Nel 1998 il “London’s Independent” scoprì due album di fotografie appartenenti al duca di Windsor, l’ex re Edoardo VIII, che nel 1936 aveva abdicato al trono britannico. Le fotografie ritraevano degli scorci della vita famigliare del duca, insieme ai genitori e ai fratelli minori.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Edoardo VIII con il nonno Edoardo VII (a destra), il padre Giorgio V (a sinistra) e la bisnonna Vittoria nel 1898

Immagine condivisa da Peter symonds via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Fra i membri noti della famiglia reale britannica dell’epoca, tuttavia, vi era un membro all’apparenza sconosciuto:

Un bambino il cui nome non compariva su due dei tre alberi genealogici ufficiali dei Windsor

Le ricerche storiche condussero alla scoperta dell’identità di quel bambino: si trattava di uno zio della regina Elisabetta II, fratello minore di re Edoardo VIII, che divenne noto come “il principe perduto”.

Il folletto

Le nozze di Mary di Teck con il futuro Principe del Galles erano state decise da anni, e il 6 luglio 1893 la cerimonia si svolse senza ritardi né imprevisti: l’unico “dettaglio” a essere cambiato, fu lo sposo.

Alberto Vittorio, primo fidanzato di Mary di Teck e futuro erede al trono britannico, era morto a ventotto anni per una polmonite, e il fratello minore, Giorgio, si era affezionato molto alla principessa durante il periodo di lutto, tanto da proporle il matrimonio.

Giorgio e Mary di Teck il giorno delle nozze

L’unione, sebbene nata su basi apparentemente infauste, si rivelò molto felice: la coppia si trasferì allo York Cottage, nella residenza di Sandringham, dove continuò a vivere anche dopo la morte della regina Vittoria, l’ascesa al trono di re Edoardo VII e la nomina ufficiale di Giorgio a Principe del Galles, e dove crebbero i loro sei bambini.

Sandringham House

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Il loro ultimo figlio, un maschio, nacque proprio allo York Cottage, il 12 luglio 1905. Il bambino venne battezzato John Charles Francis – nome piuttosto inusuale e con una reputazione sfortunata nella storia della monarchia britannica – ma in famiglia venne sempre chiamato soltanto “John” o con il diminutivo “Johnnie”.

Mary di Teck con i figli Mary, Henry, George e il neonato John – 1905

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Essendo, al momento della sua nascita, il sesto in linea di successione al trono britannico, fu immediatamente chiaro quanto fosse altamente improbabile che John potesse un giorno diventare re, e che dunque gli sarebbero stati risparmiati gran parte degli obblighi sociali e la rigida disciplina impartita al primogenito David – il futuro re Edoardo VIII – e ai fratelli maggiori.

Descritto come un bel bambino, con i capelli biondi e gli occhi scuri, John crebbe nella tenuta di Sandringham, affidato alle cure della bambinaia che già si era occupata dei suoi fratelli, Charlotte Bill – chiamata affettuosamente “Lala” dai bambini – e sin da piccolo dimostrò un carattere allegro e spensierato.

Il principe sfuggiva spesso alla disciplina impartita ai bambini della famiglia reale, che prevedeva un’educazione austera e un comportamento sobrio fin dai primi anni di vita.

Il Principe George con il piccolo John – 1909

John aveva una personalità irriverente e schietta, e diceva sempre ciò che pensava in ogni occasione. Definiva scherzosamente suo padre “un vecchiaccio”, e amava giocare dei tiri mancini anche piuttosto pesanti ai familiari e agli ospiti di Sandringham, come spalmare della colla sui pomelli delle porte e lasciare degli spilli su sedie e poltrone. Una volta rubò gli acquerelli di sua sorella Mary per dipingersi il volto e fece irruzione nella sala da pranzo dove i genitori stavano cenando con degli ospiti, gridando, correndo e fingendo di essere un indiano.

