L’adolescenza è da sempre un periodo della vita sinonimo di continui cambiamenti e contraddizioni: si cessa di essere bambini e ci s’incammina verso l’età adulta, mentre le numerose modifiche che avvengono nel nostro corpo e nel nostro cervello si riflettono sul nostro carattere.

È infatti normale per un adolescente avere sbalzi d’umore, conflitti con i genitori o con gli insegnanti, non sentirsi accettato dai compagni di classe o dal gruppo dei pari, ingigantire problemi banali e minimizzarne altri più gravi, e talvolta stringere amicizie molto intense e quasi esclusive. Tutto questo è legato a quella fase della vita in cui lo sviluppo è incessante, ma in alcuni, rari casi, non è così.

La storia dell’amicizia fra Pauline Parker e Juliet Hulme iniziò come una forte sintonia fra due ragazze di quindici anni, ma ben presto degenerò quando le fantasie adolescenziali divennero indistinguibili dalla realtà.

Pauline Parker e Juliet Hulme (a sinistra)

Pauline e Juliet

Nella prima metà degli anni ’50, Christchurch era la classica città dove “non succedeva mai niente”. Situata nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, si era da poco lasciata alle spalle i ricordi della Seconda Guerra Mondiale, i cui effetti comunque non avevano avuto un impatto tanto violento come in altre parti del globo.

Christchurch ospitava scuole e università, cinema, teatri, tavole calde e la splendida area di Victoria Park, dove era possibile fare picnic e passeggiate. Era, dunque, un luogo perfetto per chi aveva dei figli e per i ragazzi di tutte le età.

Pauline Parker era nata e cresciuta a Christchurch, e chi la conobbe durante la sua infanzia la descrisse come una bambina felice e amata dai genitori, con i quali aveva un ottimo rapporto. Suo padre Herbert, che era il vicedirettore di una pescheria, aveva alle spalle un precedente matrimonio mai conclusosi con un divorzio, motivo per il quale non sposò mai legalmente la madre dei suoi figli. Honora Parker, la madre di Pauline, aveva lasciato il suo lavoro di segretaria e si dedicava alla cura della casa e dei suoi figli, oltre a gestire la pensione che lei ed Herbert avevano deciso di aprire: bisognosi di un’entrata extra, i Parker affittavano regolarmente alcune stanze della loro casa a insegnanti e studenti della vicina università di Canterbury.

Nonostante il clima familiare amorevole e sereno, i Parker avevano dovuto affrontare numerose difficoltà. Pauline aveva una sorella maggiore, Wendy, ma prima di loro Honora aveva dato alla luce un altro bambino, un maschietto nato con una grave malattia cardiaca e morto dopo poco tempo. Tre anni dopo la nascita di Pauline, i Parker ebbero un’altra bambina, Rosemary, affetta dalla sindrome di Down, che avevano scelto di ricoverare in un istituto per bambini disabili.

Pauline stessa aveva sofferto di numerosi problemi di salute: a cinque anni le era stata diagnostica un’osteomielite che le aveva causato una forte infezione alla gamba e che rese necessari diversi mesi di ricovero in ospedale oltre a un intervento chirurgico molto invasivo e doloroso. Pauline riportò per sempre una lieve zoppia e fu costretta per lungo tempo ad assumere antidolorifici.

Pauline Parker con la madre Honorah

I lunghi periodi di degenza in ospedale avevano impedito a Pauline di instaurare dei rapporti di amicizia con gli altri bambini di Christchurch, e la sua solitudine aumentò quando non fu più in grado di praticare sport o altri giochi all’aria aperta e ancor più quando, a causa dell’organizzazione della scuola, per recuperare le lezioni perse fu costretta a restare in classe da sola per ben due anni.

Quando iniziò a frequentare il liceo, Pauline non aveva amici ed era descritta come una ragazza introversa, taciturna e un po’ lunatica. Fu proprio durante il primo anno di liceo che la solitaria ragazza incontrò quella che sarebbe divenuta la sua amica del cuore, Juliet Hulme.

Juliet proveniva da un ambiente totalmente diverso da quello in cui era cresciuta Pauline. Si era trasferita a Christchurch con la famiglia per seguire il padre, da poco nominato rettore dell’università di Canterbury. Il padre di Juliet era Henry Hulme, un brillante fisico e scienziato considerato una delle quattro menti dietro il progetto per la creazione della bomba a idrogeno.

