana Yee Sookyung crea delle splendide sculture usando gli scarti di artisti della ceramica che in Corea creano riproduzioni di pezzi storici. Quasi componendo un prezioso, tridimensionale puzzle, Sookyung assembla i vari pezzi fino a dar loro una nuova forma, come “una metafora delle lotte della vita, che rendono le persone più mature e migliori, mentre superano la sofferenza”.

Fonte immagini: sito web di Yee Sookyung

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.