John era un bambino che amava giocare all’aria aperta, ma sin da piccolo si era dimostrato, oltreché vivace e dispettoso, anche estremamente iperattivo, sfuggendo immancabilmente al controllo di Lala ogni volta che questa decideva di fare una passeggiata con lui, scappando in ogni direzione e non prestando ascolto a nessun richiamo. La tata fu infine costretta a legargli una corda intorno alla vita e a usarne un’estremità come guinzaglio ogni volta che lei e il principe uscivano insieme.

Sebbene l’etichetta di corte venisse insegnata ai membri della famiglia reale sin dalla prima infanzia, il principe John lasciava tutti sbigottiti quando puntualmente infrangeva le regole e faceva commenti insolenti, quasi in segno di sfida nei confronti dei genitori, i quali da parte loro non sembravano comprendere il comportamento ribelle e disobbediente del figlio minore.

Mary di Teck aveva un carattere taciturno, schivo e riservato, che le impedì d’instaurare un vero rapporto con i suoi figli, con i quali tenne sempre un atteggiamento freddo e distaccato. Il Principe del Galles condivideva l’indole solitaria della moglie, ma era anche estremamente severo e autoritario: dedito all’ordine, alla precisione e al rispetto della gerarchia, il suo passato nella Reale Marina Britannica lo aveva persuaso dell’efficacia di un’educazione di stampo militare, che aveva deciso d’impartire ai suoi bambini.

Il futuro re Giorgio V era molto severo soprattutto nei confronti dei cinque figli maschi, ai quali imponeva degli obiettivi e degli standard molto alti. Pretendeva da loro un comportamento impeccabile, poiché desiderava che la sua famiglia rispondesse alla rappresentazione ideale della famiglia reale britannica.

Era proprio il Principe del Galles a essere il più infastidito dalla spensieratezza di John: l’atteggiamento ribelle del bambino lo irritava, e arrivava a sgridarlo e a punirlo anche in pubblico, ma senza ottenere risultati.

Gli scherzi e la natura gioiosa del principe John divennero presto ben noti fra la cerchia di personalità che orbitavano intorno alla famiglia reale, tanto che venne soprannominato “il folletto” o “il giullare della famiglia”. Ma se i nonni – il re Edoardo VII e la regina Alessandra di Danimarca – ridevano bonariamente delle monellerie del bambino ed erano estremamente affettuosi con lui, i genitori tolleravano a fatica un comportamento che non ritenevano accettabile in un giovane principe.

La malattia

Ben presto, tuttavia, divenne chiaro che quelli del principe non erano solo dei banali comportamenti indisciplinati che, al giorno d’oggi, sarebbero considerati normali per un bambino vivace.

All’età di quattro anni, infatti, John ebbe la sua prima crisi epilettica.

Nei primi anni del Novecento, l’epilessia era una malattia ancora poco studiata e per la quale non esisteva un trattamento efficace. I genitori di John rimasero sconvolti nell’apprendere dell’epilessia del figlio, ma speravano che questa non gli avrebbe impedito di condurre una vita normale.

A mano a mano che il bambino cresceva, però, le frequenti crisi epilettiche non rimasero l’unica fonte di preoccupazione per i famigliari. L’iperattività di John diminuì con il tempo, ma il principe sembrava non rendersi conto dei possibili pericoli intorno a lui: spesso infatti si arrampicava su alberi o scale a pioli e si rifiutava di scendere, obbligando un domestico a salire a sua volta e a trasportarlo giù di peso.

Questa incoscienza nei confronti del pericolo non scomparve negli anni, ma anzi si accompagnò a un sempre più evidente ritardo cognitivo e mentale. Sebbene seguisse regolarmente delle lezioni con insegnanti privati, John faticò molto a imparare a leggere e a scrivere, non riusciva ad apprendere le nozioni che gli venivano spiegate e lo sviluppo delle sue capacità linguistiche subì una battuta d’arresto.

I figli reali nel 1912: Albert, John, Henry, Mary, Edward e George

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I genitori, i medici e tutto l’entourage che si occupava della famiglia reale si resero conto che John faticava molto a concentrarsi su qualcosa, che il suo sguardo raramente incrociava quello altrui o si fissava su un punto, e che il bambino spesso metteva in atto dei comportamenti ripetitivi, come trascorrere ore a riporre delle monete una ad una in una scatola. Fonti postume hanno ipotizzato che il principe John potesse soffrire, oltre che di epilessia, anche di un lieve disturbo dello spettro autistico.