Juliet era nata in Inghilterra e nel corso della Seconda Guerra Mondiale aveva assistito al Blitz di Londra, esperienza traumatica causa di frequenti incubi notturni che culminavano in episodi di agitazione e urla. La nascita del fratellino Jonathan fu altrettanto traumatica: sua madre soffrì di gravi complicazioni post-partum che la costrinsero a un ricovero d’urgenza in piena notte e a una lunga degenza durante la quale non le fu permesso di ricevere alcun visitatore. Poco dopo, Henry Hulme partì per un viaggio di lavoro negli Stati Uniti e Juliet, rimasta sola, fu mandata a Liverpool a vivere con una famiglia di conoscenti che non aveva mai incontrato prima.

A Liverpool, Juliet contrasse una polmonite che la portò a un passo dalla morte e che si trasformò in tubercolosi. Al fine di curare la malattia della figlia, il dottor Hulme e sua moglie mandarono Juliet in diversi luoghi dal clima più favorevole, come le Bahamas, i Caraibi e il Sudafrica, dove la ragazza visse per mesi con persone che non conosceva ed ebbe scarsi contatti con i genitori.

Proprio come Pauline, Juliet non poteva praticare attività fisica, aveva perso due anni di scuola e, dopo una disastrosa esperienza in collegio, era stata istruita da un insegnante privato fino all’inizio del liceo, periodo in cui era tornata a vivere con dei genitori e un fratello che a malapena conosceva. Il dottor Hulme e sua moglie, molto presi dalle attività sociali di spicco a Christchurch, apparivano dal canto loro disinteressati a trascorrere del tempo con la figlia, la quale nutriva un forte e disperato bisogno di affetto e di relazioni significative.

Entrambe le ragazze iniziarono a frequentare la Christchurch Girls’ High School, un liceo femminile, nel 1952, e instaurarono un rapporto d’amicizia che sarebbe durato per i successivi due anni.

Il Quarto Mondo

Sebbene all’apparenza Pauline e Juliet non avessero nulla da spartire, strinsero da subito un forte legame: perpetuamente esonerate dalle lezioni di educazione fisica ed escluse dalla maggior parte degli svaghi che occupavano le loro coetanee e compagne di classe, Juliet e Pauline trovarono inizialmente un punto d’incontro proprio grazie ai rispettivi problemi di salute, scoprendo ben presto di avere molti interessi in comune.

Durante i lunghi periodi di degenza in ospedale e le interminabili ore trascorse in completa solitudine, Pauline non aveva mai trovato altro modo di trascorrere il tempo se non quello di fantasticare e inventare storie meravigliose che metteva in scena usando statuette e figurine di legno e in plastilina, che muoveva come fossero attori teatrali.

La passione per il teatro, il cinema e le storie fantastiche le aveva fatto trovare un’anima affine in Juliet, a sua volta dotata di un’immaginazione molto spiccata e di grande talento per la scrittura, amante della letteratura francese e delle arti visive.

Già dal secondo quadrimestre dell’anno scolastico, le due ragazze erano divenute amiche inseparabili.

Juliet e Pauline trascorrevano tutto il tempo possibile insieme: camminavano mano nella mano, tenendosi a braccetto, e parlavano tra di loro sempre sottovoce, come se stessero svelandosi dei segreti inconfessabili al mondo intero. Discutevano con passione di libri e letteratura, ascoltavano musica e, soprattutto, amavano fantasticare e inventare storie e avventure ricche di magia e colpi di scena.

Il dottor Hulme e sua moglie inizialmente incoraggiarono l’amicizia fra le due ragazze, sperando in tal modo che Juliet cominciasse a integrarsi a scuola e nella comunità di Christchurch.

Pauline veniva invitata spesso a trascorrere i pomeriggi e dei periodi di vacanza a Ilam, una sontuosa casa in stile coloniale di sedici stanze che gli Hulme avevano acquistato a Christchurch. La proprietà di Ilam aveva ben cinquantatré acri di terra, che erano stati trasformati in un giardino con fiori, siepi e aiuole. Lì le due ragazze facevano dei picnic, e talvolta Pauline usciva di casa di nascosto durante la notte e raggiungeva in bicicletta il giardino di Ilam, dove Juliet l’attendeva.

