Non è facile pensare a un “nazista” come un eroe. E’ complesso immaginare che dietro quell’uniforme con i gradi della Luftwaffe o della Wehrmacht, con quella pronuncia tanto dura della “-ch” che rimanda ai ricordi dei film che vedevamo a scuola di cui ricordiamo la minacciosa parola “schnell-veloce”, ci possa essere un ragazzo gentile, impaurito dalla guerra, sensibile alla vita degli altri, anche di coloro i quali la politica gli ha messo contro come nemici.

Non è facile perché nella nostra società di semplificazioni dove gli 0 e gli 1 non sono soltanto le due cifre del sistema binario ma la considerazione che abbiamo della realtà, divisa in amici e nemici, in ricchi e poveri e, infine, in buoni e cattivi, i tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, sono semplicisticamente i nazisti.

Nazisti, sì, ma non i nostri alleati per i primi anni della guerra, solo gli occupanti dell’Italia dal Settembre del ’43 all’Aprile del ’45

E uno di quei ragazzi tedeschi, impaurito come gli altri, forse solo fra i più sensibili, si chiamava Karl-Heinz Rosch.

Karl-Heinz faceva parte della Luftwaffe ma non si avventurava per i cieli d’Europa, bensì era un “Kanonier” parte di un’unità di terra, che nell’ottobre del ’44 si trovava in una fattoria a Riel, un piccolo villaggio dei Paesi Bassi.

Qualche mese dopo lo sbarco in Normandia l’esercito tedesco era ormai in ritirata, e le munizioni del plotone di Karl-Heinz erano quasi esaurite. Rifugiatisi nella fattoria, ancora occupata dagli abitanti, i tedeschi avevano condiviso qualche ora o forse più con la famiglia, e i bambini di casa continuavano a giocare come nulla fosse. I piccoli si trovavano all’esterno quando gli alleati iniziarono a colpire l’area con il fuoco d’artiglieria.

Rosch li vide giocare come nulla fosse, ignari del pericolo che li minacciava

Lasciò il suo riparo, corse all’esterno, abbandonò l’arma per terra, li prese sotto le braccia e li portò dentro casa, fino in cantina. I piccoli erano salvi, ma l’arma era rimasta lontano. Pochi istanti dopo il ragazzo corse a riprenderla, ma proprio in quel momento una granata colpì il punto esatto dove stavano giocando i bambini.

Karl-Heinz Rosch morì tre giorni dopo il suo 18° compleanno

Karl era un eroe, ma era anche tedesco. Un “Nazista”, nella semplicistica nomenclatura post bellica, e la sua storia fu tenuta nascosta per oltre 60 anni. Nel 2008 qualcuno si ricordò di quel giovanissimo ragazzo, nato in Germania e morto in Olanda per salvare due figli di un fattore, e le testate locali scrissero qualche pezzo su di lui.

Fotografia di Erwin Beekveld condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

Le autorità dei Paesi Bassi rifiutarono il finanziamento pubblico per la realizzazione di una targa ricordo di Rosch, ma grazie a una raccolta fondi venne costruita una statua, posizionata su una proprietà privata.

La statua è uno dei rarissimi monumenti al mondo dedicati ad un soldato tedesco della seconda guerra mondiale

Fotografia di Erwin Beekveld condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Wikipedia:

La storia di Karl-Heinz è una piccola testimonianza di come l’umanità non sia legata al colore della divisa e dietro i gradi di un militare, anche un “nemico”, possa nascondersi un eroe da amare.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...