Si nasce predestinati, o forse no. Con il senno del poi, si può trarre qualunque conclusione, ma la verità è che tutte le cose più importanti che si intraprendono nella vita sono una scommessa che si può vincere o perdere, e il dettaglio più beffardo è che spesso la vincita arriva troppo tardi per godersela, a esclusivo uso dei posteri.

Fame is but a fruit tree/ So very unosund/ It can never flourish/ ‘Till its stock is in the ground” canta Nick Drake in una delle canzoni del suo primo, memorabile album, “Five leaves left”, nel 1969. “La fama è un albero da frutto/ Così tanto malato/ Non potrà mai fiorire/ Finché il suo fusto resterà sotto terra”: parole che suonano sinistramente profetiche se si pensa che sarebbe morto quasi sconosciuto 5 anni dopo, mentre oggi è un musicista “cult”.

Ma Drake, ex studente di Letteratura a Cambridge, quando le scrisse pensava più a tanti altri artisti che a se stesso. In effetti, di grandi artisti che sono diventati tali solo da morti, potremmo elencarne un esercito. Come esempio, però, ne scegliamo una particolarmente sfortunata, per tante ragioni, non ultime l’essere stata una persona fin troppo umana nelle sue debolezze e l’aver pagato sempre molto caro il conto dei propri errori.

Katherine Mansfield è unanimemente considerata, oggi, una dei maestri e delle vette inarrivabili della narrativa breve, della difficile arte del racconto, e anche un caposaldo nella Storia della narrativa moderna, la narrativa degli anti-eroi, delle persone comuni, dei problemi quotidiani, dei noi stessi riflessi nello specchio di una vicenda inventata (anche se non si sa quanto ispirata a fatti e persone reali). Un destino che condivide con altri due grandi scrittori, distanti da lei nello spazio e nel tempo quanto le sono vicini come sensibilità artistica, Anton Cechov e Raymond Carver.

La Mansfield è stata decisamente meno fortunata di loro

Tutti morirono prematuramente (Cechov a 44 anni, Carver a 50, lei a 34) ma gli altri due vissero abbastanza per essere riconosciuti e acclamati come i maggiori narratori delle rispettive generazioni, e furono confortati dall’amore di due donne di successo che non si risparmiarono nulla per stare accanto a loro, l’attrice Olga Knipper e la scrittrice Tess Gallagher. La Mansfield, invece, morì pressoché sconosciuta, completamente sfiduciata verso il proprio talento e durante un ennesimo tentativo di tenere in piedi la difficile relazione con il principale “uomo sbagliato” al quale aveva dedicato la sua vita sentimentale, il critico John Middleton Murry.

In Italia sono uscite molte edizioni dei suoi racconti, ma i lettori non sono mai stati moltissimi, ed è un vero peccato. Specialmente per le lettrici (o per i lettori di bocca buona, o per tutti quelli che si sognano scrittori), dovrebbe essere una lettura irrinunciabile. Uno dei nostri più noti critici, Pietro Citati, ha scritto un saggio biografico su di lei, anche se nessuna fonte supera la monumentale biografia firmata da Jeffrey Meyers e tradotta in Italiano da Rusconi. Poi, per conoscerla meglio, c’è un altro breve ma molto significativo saggio biografico che le dedicò, anni fa, l’antropologa e poetessa Armanda Guiducci, dimenticata (purtroppo) protagonista delle migliore stagione del femminismo italiano. Indubbiamente, con tutti i suoi limiti umani (o, forse, anche grazie a quelli) e la sua vita incredibilmente sregolata, la Mansfield è una figura quanto mai affascinante.

Katherine Mansfield in una fotografia del 1916-1917:

Nacque con il nome di Kathleen Beauchamp, a Wellington, in Nuova Zelanda, il 14 ottobre 1888, in una famiglia di possidenti terrieri dediti essenzialmente a fare soldi. Il padre era un tipico parvenu delle colonie che gli inglesi in viaggio non perdevano occasione di mettere alla berlina, e anche alla figlia avrebbe ispirato un bel po’ di personaggi fatui e materialisti. La madre era una donna che si era sposata e aveva avuto diversi figli solo per senso del dovere, senza sprecarsi ad amarli sul serio. Kass (come sarà sempre chiamata dalle persone care) trovò molto affetto nella nonna materna, ma dopo due anni dovette dividere questa con la sorella minore Gwen, che morì nell’infanzia. Il senso di abbandono da parte della nonna e quello di colpa verso la sorellina oggetto della sua gelosia non la abbandonarono mai più. La famiglia comprendeva anche due sorelle più grandi di lei, un’altra sorella piccola e un fratello, Leslie, ultimo nato (nel 1895), il parente cui fu sempre più legata.