Le due ragazze si telefonavano tutti i giorni chiacchierando per ore, guardavano film insieme e andavano in bicicletta, facevano pigiama party e, talvolta, partecipavano alle feste e alle cene che gli Hulme regolarmente tenevano ad Ilam, alle quali erano invitati intellettuali, professori e studenti dell’Università di Canterbury.

In quell’ambiente socialmente e culturalmente stimolante, Pauline iniziò ad avvertire sempre di più la differenza fra la casa degli Hulme e la propria. Herbert e Honorah Parker amavano i loro figli ed erano persone affettuose, ma Pauline trovava la vita di casa sua grigia e monotona, fatta com’era di continue pulizie per tenere in ordine la pensione e di affittuari che andavano e venivano a ogni ora del giorno, intaccando la sua privacy.

In particolare, Pauline rimproverava ai genitori la mancanza di quelle capacità sociali, culturali e intellettuali che ritrovava negli Hulme, e cominciò a considerare se stessa e Juliet più brillanti e quindi superiori alla maggior parte delle persone di loro conoscenza.

Pauline scrisse nel suo diario: “Io e Juliet abbiamo capito quanto deve essere triste per gli altri non riuscire a comprendere il nostro genio”.

Juliet e Pauline trascorrevano gran parte delle loro giornate a inventare storie che ben presto decisero di mettere su carta. Le due ragazze insieme scrissero diversi racconti, brevi romanzi, poesie, e Pauline iniziò anche a comporre un’opera lirica. Di notte s’incontravano nei giardini di Ilam e mettevano in scena, come in una pièce teatrale, le loro storie, impersonando loro stesse i vari personaggi.

Arrivarono persino a crearsi degli alter ego derivati dai loro personaggi: quello di Pauline si chiamava Gina mentre Juliet era Deborah. Con questi nomi firmavano le infinite lettere che scrivevano e spedivano l’una all’altra.

Pauline e Juliet sognavano un giorno di potersi trasferire insieme negli Stati Uniti, a Hollywood, convinte di diventare famose per i loro romanzi, da cui sarebbero stati tratti dei film; loro due avrebbero avuto delle relazioni amorose e si sarebbero sposate con i loro idoli del cinema.

La fantasia delle due ragazze si spinse al punto che le due crearono una loro versione del Paradiso, che chiamarono il Quarto Mondo: si trattava di un’isola meravigliosa al centro di un grande mare cristallino, a cui si accedeva usando una chiave segreta che conduceva a una via attraverso le nuvole. Lì regnavano incontrastate la bellezza, l’arte, la letteratura e la poesia. Nel Quarto Mondo c’erano i Santi – ovvero gli idoli delle ragazze, come Mario Lanza, Mel Ferrar, James Mason e Orson Welles – e gli Dei – fra cui il poeta Rupert Brooke, il tenore Enrico Caruso e Giulio Cesare.

Pauline, con il nome di re Carlo II, regnava sul Quarto Mondo insieme alla sua amante Deborah, ovvero Juliet.

Quelli che potevano sembrare passatempi fantasiosi e innocui di due amiche adolescenti, ben presto si ammantarono di un’aura morbosa che non tardò ad attirare l’attenzione delle rispettive famiglie.

L’amicizia fra Pauline e Juliet divenne con il passare del tempo sempre più esclusiva, tanto che gli insegnanti della scuola notificarono alle famiglie come le due ragazze non avessero praticamente più alcun rapporto con le compagne di classe, riportando come esse avessero la tendenza a isolarsi e a trascorrere ogni momento possibile insieme, e come sempre più spesso sembrassero essere indifferenti alla presenza delle compagne o degli insegnanti stessi.

Naturalmente, il rendimento scolastico di entrambe ne risentì. Qualche anno prima Juliet era stata sottoposta a un test per la valutazione del suo quoziente intellettivo, e il risultato si era rivelato di molto al di sopra della media. Era dunque bizzarro che una ragazza così intelligente collezionasse voti di volta in volta sempre più bassi.

La situazione scolastica di Pauline non era migliore, fatto che preoccupava molto i suoi genitori. In particolare, Honorah notava con crescente ansia quanto sua figlia, di giorno in giorno, diventasse sempre più concentrata sulla sua amica Juliet, tanto che quello era divenuto ormai il suo unico argomento di conversazione: più Pauline si focalizzava su Juliet, sulla sua amicizia con lei e sulle loro fantasticherie, più i suoi voti precipitavano, e più il rapporto con i suoi genitori diventava teso e distaccato.

