La storia delle esplorazioni artiche del 19° secolo e 20° secolo sono tutte coniugate al maschile:

uomini eroici, protagonisti di imprese eccezionali

Il ruolo femminile, che pure ha avuto un peso, è di solito trascurato nella narrazione degli eventi che consentirono all’uomo di conoscere la regione più inospitale del nostro pianeta.

Senza tenere in considerazione le numerose donne Inuit che, grazie alla loro esperienza nella confezione di abiti adeguati e nella preparazione del cibo, hanno salvato i membri di molte spedizioni, rimangono sconosciute, o quasi, anche altre protagoniste dell’esplorazione artica. Come, ad esempio, Josephine Diebitsch Peary, una delle prime donne (non Inuit) che riuscì a dimostrare quanto fossero sbagliati i pregiudizi dell’epoca in merito alla presenza femminile in spedizioni tanto avventurose quanto pericolose. Josephine, oltrepassando immense distese ghiacciate, fu la prima donna bianca ad avventurarsi tanto a Nord.

Josephine Diebitsch Peary in un ritratto del 1892

Josephine, nata nel 1863, non era certo stata abituata né alle privazioni né alle scomodità di questo tipo di viaggi: apparteneva a una famiglia della buona società di Washington, che le permise di frequentare l’università e quindi di lavorare allo Smithsonian Institution e nel Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Poi si innamorò di Robert Peary, e la sua vita prese una direzione inaspettata.

Robert Peary


Molte spedizione artiche si erano concluse con risultati disastrosi e drammatici, e la sola idea che una donna potesse parteciparvi era considerata assurda, sia dall’opinione pubblica, sia dagli stessi esploratori. Eppure, nel 1891, Josephine partì con la spedizione del marito, nonostante le critiche di quella maggioranza che considerava troppo pericolosa quell’avventura.

Durante la seconda spedizione, nel 1893, Josephine addirittura partorì la sua prima bambina, a meno di 13 gradi di latitudine dal Polo Nord: Marie, “la pupilla delle nevi”, che trascorse il suo primo inverno nel buio artico.

Marie, la Bambina della Neve

Quando tornò negli Stati Uniti, Josephine era ormai considerata una “first lady dell’artico”, ruolo che le consentì di contribuire significativamente alla carriera del marito, anche quando rimaneva ad aspettarlo a casa. Scrisse tre libri sulle sue esperienze polari, nei quali raccontò quali fossero le sue funzioni: in quei luoghi così estremi, dove gli uomini “mangiavano i loro stivali, se non (si mangiavano) l’un l’altro“. Lei cacciava volpi e renne, commerciava con gli Inuit, e si preoccupava delle razioni alimentari.

Nonostante Josephine avesse partecipato a sei delle spedizioni del marito (che per primo raggiunse il Polo Nord, anche se la questione è controversa), il suo ruolo era percepito comunque come tipicamente femminile: cuoca e sarta per gli esploratori uomini, autrice di libri scritti per un pubblico di donne e bambini, e soprattutto, “sponsor” principale delle attività del marito, elevato a rango di eroe nazionale.

La casa dove nacque Marie

Durante i lunghi anni in cui lui era assente, Josephine si preoccupava di tutto l’aspetto logistico (spedizioni e rifornimenti), dei contatti mediatici e delle raccolte fondi.

Josephine Diebitsch Peary nel 1913


Malgrado il ruolo di Josephine D. Peary nella conquista dell’Artico sia poco riconosciuto, la sua esperienza spianò la strada ad altre esploratrici, come Mina Hubbard, che fu la prima donna bianca ad avventurarsi negli impervi territori del Labrador, per riscattare la memoria del marito morto durante una spedizione precedente.

Ma questa, è un’altra storia…

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.