Leslie Heron Beauchamp, Katherine Mansfield e Brian Derry:

Nell’infanzia, fu una bambina difficile e ribelle, a differenza delle sorelle che erano perfette damerine, incostante a scuola (dove peraltro già manifestò una notevole inclinazione alla scrittura), soggetta a continui contrasti con i genitori. La sua migliore amica era una ragazzina maori, principessa ed ereditiera (e solo per questo non discriminata nella società del tempo), Maata Mahupuka. Rileggendo ciò che ha scritto a proposito di Maata, viene il forte sospetto che Kass ne fosse addirittura innamorata. Non sarà il solo tratto di ambiguità della sua vita personale.

Maata Mahupuka:

Ma le piacevano anche i ragazzi: presto, si innamorò di un promettente studente di musica suo coetaneo, Arnold Trowell, e la cosa la indusse a prendere lezioni di violoncello dal padre di lui. I Trowell erano tutti artisti e di cultura cosmopolita, al contrario dei provinciali Beauchamp. A forza di frequentare Arnold, Kass scoprì il fascino della cultura classica ed europea.

Fortunatamente per lei, i suoi genitori appartenevano a quella minoranza di possidenti neozelandesi che riteneva un importante status symbol mandare a studiare non solo i figli maschi, ma anche quelle femmine in Inghilterra. Kass trascorse quindi 3 anni, dal 1903 al 1906, al Queen’s College di Londra, dove cominciò a leggere e ad appassionarsi sul serio alla letteratura e strinse alcune amicizie effimere più una destinata a durare tutta la vita con una ragazza nevrotica, Ida Baker, oltre a seguire da vicino l’inizio della promettente carriera concertistica di Arnold Trowell.

Sotto, Arnold Trowell:

Dovette poi tornare in Nuova Zelanda, perché i genitori si rifiutarono di assecondare il suo sogno di diventare violoncellista. Tuttavia, fece di tutto per tornare in Inghilterra, cosa che le riuscì dopo un anno e mezzo, e per sposare Arnold, anche se nel frattempo aveva avuto una storia con una ragazza, Edie Bendall, decisamente un po’ più che platonica. Del resto, erano tempi in cui le ragazze amiche tra loro vivevano abitualmente una grande intimità, senza rendersi molto conto di ciò che provavano davvero, essendo mantenute nella più totale ignoranza delle cose di sesso.

Poiché la famiglia l’aveva lasciata libera di tornare in Inghilterra ma, non approvando la sua scelta, non la finanziava più, Kass si trovò quasi subito in ristrettezze economiche. Dovette cercare ospitalità presso Ida Baker e concepì un astio furioso verso il padre, ricchissimo e gretto. Provò a fare l’attrice in piccole recite, ma guadagnò poco. Intanto, si rese conto che Arnold non l’amava per niente ed era deciso a sposare un’altra ragazza. La delusione la spinse a gettarsi, forse per ripicca, nel letto del fratello gemello di lui, Garnet Trowell, che la stava aiutando a entrare in un gruppo musicale come corista.

Entro breve, finì per rimanere incinta

I Trowell non la presero molto bene e la cacciarono letteralmente di casa; Garnet non trovò nulla da ridire sulla decisione presa dai suoi genitori. La situazione sembrava disastrosa e, con forzato cinismo, Kass dovette cercare una via d’uscita. La trovò in George Bowden, un raffinato cantante lirico, nato nel 1877 e conosciuto a casa dei Trowell, che la corteggiava discretamente.

Gli disse che sarebbe stata sua, se lui l’avesse sposata, e Bowden accettò

Il matrimonio fu celebrato il 2 marzo 1909, grazie al fatto che Kass dichiarò di essere nata nel 1887 anziché nel 1888, in modo da potersi sposare senza il consenso dei genitori (allora la maggiore età si raggiungeva a 21 anni) ma durò pochissimo: Kass rifiutò il marito la prima notte di nozze e la mattina dopo scappò dall’albergo che li ospitava, per essere ritrovata dopo una settimana in una squallida pensione.