Pauline ammirava molto Hilda Hulme, la madre di Juliet, una donna dalla mentalità indipendente che incoraggiava i suoi figli a sperimentare e a coltivare la propria immaginazione. Nell’illusione che la signora Hulme non notasse le problematiche di quell’amicizia, cominciò a desiderare sempre più ardentemente di poter essere sua figlia. Questo sentimento crebbe di pari passo con il rancore che Pauline aveva iniziato a nutrire nei confronti della propria madre, specialmente quando Honorah, visti gli ormai nulli risultati scolastici della figlia, stabilì che continuare gli studi sarebbe stato ormai inutile, e la costrinse a lasciare la scuola, di fatto rinchiudendola ancora di più in un ambiente familiare che la ragazza percepiva come soffocante e insopportabile.

Anche in casa Hulme la situazione non era migliore. La madre di Juliet trovava sempre più difficile parlare con sua figlia, non solo perché la ragazza, così come la sua amica Pauline, aveva escluso la famiglia dalla sua vita, ma anche perché spesso Juliet rispondeva alle domande o si comportava impersonando i protagonisti delle sue storie. Anche il suo carattere peggiorò: Juliet divenne arrogante, presuntuosa, capricciosa e disubbidiente, tanto da rendere impossibile al dottor Hulme e a sua moglie impartirle una disciplina.

Tuttavia, i problemi scolastici non erano l’unica preoccupazione delle famiglie delle ragazze. Presto, il dottor Hulme e Honorah Parker si resero conto che Juliet e Pauline stavano iniziando a confondere realtà e fantasia: le due ragazze erano infatti convinte che la loro amicizia fosse equiparabile a un’illuminazione spirituale, e le loro personalità avevano iniziato a fondersi e a confondersi con i personaggi delle loro storie, tanto che le due amiche si erano convinte di potersi auto indurre degli stati allucinatori nei quali potevano ascoltare musica, udire suoni e osservare immagini fluttuare di fronte ai loro occhi.

Il Quarto Mondo non era più solo una fantasia: Pauline e Juliet affermavano ora con certezza di poter realmente viaggiare e accedere ad esso.

La separazione

Le due amiche vivevano praticamente una per l’altra, ma la salute di Juliet ebbe un improvviso crollo che rese necessario il ricovero in un sanatorio. Le ragazze presero molto male la separazione: Juliet divenne capricciosa e intrattabile, continuando a sfinire la madre con le sue richieste di attenzioni e la pretesa di vedere l’amica a ogni momento; Pauline, dal canto suo, correva a visitare Juliet ogni volta che poteva, ma la separazione da lei ebbe degli effetti devastanti sulla sua salute fisica e mentale e sul suo rapporto con la famiglia.

Honorah Parker si trovava sempre più spesso di fronte agli sbalzi d’umore incontrollati della figlia, a crisi isteriche e di pianto, e ogni minimo problema era fonte di continue discussioni. Pauline diventò depressa, scrisse nel suo diario che desiderava a sua volta contrarre la tubercolosi al fine di poter essere ricoverata insieme a Juliet. Iniziò perdere peso, mangiando voracemente per poi vomitare ogni pasto, sviluppando probabilmente una bulimia nervosa.

Quando Juliet venne dimessa dal sanatorio, Pauline riprese le sue visite a Ilam come era stato prima del ricovero dell’amica, ma a quel punto i Parker avevano iniziato ad avere dei forti dubbi sulla natura di quel rapporto.

Juliet e Pauline dormivano nello stesso letto quand’erano a Ilam, e spesso facevano anche il bagno insieme. Negli anni ’50, l’omosessualità era ancora considerata un disturbo mentale che richiedeva il ricovero in un istituto psichiatrico, e terapie come l’elettroshock per “guarire” i pazienti. Lo stretto legame tra le ragazze fece sospettare ai Parker che tra Pauline e Juliet ci fosse una relazione amorosa; in particolare, Honorah fu la prima a cercare di capire quale fosse la vera natura del rapporto fra sua figlia e Juliet, e la prima a cercare di limitare i contatti fra le due, incorrendo nella rabbia sempre crescente di Pauline.

Honorah parlò dei suoi timori al dottor Hulme il quale, dopo un’iniziale risposta tranquilla, si fece a sua volta prendere dal sospetto, e consigliò alla donna di portare Pauline da un medico di sua conoscenza per trattare i disturbi alimentari della ragazza. In realtà, il dottor Hulme sperava che il medico in questione potesse determinare se Pauline e Juliet avessero una relazione omosessuale.

