La morte di un compagno di vita può causare diverse reazioni, ma difficilmente qualcuno è rimasto tanto affranto da aver aperto un museo per onorare la memoria del proprio animale estinto. Bebo Meijer aprì il KattenKabinet nel 1990 in ricordo di JP Morgan, il felino che aveva trascorso tutte le sue 9 vite accanto al proprietario. Durante la sua esistenza il gatto fu trattato alla stregua di un figlio o di una compagna: ricevette dagli amici del padrone regali di compleanno come dipinti, una statua in bronzo e persino un dollaro americano ricreato con le sue fattezze al posto di Washington.

Sotto, una delle sale del museo, fotografia di Jorge Royan via Wikipedia:

Sotto, una delle sale del museo, fotografia di Jorge Royan via Wikipedia:

Con queste opere Meijer aprì i battenti del museo al civico 497 del canale Herengracht, un palazzo storico costruito nel lontano 1668 e del quale la famiglia Meijer occupa i piani superiori. A pianterreno si trova il KattenKabinet, colmo di dipinti, sculture, poster e libri dedicati non solo a JP Morgan ma a tutti i gatti del mondo. L’iniziativa del proprietario si è arricchita col tempo di pezzi d’arte, e ha portato l’istituzione a collaborare con il Museo Van Gogh di Amsterdam e altri poli culturali nei Paesi Bassi e in giro per l’Europa.

Sotto, una delle sale, fotografia di Chris via Flickr:

Sotto, una delle sale, fotografia di Chris via Flickr:

Naturalmente fra le sale del KattenKabinet, similmente a quanto accade all’Ermitage di San Pietroburgo, scorrazzano diversi gatti che intrattengono i visitatori con fusa e coccole, un patrimonio vivente che ammonta, oggi, a 5 splendidi esemplari. Per vedere la presentazione del KattenKabinet di Amsterdam è possibile visitare il video dedicato della BBC, con una bella intervista al fondatore. Sotto un breve video di una sala del museo:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...