Sotto, George Bowden:

Intanto, le notizie su di lei erano arrivate fino alla Nuova Zelanda e sua madre la raggiunse in Inghilterra per cercare almeno di ricomporre la situazione tra Kass e il marito. Non essendo questo possibile, poiché la gravidanza stava rendendosi evidente, per evitare lo scandalo, prese la figlia e la portò in Germania, ufficialmente a curarsi i nervi nella celebre stazione termale di Worishofen, nelle Alpi Bavaresi, la più economica di tutte, dove il sacerdote Sebastian Kneipp sottoponeva i suoi pazienti a una “cura” basata soprattutto sulle docce di acqua gelata.

Sebastian Kneipp:

Kneipp dovette avere un minimo di pietà della ragazza, perché le risparmiò questa tortura, ma la spedì a compiere lunghe camminate a piedi nudi nei boschi. Durante uno di questi giri, Kass fu sorpresa da un improvviso temporale e tornò completamente inzuppata e gelata alla pensione in cui abitava. Di conseguenza, le venne un brutto attacco di bronchite e, anche per via dello sforzo di sollevare un baule, finì per essere colta dalle doglie e per partorire un bambino morto.

A giudicare da quanto ne scrisse dopo, Kass rimase molto scioccata dall’evento. Ida Baker ebbe la brillante idea di scovare in uno slum londinese un piccolo orfano di nome Walter e glielo spedì in Germania come “sostituto” del figlio perduto. Kass lo accolse inizialmente bene, poi se ne stufò e lo rispedì in Inghilterra, per non vederlo mai più.

Si stava già consolando nella relazione con un critico polacco, Floryan Sobienowski, un uomo affascinante ma cinico, però dopo un litigio con lui finì per tornare anche lei in Inghilterra. Lì l’unico modo che aveva di mantenersi era tornare a vivere con Bowden, che a forza di suppliche si risolse a riprenderla con sé. Anche stavolta, però, l’unione non fu stabile.

Kass, suggestionata dai classici russi e soprattutto da Cechov, che sarebbe sempre rimasto il suo modello di riferimento, si era messa a scrivere con impegno, i suoi racconti non erano affatto male e Bowden, un uomo colto e ben inserito nella società culturale londinese, la aiutò a trovare delle riviste che pubblicassero i suoi racconti, firmati con lo pseudonimo di Katherine Mansfield, ossia usando il cognome dell’amata nonna.Appena cominciò a essere pagata per queste pubblicazioni, Kass lasciò di nuovo il marito, stavolta definitivamente, anche se il divorzio sarebbe arrivato solo nel 1918. Le cose tuttavia non andavano bene, specie per ragioni di salute, dato che dovette subire, nel marzo del 1910, un intervento chirurgico per una peritonite che, a giudicare da quanto avrebbe scritto poi Ida Baker, era l’effetto di un’infezione da gonorrea, contratta in seguito alla relazione occasionale con un uomo rimasto sconosciuto, del quale restò incinta di nuovo. Abbandonata anche da lui, ebbe un nuovo aborto, in seguito al quale non poté più avere figli, e se la cavò solo grazie all’aiuto di Beatrice Hastings, una giornalista femminista, moglie del suo editore A.R. Orage.

Per tornare a frequentare la società degli artisti londinesi, Kass cambiò look, presentandosi con i capelli corti alla maniera delle flappers ma con un decennio di anticipo, abiti di colori sgargianti in stile parigino, tacchi altissimi. Così, piaceva molto agli uomini, che però la trovavano instabile e aggressiva come carattere, anche se molti nel tempo avrebbero ammesso di averla giudicata superficialmente. Tra i tanti che poteva scegliere, preferì uno studente di Oxford che si dava arie da intellettuale, John Middleton Murry, nato nel 1889 e cresciuto in una famiglia modesta oppresso da un padre tirannico. Grazie alle borse di studio e alle prime pubblicazioni giornalistiche, Murry aveva una certa autonomia economica e aveva avuto modo di apprezzare Kass come scrittrice dai racconti che lei pubblicava sulle riviste.

John Middleton Murry nel 1917:

Si piacquero fin dal primo incontro, anche se impiegarono due mesi per andare a vivere insieme a Londra. Per farlo, Murry lasciò l’università (la sua famiglia odiò sempre Kass per questo), perdendo sia le borse di studio sia le collaborazioni giornalistiche.