La mancanza di collaborazione di Pauline e il suo comportamento scontroso durante la visita, unito al suo continuo parlare della sua amicizia con Juliet, spinse il medico a diagnosticare ciò che il dottor Hulme e Honorah temevano.

Il punto di rottura definitivo avvenne tuttavia a causa della crisi coniugale degli Hulme: il dottore e sua moglie non andavano più d’accordo da molto tempo e, dopo la scoperta di una tresca di Hilda, i due decisero di divorziare. Il dottor Hulme rassegnò le dimissioni dal suo posto di rettore e si preparò a tornare in Inghilterra; fu stabilito invece che Juliet si trasferisse con la madre e il fratello in Sudafrica, al fine di curare definitivamente la sua tubercolosi.

“Mamma deve morire”

La notizia ebbe un effetto devastante sulle due amiche, ma entrambe, nella loro fantasia adolescenziale, cercarono subito una soluzione: nei loro piani, Pauline sarebbe andata in Sudafrica con Juliet, Hilda e Jonathan, e loro due avrebbero poi raggiunto Hollywood come nei piani e si sarebbero mantenute con la pubblicazione dei loro romanzi.

Quando però Pauline si lasciò scappare la cosa con la madre si trovò di fronte a un fermo rifiuto: sua figlia appena quindicenne non sarebbe andata in Sudafrica, a Hollywood o da nessun’altra parte con chicchessia, sarebbe rimasta a Christchurch con la sua famiglia.

Le due litigarono furiosamente, ma Honorah fu irremovibile.

Pauline, provata già da tempo dai litigi con sua madre, aveva scritto a più riprese nel suo diario di desiderarne la morte. Tuttavia, quelli che potevano essere inizialmente sfoghi di rabbia da parte di una ragazza di quindici anni, divennero in breve tempo concretamente reali: nella mente di Pauline e di Juliet, Hilda non avrebbe posto ostacoli alla loro amicizia e ai loro progetti – per quanto Juliet non avesse discusso con sua madre della questione – ma essi sarebbero rimasti irrealizzabili se Honorah, da sempre la più accanita nel contrastare il loro rapporto, avesse continuato a impicciarsi.

Fu in quel momento che Pauline disse a Juliet:

Mamma deve morire

Victoria Park

Con l’approssimarsi della partenza di Juliet, gli Hulme e i Parker pensarono che la separazione sarebbe stata meno dolorosa per le ragazze se avessero permesso loro di trascorrere le ultime settimane insieme. Poiché Juliet si sarebbe trasferita dall’altra parte del mondo, era alquanto improbabile che lei e Pauline si sarebbero mai riviste, dunque ai loro occhi non c’era più alcun pericolo che la presunta relazione fra le due continuasse dopo quegli ultimi giorni insieme.

Pauline trascorse una settimana a Ilam e, al ritorno, sembrava totalmente cambiata: era allegra e sorridente, molto gentile con tutti, specialmente con sua madre Honorah. Proprio quel giorno, Pauline comunicò alla madre di aver trovato un lavoro, che avrebbe cominciato a svolgere in capo a qualche giorno: per festeggiare la notizia e per salutare un’ultima volta la sua amica, Pauline propose che lei, Juliet e Honorah stessa si recassero a Victoria Park, un grande parco ricco di piante e fiori, da dove si potevano ammirare dei bellissimi paesaggi, costellato di sentieri dove poter fare delle passeggiate. Honorah accettò di buon grado.

Il 22 giugno 1954 Juliet Hulme si recò a pranzo dalla famiglia Parker e subito dopo lei, Pauline e Honorah presero l’autobus che le condusse a Victoria Park. Le tre si fermarono a un chiosco per prendere un the caldo con una fetta di torta, dopodiché iniziarono la loro passeggiata lungo uno stretto sentiero, dove erano obbligate a procedere in fila indiana. Pauline apriva la fila, mentre Juliet la chiudeva; al centro, fra le due, c’era Honorah.

Il sentiero di Victoria Park dove avvenne il delitto

Durante il soggiorno a Ilam le due ragazze avevano progettato l’omicidio della donna, e lì, in quel sentiero, avevano appena portato a termine la prima parte del piano: attirare Honorah a Victoria Park e condurla in un luogo isolato.

