Durante il Vostro viaggio a Praga, mentre ammirate la bellezza della Piazza della Città Vecchia e ascoltate i rintocchi dell’orologio astronomico, non dimenticate di imboccare la strada Mikulášská, svoltare a sinistra verso la Piazza Franz Kafka e infine di nuovo a sinistra sulla strada Maiselova; in questo modo arriverete a Josefov, il quartiere ebraico di Praga.

Quello di Praga non è infatti un semplice quartiere, ma uno dei più antichi d’Europa, in una città nel cuore del continente europeo, dove la presenza ebraica è ben documentata fin dal X secolo nonostante le ripetute minacce e le violenze, terminate solo nel 1781 -quando Giuseppe II abolì ogni forma di discriminazione contro gli ebrei – e tristemente ripresi a causa della Shoah, dove in quella che ai tempi era la Cecoslovacchia portò la morte di 77.297 persone di fede ebraica. I loro nomi sono incisi sulle pareti della Sinagoga Pinkas, in fila su ogni singolo centimetro quadrato di quel luogo di culto, come un monito perpetuo:

Ricordate perché questo è stato

E mentre vagate per il pittoresco e bellissimo quartiere, con il naso all’insù per ammirare la stella di David che spicca sulla Sinagoga Maisel (dove potrete anche ad una mostra sugli ebrei boemi), e dopo aver fatto la consueta foto di rito con la statua dedicata a Frank Kafka di fronte alla Sinagoga Spagnola, non dimenticate due importantissime tappe per la vostra avventura nella Praga ebraica: l’antico cimitero e la Sinagoga Staronova (Vecchio-Nuova). Il motivo? Da qui partono due delle tantissime leggende che rendono il quartiere di Josefov così caratteristico.

L’antico cimitero

Abbracciato dai palazzi del quartiere e posto accanto alla sinagoga Pinkas, il cimitero ebraico di Praga è senza dubbio una delle tappe più emotive e suggestive della capitale ceca. In questo appezzamento di terra, senza dubbio troppo piccolo per poter ospitare i corpi di una comunità tanto numerosa, si stima riposino i corpi di più di centomila persone.

Ma come seppellire così tanti resti in così poco spazio?

Fino al 1787 (anno in cui il cimitero venne chiuso), la comunità copriva il terreno con un altro strato di terra, seppelliva i defunti e rimetteva le lapidi al loro posto, impilate una davanti all’altra, in modo da non dimenticare chi era venuto a mancare prima. Attualmente, nel cimitero sono visibili 12 mila lapidi.

Fotografia di Eleonora Fioravanti:

Camminando tra le lapidi, in un automatico silenzio di rispetto e una nostalgia che sembra insita nelle nostre membra, arriveremo alla tomba di un personaggio chiave per la vita di questa comunità: Rabbi Jehuda Löw. Questo rabbino non è stato solo uno dei numerosi studiosi che popolavano il quartiere, Rabbi Löw era definito “benefattore degli ebrei praghesi”, in quanto avrebbe convinto l’imperatore Rodolfo II a ritirare il mandato di espulsione contro la comunità, salvandola dalle tante minacce.

Vecchio cimitero ebraico di Praga. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Ma la leggenda che più di tutti lo contraddistingue è senza dubbio quella del Golem. Questo gigante, che secondo la leggenda sarebbe stato forgiato dall’argilla da Rabbi Löw, suo genero Jizchak e il discepolo Jakob, avrebbe preso vita grazie a delle formule tratte dello studio della Cabalah, e il suo compito sarebbe stato quello di proteggere la comunità ebraica da ogni possibile minaccia. Ma dopo molti anni, quando ormai nessuno si preoccupava più di minacciare gli ebrei (visti molto spesso come un capro espiatorio), il Rabbi decise di disfarsi del Golem, il quale, si dice, riposi nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, la seconda tappa di questo viaggio leggendario.

Sotto, fotografia di Aldo Ardetti condivisa con licenza Creative Commons 2.5 via Wikipedia:

La Sinagoga Vecchia-Nuova

Non lontana dal cimitero, si erge la Sinagoga Staronova, una delle sinagoghe più antiche e meglio conservate in Europa. Il suo nome deriva proprio dalla sua età: definita “Nuova” quando venne costruita, le venne aggiunto l’appellativo “Vecchia” quando vennero edificati altri luoghi di culto.

Fotografia di Eleonora Fioravanti:

La struttura si presenta come un meraviglioso edificio in stile gotico (uno dei primi nell’intera città), ed è costruita semi-interrata in modo da simboleggiare la posizione di sottomissione e umiltà che il popolo di Dio provava di fronte al suo creatore. All’intero della sinagoga ci sono molti simboli allegorici, come ad esempio le dodici sottili finestre, rappresentazione delle dodici tribù di Israele. Al centro dell’edificio spicca la Bimah, il pulpito centrale, mentre sulla parete est, in direzione di Gerusalemme, vengono custoditi i rotoli della Torah.

Non ci è dato sapere dove siano le scale per la soffitta, la nostra voglia di vedere il Golem dormiente dovrà quindi rimanere insoddisfatta. Ma la Sinagoga Staronova non si ferma di certo qui in fatto di leggende!

La struttura di questo edificio si prestava benissimo anche alla funzione di protezione, e durante i vari attacchi antisemiti la comunità era solita nascondersi proprio nella sinagoga per proteggersi. Queste rappresaglie, come si può immaginare, non mancavano ovviamente di violenza, e poteva anche esserci la presenza del fuoco che andava a demolire le abitazioni dei poveri malcapitati; la sinagoga era stata costruita nel 1270, e poteva quindi rischiare di soccombere sotto le fiamme, ma la leggenda racconta che due angeli, venuti sotto forma di colombe, avrebbero protetto con le loro ali la sinagoga dalle fiamme e dalla violenza, permettendoci ancora oggi di poterla ammirare.

Praga è probabilmente una delle città più belle e misteriose d’Europa, e la sua aria malinconica aumenta ancora di più il suo fascino. Se siete in viaggio per visitare questo capolavoro nel cuore della Boemia e siete desiderosi di comprendere al meglio l’animo della città, non dimenticate di visitare il suo cuore ebraico.

Fonti: Il golem di Praga: Leggende ebraiche dal ghetto. Harald Salfellner, Hugo Steiner, editore Vitalis Verlag GmbH (1 gennaio 2019). Per le informazioni storiche (date): Wikipedia, Scoprire Praga.

Eleonora Fioravanti
Eleonora Fioravanti

Una ragazza bassina, con gli occhiali e un libro in mano? Si, sono proprio io! Lettrice accanita e curiosa di natura, studio Scienze politiche e relazioni internazionali e se mi proponi un viaggio - preferibilmente in Centro Europa - sarò già con la valigia pronta. Il mio motto nella vita? “Non si smettere mai di imparare”.