Seguirono mesi di miseria nera in cui dovettero letteralmente scroccare i pasti ad amici e conoscenti e subirono parecchi sfratti

Poi però riuscirono a trovare nell’editore Stephen Swift un finanziatore per la rivista culturale che sognavano da tempo di fondare, “Rhythm”, con la quale riuscirono a tirare avanti per un po’, finché Swift fece bancarotta dopo essere finito in galera per bigamia e li lasciò a spasso, per di più pieni di debiti perché nel frattempo avevano ospitato in casa e mantenuto l’ex amante polacco di Kass, Floryan Sobienowski, giunto a Londra in cerca di fortuna, che si era rivelato un insaziabile scroccone. Inoltre, furono anche derubati da un domestico. Neanche la pubblicazione del primo libro di Kass, “Una pensione tedesca”, riuscì a risollevare la situazione, dato che vendette pochissimo.

Katherine Mansfield e Murry:

Kass passò anche per assurde disavventure: nel 1913, disturbata da una estemporanea manifestazione di suffragette nel tram in cui stava viaggiando, apostrofò volgarmente una delle donne e questa, aiutata dalle compagne, la prese di peso e la scaraventò fuori della vettura.

Negli anni successivi, Kass e Murry furono coinvolti in un singolare ménage à quatre con un altro celebre scrittore, David Herbert Lawrence, che si stava affermando proprio in quel periodo, e sua moglie, l’aristocratica tedesca Frieda von Richtofen (cugina di Manfred, il famoso “Barone Rosso” della Prima Guerra Mondiale.

Sotto, Frieda von Richtofen:

Anche questa era una coppia molto sui generis: lui, nato nel 1885, figlio di minatori, aveva conosciuto lei, nata nel 1879, moglie di uno dei suoi professori all’università e madre di tre figli, ed erano scappati via insieme. Lawrence era uno scrittore molto dotato e appassionato (sia pure in modo estremamente critico) di Freud e psicanalisi, metteva il sesso all’origine di tutte le pulsioni umane ed era un fautore della massima libertà sessuale, ragione per cui i suoi libri avevano sempre problemi con la censura.

David Herbert Lawrence:

La moglie era una donna affascinante e piena di vitalità, che per un lungo periodo ebbe una storia con Murry. Kass e Lawrence, invece, furono legati soprattutto da una intensa amicizia, che riuscì a sopravvivere alle asprezze caratteriali di entrambi, ai loro innumerevoli litigi e all’evidenza per cui Lawrence disprezzava Murry. I Lawrence, che economicamente se la passavano meglio, ospitarono spesso Kass e Murry, portandoseli dietro anche in occasione di alcuni viaggi, soprattutto in Francia e li coinvolsero nel goffo tentativo abortito di fondare una comunità di artisti. Lawrence, che sarebbe morto di tubercolosi come Kass sette anni dopo di lei, come lei si rifiutò di ammettere la realtà della propria malattia fino a quando questa non si manifestò nella massima evidenza.

Per un certo periodo, Kass e Murry provarono a vivere anche a Parigi, lì invitati da un amico corso di Murry, Francis Carco, cui l’aria effeminata non gli avrebbe impedito di diventare l’ennesimo amante di Kass. A Parigi, ebbero occasione di vedere, ma non di conoscere direttamente, Marcel Proust, finirono presto i soldi e per sopravvivere dovettero vendere il mobilio a un bordello, grazie all’intermediazione di Carco.

Un’altra importante e complessa frequentazione letteraria di Kass fu quella con Virginia Woolf, dopo che una mecenate aristocratica, Lady Ottoline Morrell, l’aveva introdotta nel vivace ed eterogeneo gruppo di artisti e intellettuali di Bloomsbury, un quartiere londinese, che faceva capo appunto a Virginia e a suo marito Leonard.

La Woolf, a quel tempo, scriveva ancora romanzi di tipo tradizionale, che a Kass sembravano piuttosto fiacchi e, poiché era abbastanza sincera da farlo notare all’autrice, questa la trattò sempre con freddezza, in modo tale che il loro rapporto non diventò mai una vera amicizia, neppure quando i racconti di Kass cominciarono a uscire in piccoli opuscoli della Hogarth Press, la casa editrice fondata da Leonard per pubblicare i libri di Virginia e dei loro amici.

Sotto, Virginia Woolf:

Le annotazioni di diario di Virginia subito dopo la morte di Kass sono sgradevolmente insensibili, ma molti amici comuni hanno avanzato l’ipotesi che la Woolf si sforzasse apposta di provare indifferenza per non sentirsi dilaniata dal senso di colpa per aver sottovalutato la gravità della malattia di cui soffriva la scrittrice neozelandese. Virginia, infatti, era una grande scrittrice ma una donna dall’equilibrio psichico molto delicato, vittima di abusi sessuali nell’infanzia, destinata a morire suicida nel 1941. I biografi hanno notato che, dopo la morte di Kass, Virginia ebbe una lunga relazione con un’altra intellettuale, Vita Sackville-West, che assomigliava molto a Kass sia nell’aspetto sia nei modi, e si avventurò con successo nel campo della narrativa sperimentale: e, dunque, si sono inevitabilmente chiesti quanto sia stata influenzata dai giudizi della Mansfield.

Vita Sackville-West dipinta da Philip de László:

Durante la Grande Guerra, pubblicare racconti su riviste divenne difficile per via del razionamento della carta, ma Kass e Murry se la cavarono perché Murry trovò un impiego statale, all’ufficio del Ministero della Guerra che si occupava di censura. Intanto, cominciò a scrivere anche alcuni saggi letterari che, nel tempo, lo avrebbero reso uno dei più influenti critici inglesi.

Il conflitto portò alla Mansfield anche un grave lutto, che la precipitò nella più cupa disperazione. Il fratello prediletto, Leslie, che l’aveva raggiunta in Inghilterra, si arruolò volontario e fu spedito al fronte in Francia. Qui, il 7 ottobre 1915, restò ucciso in un assurdo incidente durante un’esercitazione con delle bombe a mano. In un certo senso, non si sarebbe più ripresa dal lutto, anche perché la sua salute, messa a dura prova dagli anni di vita bohémien, cominciava a declinare: dopo una serie di infezioni respiratorie recidivanti, nell’autunno del 1917, un medico molto quotato cui si era rivolta le diagnosticò una evidente tubercolosi al polmone destro. Da quel momento, Kass fu costretta prima a lasciare l’Inghilterra nella stagione fredda, per recarsi in Francia o in Svizzera, e poi ad andarsene definitivamente, proprio quando Murry cominciava a diventare un giornalista e un critico famoso.

I due, nonostante il matrimonio celebrato infine il 3 maggio 1918, vissero dunque lungamente separati, cosa che per Kass poteva presentare qualche vantaggio perché Murry, con insensibilità tipicamente maschilista, pretendeva di essere servito come un re anche quando lei stava male. Murry però approfittò della distanza per coltivare molte relazioni extraconiugali, mentre Kass si sforzò di indirizzare le energie, che sentiva gradualmente affievolirsi, verso la composizione dei suoi ultimi racconti, che peraltro sono i meglio riusciti. In assenza del marito, a starle accanto era l’amica più masochisticamente fedele, Ida Baker, rimasta zitella e incline alla bulimia e all’obesità, con la quale il legame oscillava costantemente tra l’amore e l’odio. Benché Ida fosse sempre devota e quasi servile nei suoi riguardi, Kass era ossessionata dall’idea che la donna godesse a vederla stare sempre peggio e diventare quindi sempre più dipendente da lei, per cui reagiva alle sue premure con sfoghi violenti e annotazioni pesantemente offensive nel diario.

L’amica di Kass, Ida Baker:

Murry cominciò a guadagnare abbastanza bene da permettersi di affittare per lei, nel 1919, una villetta a Ospedaletti, in Liguria, un luogo che aveva fama di grande salubrità per i malati di petto, e la lasciò lì, alle cure di Ida, tornandosene presto a fare la bella vita a Londra, facendosi vivo solo con rare lettere, in cui peraltro non faceva altro che autocommiserarsi per le poche cose che non gli andavano bene, irritando la moglie che stava male davvero. In realtà, a Kass, il posto non piacque per niente (nelle lettere e nei diari scrisse solo che era infestato dalle zanzare) e, anziché migliorare, la sua salute peggiorò, perché la malattia intaccò anche il polmone sinistro. Né la fece sentire meglio l’inaspettata visita del padre, sempre più arricchito e cafone, che però da qualche tempo la aiutava economicamente (nel 1918, Kass aveva calcolato di aver guadagnato, in 7 anni di attività da scrittrice, la miseria di 21 sterline di diritti d’autore).