Juliet aveva rubato una gemma rosa da una spilla che aveva a Ilam, mentre Pauline aveva nascosto nella sua borsa un pezzo di mattone infilato in una calza.

Il sentiero proseguiva fino a un ponticello di legno, oltre il quale il terreno diventava fangoso: vedendolo, Honorah chiese di poter tornare indietro, e fu così che Juliet si ritrovò in testa alla fila.

La ragazza lasciò cadere la gemma a terra e, come avevano pianificato, Pauline attirò subito l’attenzione su di essa. Honorah, sorpresa, si chinò per raccoglierla: fu in quel momento che Pauline estrasse dalla borsa la calza con il mattone e colpì la madre alla testa.

Honorah finì riversa in ginocchio, urlando di dolore, ma non si rese conto di ciò che stava accadendo finché non riuscì ad aprire gli occhi: sopra di lei incombevano Juliet e Pauline. Le due ragazze iniziarono a colpirla a turno con il mattone. La donna sollevò le mani sopra la testa per proteggersi, ma le due ragazze si accanirono e continuarono a colpire nonostante le sue grida e i lamenti di dolore, fino a che non si mosse più.

Nessuno aveva sentito le urla di Honorah, ma quelle delle due ragazze risuonavano acute e isteriche, quando Kenneth e Agnes Richie, i proprietari del chiosco dove avevano bevuto il the pochi minuti prima, le videro correre verso di loro con i volti terrorizzati e le mani insanguinate.

I due faticarono molto a calmare le ragazze, apparentemente agitate e in lacrime. Alla fine, Pauline e Juliet riuscirono a spiegare che Honorah era scivolata, aveva battuto la testa e non si era mossa più. Kenneth Richie corse subito a controllare, e quando vide il corpo della donna riverso ai piedi di un pendio, si accorse immediatamente che era morta, e decise di chiamare la polizia.

Apparve subito chiaro che Honorah Parker non fosse deceduta a causa di una caduta: il pendio ai piedi del quale era stata ritrovata era troppo basso per poter provocare la morte, e sebbene Pauline e Juliet sostenessero che la donna avesse sbattuto la testa contro una pietra, le lacerazioni e i traumi alla testa, al collo, al volto e alle dita delle mani erano troppo numerose e troppo profonde per poter essere il risultato di un incidente.

La storia di Pauline e Juliet crollò come un castello di carte

Hilary e Anne

Il processo fece enorme scalpore in Nuova Zelanda, sia perché le due assassine erano solo delle quindicenni, sia perché la vittima era la madre di una di loro, ma anche per le possibili implicazioni di omosessualità e, quindi, per la medicina dell’epoca, di malattia mentale.

Folla al processo di Pauline Parker e Juliet Hulme

Tuttavia, nel corso del processo emerse come Juliet e Pauline fossero in grado d’intendere e di volere, e che fra di loro non ci fosse alcun tipo di rapporto omosessuale: Honorah Parker era stata uccisa per permettere loro di continuare a vivere la loro amicizia, in quel mondo parallelo di sogni e fantasia che avevano costruito insieme.

Le ragazze dichiararono, inoltre, di aver compiuto l’omicidio pensando che, qualora le avessero scoperte, sarebbero comunque state in prigione insieme, e lo stare insieme, per loro, era l’unica cosa che contava.

Juliet e Pauline erano troppo giovani per poter essere condannate alla pena capitale e anche a una lunga detenzione: gli anni da scontare in carcere furono, per entrambe, appena cinque, ma separate l’una dall’altra.

Al termine della pena furono assegnate loro delle nuove identità: Juliet Hulme raggiunse il padre in Inghilterra, mentre Pauline Parker, rilasciata sulla parola, dopo sei mesi lasciò la Nuova Zelanda.

Pauline Parker prese il nome di Hilary Nathan, e dopo il carcere si convertì al cattolicesimo. Lavorò come insegnante per poi iniziare a gestire una scuola d’equitazione per bambini. Scelse di vivere una vita da reclusa, pregando e facendo volontariato con persone disabili per espiare la colpa di aver ucciso sua madre.

Juliet Hulme assunse lo pseudonimo di Anne Perry, e divenne famosa come autrice di romanzi gialli e polizieschi, scrivendo quasi un centinaio di libri che diventarono dei bestsellers.

Sebbene entrambe vivano da molto tempo in Gran Bretagna, non sembra che si siano mai più incontrate.

Andrea Vittoria Apostolo
Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata