Lungo le coste della California si trova l’arcipelago delle Channel Islands, oggi quasi completamente disabitato, tranne l’isola di Santa Catalina.

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Un tempo però, a partire da almeno 13.000 anni fa, le isole erano abitate da nativi americani aztechi, che vivevano di ciò che l’aspra natura dell’arcipelago poteva fornire loro. San Nicolas è la più remota delle sette isole, e oggi viene usata dalla Marina Militare degli Stati Uniti come luogo di addestramento e di test sulle armi.

Isola di San Nicolas

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San Nicolas non è sicuramente un luogo ameno dove vivere, così desolata e spazzata dal vento com’è. Eppure, una donna di cui non si sa neppure il nome, ha vissuto sull’isola per 18 anni, in completa solitudine. Soprannominata “la donna selvaggia” e anche “la donna perduta”, poi i missionari cattolici la battezzarono con il nome di Juana Maria.

Nativa americana che potrebbe essere Juana Maria

La trovarono nel 1853, in una capanna costruita con ossa di balena, vestita con un abito di piume di cormorano cucito con tendini di foca

Già diecimila anni prima che l’esploratore spagnolo Juan Rodrígues Cabrillo avvistasse San Nicolas (senza sbarcare) nel 1543, l’isola era abitata da una tribù di nativi, poi chiamati dagli europei Nicoleño. Nessuno si interessò a questa popolazione e alla loro isola almeno fino agli inizi del 19° secolo, quando i missionari spagnoli, in cerca di anime da salvare e di manodopera a basso costo, convinsero alcuni di loro a trasferirsi sulla terraferma. Poi, nel 1811, tutto cambiò: commercianti di pellicce russi insieme a cacciatori Aleutini sbarcano sull’isola, attirati dalla numerosa popolazione di foche e lontre marine. Non si limitarono però a uccidere gli animali da pelliccia:

massacrarono gli uomini della tribù e violentarono le donne

Nel 1815 gli spagnoli (che allora governavano la California) decisero di far valere i loro diritti sulle isole e arrestarono i cacciatori russi, ma era ormai troppo tardi: la popolazione di lontre marine, che probabilmente interessava loro più dei nativi, era ormai decimata, mentre i Nicoleños erano ridotti a poche unità: nel 1830 pare fossero una ventina, ma secondo alcune fonti addirittura sette (sei donne e un uomo anziano).

La missione di Santa Barbara nel 1876

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Nel 1835, i frati francescani della Missione di Santa Barbara vennero a sapere che solo uno sparuto gruppo di Nicoleños era rimasto sull’isola e inviarono una goletta per “salvarli”, o per costringerli a un trasferimento forzato: questo la storia non lo dice, come non dice cosa accadde realmente sull’isola. Pare che il comandante della nave, Charles Hubbard, non abbia incontrato particolari difficoltà nel persuadere i residenti a seguirlo a Santa Barbara.

Perché Juana Maria non faceva parte del gruppo?

Forse era lontana dagli altri al momento dell’imbarco, perché cercava il suo bambino di due anni che non si trovava, ma il comandante salpò ugualmente perché era in arrivo una tempesta che avrebbe potuto far schiantare la nave sulle rocce. Una versione più romantica, che però si diffuse solo dopo il 1880, racconta che la ragazza, quando si accorse che il suo fratellino era rimasto sull’isola, si tuffò in mare e raggiunse San Nicolas a nuoto.

In seguito, diverse navi tornarono sull’isola alla ricerca della “donna perduta”, senza successo. Finché, la storia della ragazza incuriosì a tal punto un cacciatore di pelli/esploratore, George Nidever, da indurlo a organizzare una spedizione di ricerca. In verità fu solo al terzo tentativo, nel 1853, che gli uomini di Nidever trovarono tracce della donna: impronte umane sulla sabbia e grasso di foca lasciato ad asciugare.

Alla fine scovarono anche Juana Maria, che viveva in una capanna e forse anche in una grotta nelle vicinanze. Lei cacciava foche e anatre, e poi cucinava e pescava, cuciva vestiti con verdi piume di cormorano e costruiva utensili. Nessuno però può dire nulla della sua storia, quanto le sia pesata la solitudine, o se guardava il mare aspettando una nave, mentre intonava un canto antico. Perché la “donna selvaggia” parlava una lingua che nessuno era in grado di comprendere: forse gli anni di solitudine avevano compromesso la sua capacità di esprimersi, oppure, tutti coloro che parlavano la sua lingua si erano estinti. I nativi presenti nella missione non la capivano, neppure quelli che avevano vissuto nelle Channel Islands, e i Nicoleños arrivati 18 anni prima erano tutti morti, sterminati dalle malattie.

Statua di Juana Maria con bambino

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Nessuno può dire quanto sia stato traumatico, o perlomeno strano, trovarsi in luogo pieno di cose, animali e persone sconosciute, curiosi che andavano ad osservarla, aspettando che lei cantasse una delle sue incomprensibili nenie

Fu battezzata con il nome di Juana Maria sul letto di morte, sette settimane dopo l’arrivo a Santa Barbara, uccisa dalla dissenteria. La donna di San Nicolas ha portato con sé tutta la sua storia, i suoi sentimenti e i dolori più segreti: nessuno sa che fine abbia fatto il bambino, figlio o fratello, che la ragazza non volle abbandonare sull’isola, né quanto le mancasse la sua famiglia, o almeno una persona della sua tribù che potesse comprenderla.

Il destino poi decise che non rimanesse alcun ricordo della donna: le cose che aveva portato con sé dall’isola, vestiti e manufatti, finirono distrutti durante il terremoto e l’incendio di San Francisco del 1906, mentre il vestito di piume di cormorano, che forse era stato mandato in Vaticano, oggi non si trova più.

Tutto ciò che riguarda la vita di Juana Maria è andato perso, oggi possiamo solo immaginarla mentre caccia da sola sull’isola di San Nicolas, e canta una dolce ninna-nanna al suo bambino morto, mentre guarda il mare in tempesta…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.