La servile devozione di Ida (in cui molti hanno visto un riflesso di una inclinazione omosessuale repressa) finì per diventare l’unica consolazione, quando Kass si rese conto che l’amica era capace di passare le notti in bianco pur di non farle mancare nulla. La vita a Ospedaletti era diventata simile a una reclusione, quando Kass ricevette l’invito di un’anziana cugina, Connie Beauchamp, che era ricca e viveva a Mentone, oltre il confine francese. Connie prima la ospitò in casa propria, poi affittò per lei una confortevole villetta nel villaggio di Garavan, e intanto tentò di convertirla al cattolicesimo, dato che era una donna religiosissima. Kass non si convertì, ma cominciò a interessarsi di misticismo e spiritualità.

Intanto, le giungevano notizie su una relazione stabile di Murry con Dorothy Brett, che un tempo era stata una sua cara amica. La gelosia la faceva impazzire e fantasticava di rimettersi in salute per tornare in Inghilterra da lui, avere un figlio e vivere come una normale coppia sposata.

Sotto, l’amante di Murry Dorothy Brett:

Poiché Murry non sapeva che lei era rimasta sterile in seguito ai due aborti, lei lo aveva convinto di essere lui quello incapace di procreare. Adesso sognava che la sterilità fosse solo un incubo e che ritrovando la salute sarebbe scomparsa. Anche se la sua vita le aveva lasciato poche occasioni di dimostrarlo, in fondo all’anima nascondeva un notevole istinto materno che l’aveva portata a non abortire per scelta in occasione delle due gravidanze, a tenersi accanto un uomo molto immaturo, a collezionare bambole (tra cui una giapponese, Ribni, di cui nelle lettere parla come se fosse una persona vera) e ad allevare diversi gatti, il più amato dei quali si chiamava Wingley. Ma ormai era troppo tardi per tutto.

A forza di essere bombardato di lettere, nel 1921, Murry (che intanto aveva cambiato amante e ora se la faceva con una certa principessa Elisabeth Bibesco, la giovanissima moglie di un diplomatico romeno) la raggiunse e, trovandola in condizioni pessime, la portò in un sanatorio di Montana, in Svizzera, dove restarono per 6 mesi.

Sotto, Elisabeth Bibesco:

Nel 1920 era uscito il suo secondo libro di racconti, “Felicità”, che aveva ottenuto buoni giudizi critici ma venduto come sempre poco. Nel 1922 sarebbe uscito, con lo stesso esito, il terzo e ultimo che avrebbe visto pubblicato, “Il Garden Party”. A Montana, sia il clima, sia la vicinanza del marito, la fecero illudere di poter guarire davvero, al punto che trovò la forza di scrivere i suoi ultimi, più maturi racconti.

Il suo tempo era destinato a essere ulteriormente abbreviato dalla facilità con cui (come peraltro molti suoi contemporanei) cedeva alle lusinghe delle “cure miracolose” avventurosamente proposte da alcuni temerari medici e terapisti del tempo. L’inclinazione al misticismo risvegliata dalla cugina di Mentone avrebbe fatto il resto. Nei primi mesi del 1922, avendo sentito di una miracolosa cura per la tubercolosi inventata dal russo Manoukhin, che la praticava a Parigi, volle a qualunque costo sottoporsi a essa. In realtà, questa cura era composta di massicce irradiazioni di raggi X, cancerogeni e anemizzanti. Dopo 15 sedute, Kass era letteralmente distrutta. Non riusciva più neanche a scrivere e non ci sarebbe mai più riuscita, con l’eccezione di un unico, breve racconto portato rapidamente a termine tra il 4 e il 7 luglio 1922, durante l’ultimo fugace soggiorno in Inghilterra, intitolato “Il canarino”.

L’ossessione per il misticismo la dominava completamente, al punto da portarla di nuovo a detestare Ida, che pure l’aveva seguita dappertutto, e a rifiutare le sue attenzioni. Murry era tutto preso dal suo lavoro, dai suoi successi e dalle sue avventure galanti e non aveva la minima intenzione di lasciare di nuovo Londra, quando lei fu costretta a partire dall’arrivo dell’autunno, in settembre, dopo aver scritto anche il proprio testamento in un momento di lucidità. Riprovò con le irradiazioni di Manoukhin, che la fecero stare peggio, e infine il 16 ottobre, due giorni dopo aver compiuto 34 anni, si fece accompagnare da Ida ad Avon, presso Fontainebleau, nell’ex monastero di La Prieuré, in cui un filosofo, mistico e danzatore greco-armeno, Georges Gurdijeff, aveva messo in piedi una comunità di seguaci (“Istituto per lo sviluppo armonico dell’Uomo”) che seguivano il suo insegnamento di mortificare il corpo per elevare l’anima. Tra questi discepoli, sarebbero passate molte celebrità, ma nessuna di esse avrebbe subito le conseguenze cui andò incontro Kass.

