Prima di lui c’era stato August Dupin, nato dalla fervida immaginazione di Edgar Allan Poe, e anche Monsieur Lecoq, creazione di Émile Gaboriau. Poi arriva lui, Sherlock Holmes, il detective privato per antonomasia, che Arthur Conan Doyle creò, per sua stessa ammissione, ispirandosi proprio a Dupin e Lecoq.

Sir Arthur Conan Doyle

Ma se i due detective furono la sua ispirazione letteraria, il dottor Joseph Bell fu la persona reale che Conan Doyle prese a modello per alcuni aspetti del suo personaggio.

Joseph Bell

Joseph Bell si laurea in medicina all’Università di Edimburgo nello stesso anno, il 1859, in cui nasce Conan Doyle, e che poi diventerà un suo studente, forse il preferito del suo corso, nella stessa università. Doyle ha modo di frequentarlo e apprezzarlo perché il professore lo sceglie come suo assistente, definendolo “il miglior studente che avesse mai avuto.”

Bell ama stupire i suoi studenti con le sue capacità deduttive: riesce a distinguere la provenienza di un paziente da impercettibili inflessioni dialettali. Dalla camminata può dire se si tratta di un soldato oppure di un marinaio, e ancora distingue dai calli alle mani se ha di fronte un falegname o un campanaro.

Il professore spiega: “La maggior parte degli uomini ha una testa, due braccia, un naso, una bocca e un certo numero di denti. Sono le piccole differenze (le sciocchezze), come una palpebra abbassata, che differenziano l’uomo.” E per notare le “sciocchezze” c’è un solo modo: usare gli occhi.

Sotto, ritratto di Joseph Bell:

Una volta fa rimanere di stucco un nuovo paziente dicendogli:

So che sei un sagrestano e suoni le campane la domenica in una chiesa del Northumberland, da qualche parte vicino a Tweed”.

“E’ vero” rispose quello, “ma come fai a saperlo?”, e se va sconcertato, forse pensando di trovarsi davanti a un indovino più che a un medico.

Invece il professore spiega poi agli studenti:

Avete notato la pronuncia del Northumbria nel suo modo di parlare, troppo dolce per il sud del Northumberland? La potete trovare solo vicino a Tweed. E poi le sue mani. Avete notato le callosità su di esse causate da corde? E inoltre, oggi è sabato, e quando io gli ho chiesto se sarebbe potuto tornare lunedì, lui mi ha risposto che doveva tornare a casa stasera. Così ho capito che lui deve suonare le campane domani. Abbastanza facile, signori, se solo si osserva e si fa due più due”.

Sherlock Holmes in una illustrazione del 1904

Spiegazione che potrebbe benissimo essere messa in bocca a Sherlock Holmes! Anche il detective ama stupire i suoi nuovi clienti con scenette del genere:  “Al di là dei fatti ovvi [ovvero] che a un certo punto ha svolto lavori manuali, che prende tabacco da fiuto, che è un massone, che è stato in Cina, e che ultimamente ha scritto parecchio, non posso dedurre nient’altro ”. (Dal racconto “La Lega dai Capelli Rossi”)

Le capacità di deduzione di Bell ne fanno un precursore della scienza forense, disciplina che non è ancora entrata a far parte della metodologia di indagine criminale, ma comunque apprezzata dalle forze di polizia di Edimburgo, che spesso lo chiama per delle consulenze. Nel 1888 anche Scotland Yard chiede il suo aiuto quando Jack lo Squartatore diventa l’incubo della polizia e delle prostitute londinesi. E pare che il professore abbia anche indicato un nome, mai reso pubblico.

Mentre Jack lo Squartatore compie i suoi crimini, Conan Doyle scrive i suoi racconti, avendo sempre in mente il suo vecchio insegnante e il “suo inquietante trucco di individuare i dettagli”.

Uno Studio in Rosso – la prima indagine di Sherlock Holmes

Non appena una nuova storia viene pubblicata, Doyle ne manda una copia a Bell, che non si prende mai alcun merito, anzi. Elogia la capacità narrativa del suo ex-allievo, ma in un certo senso prende le distanze dall’investigatore, perché lui non si riconosce in certi aspetti di Holmes: non è così sgradevolmente disordinato, non suona il violino, non è dipendente da droghe e non ama sparare in aria con le pistole. Quando sulla stampa qualcuno gli affibbia il soprannome “Sherlock Holmes”, non la prende bene e scrive: ”Spero che le persone che mi conoscono vedano un altro lato migliore di quello che ha visto Doyle!”.

Prese le distanze dal personaggio letterario, Bell mostra grande interesse per le storie e per lo scrittore, che definisce “un narratore nato”, capace di “escogitare trame eccellenti”. Fatto salvo il merito di avergli insegnato l’importanza dell’osservazione e della deduzione, Bell mette una parola definitiva sul detective quando scrive a Doyle: “Sei tu Sherlock Holmes e lo sai bene”. Più chiaro di così…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.