Georges Gurdijeff:

La comunità di Gurdijeff assomigliava a quelle di recupero dei tossicodipendenti, nel senso che gli ospiti erano obbligati a condurre una vita spartana e a dividere le giornate tra lavori manuali e momenti di insegnamento, di solito impartiti di sera attraverso musiche e danze. Kass alloggiò in una stanza freddissima, fu costretta a farsi docce gelide ogni mattina, mangiò pochissimo, passò le giornate ad accudire conigli e maiali e a pelare patate e cipolle, e passò il poco tempo libero a fare suffumigi di sterco fresco di vacca: secondo Gurdijeff, un rimedio infallibile per le malattie di petto. Scrisse diverse lettere a Ida, che la aspettava con ansia a Parigi, raccontandole che stava bene, si sentiva davvero meglio ed era stufa di fare la scrittrice e l’intellettuale. Ora voleva solo guarire ed essere la devota e insignificante moglie del famoso critico Murry. Sicuramente, la malattia e i lunghi anni di sofferenza avevano finito per fiaccare completamente la sua volontà.

Scriveva le stesse cose nelle altrettanto numerose lettere a Murry, che finalmente si decise ad andare a trovarla, il 9 gennaio 1923. Arrivò nel primo pomeriggio e fu sorpreso di trovarla meglio di come l’aveva lasciata nel settembre precedente; lei gli mostrò le stalle e gli altri luoghi in cui lavorava, i costumi che sarebbero stati indossati dagli ospiti nella grande rappresentazione che sarebbe stata tenuta il 13 per festeggiare il Capodanno russo, che anche lei aveva cucito.

Dopo una frugale cena, si sciropparono tutti i canti e i balli mistici previsti per la serata. Verso le 22,30, furono liberi di coricarsi. La stanza di Kass era al primo piano: lei poteva raggiungerla in ascensore, ma pretese di arrivarci salendo la scalinata, per dimostrare a Murry quanto la sua salute andasse meglio. A metà salita, però, dovette fermarsi per l’affanno. Sorreggendola, Murry notò che perdeva sangue dalla bocca. Capì che era un’emottisi, un’emorragia polmonare: la accompagnò nella stanza e corse a cercare un medico. Ne incontrò due e li portò entrambi da lei.

Kass era immobile sul letto, il sangue che colava dalla bocca le macchiava gli abiti

I medici lo invitarono a uscire. Voltandosi un’ultima volta, Murry incontrò lo sguardo pieno di terrore della moglie. Gli chiusero la porta alle spalle. Quando fu riaperta, dopo quasi mezz’ora di angosciosa attesa, gli occhi di Kass, sbarrati, erano sempre volti nella stessa direzione, ma lei era morta, annegata nel suo stesso sangue.

Il 12 gennaio Kass fu sepolta nel piccolo cimitero di Avon, alla presenza di pochi amici, di due sue sorelle che erano arrivate dall’Inghilterra e di Gurdijeff. Ida, affranta, le aveva messo addosso, nella bara, il suo scialle andaluso. Più tardi, Murry fece contrassegnare la tomba da una lapide di marmo con la scritta “Katherine Mansfield/ moglie di/ John Middleton Murry”.

Murry era stato un pessimo marito, ma fu un vedovo devoto, almeno a livello letterario. Usò tutta la sua influenza di critico per far ripubblicare e recensire le opere di Kass, compresi i racconti rimasti inediti, finché queste cominciarono a essere lette e apprezzate anche dal grande pubblico. Già nel 1924, si risposò con una giornalista, Violet Le Maistre, che imitava Kass nell’aspetto e nelle pose, fino al minimo dettaglio.

Violet Le Maistre:

Per una feroce ironia della sorte, anche Violet si ammalò di tubercolosi e ne morì, nel 1931. Dopo di lei, Murry ebbe altre due mogli e ben 4 figli, scoprendo così che Kass gli aveva mentito a proposito della sterilità. Morì, ricco e famosissimo, nel 1957. Oggi però è ricordato solo come il marito di Katherine Mansfield.

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.