La “scomparsa”

Alla morte di Edoardo VII, il padre di John divenne re Giorgio V, ma il principe, che aveva ormai sei anni, non partecipò alla cerimonia d’incoronazione dei genitori insieme ai fratelli e alla sorella, e da quel momento le sue apparizioni pubbliche iniziarono a diradarsi sempre di più.

Le crisi epilettiche colpivano John a cadenza regolare, e aumentavano in frequenza e intensità con il trascorrere del tempo. I genitori ritennero più opportuno non esporlo a eventi o situazioni che avrebbero potuto minare la sua già precaria salute, e preferirono continuare a crescerlo nella tenuta di Sandringham, nella cui residenza principale si era trasferita la nonna, la regina madre Alessandra.

John era cresciuto e aveva sempre trascorso le sue giornate nelle due stanze al pianoterra dello York Cottage, riservate a lui e agli altri cinque figli di Giorgio V, ma non aveva mai avuto un rapporto molto stretto con i fratelli David, Albert ed Henry – molto più grandi di lui – e con la sorella Mary, la quale aveva da poco fatto il suo primo debutto in società. Il suo unico compagno di giochi era il fratello George, ma quando questi venne iscritto in un collegio a Broadstairs, John si ritrovò completamente solo.

La sua malattia spinse i genitori a decidere di non mandarlo a scuola, preferendo continuare con un’educazione privata. John trascorreva il tempo libero dalle lezioni con la sola compagnia della tata Lala, incontrando la madre e il padre solo di tanto in tanto e solo per un’ora al giorno.

Lala Bill si allontanava molto dalla figura della tipica tata di epoca edoardiana (seria, severa e distaccata dai bambini di cui si prendeva cura), era anzi molto dolce e affettuosa, e riuscì in parte ad attenuare la solitudine di John. Tuttavia, Mary di Teck riteneva che suo figlio avesse bisogno della compagnia dei suoi coetanei e invitò tre bambine a trascorrere del tempo allo York Cottage, a patto che divenissero amiche di John.

Una di loro, Winifred Thomas, era la nipote dei due sovrintendenti della casa, presso i quali era venuta ad abitare per curare la propria asma, mentre l’altra era Elsie Hollingsworth, la figlia di uno dei cocchieri. A loro si aggiunse anche Leslie Saward Heath, che era stata scelta da Mary di Teck in quanto figlia di un capostazione: la regina sperava infatti che la bambina suscitasse l’interesse di John con la sua conoscenza dei treni, una delle grandi passioni del principe.

Si trattava di tre bambine non appartenenti alla nobiltà: un fatto straordinario per l’epoca, in quanto i membri della famiglia reale non avevano il permesso di stringere amicizie con coetanei al di fuori della cerchia nobiliare.

Nonostante la conoscenza fosse stata orchestrata dalla regina, il rapporto fra John e le tre bambine si evolse in una sincera amicizia, e le giornate del principe trascorrevano nella tenuta di Sandringham, dove giocava con le sue amiche, ascoltava musica e faceva passeggiate insieme a loro, o chiacchierando con il personale dello York Cottage.

John aveva un carattere molto allegro e socievole, e si faceva ben volere dai domestici della tenuta, ai quali mandava spesso lettere quando erano malati o auguri per il compleanno. La nonna di John, la regina madre Alessandra, venuta a conoscenza dell’interesse del nipote per i fiori e le piante, mise a sua disposizione un’intera area del giardino, e Leslie convinse suo padre a far visitare al principe la stazione di Wolferton per poter assistere all’arrivo dei treni.

Si trattava di una vita molto distante da quella condotta dai fratelli e dalla sorella di John e da quella di tutti i bambini appartenenti alla nobiltà, e questo permise al principe di crescere senza le costrizioni e la repressione esercitata dall’etichetta di corte.

Tuttavia, le sue condizioni di salute non miglioravano, e le sue apparizioni pubbliche si fecero sempre più rare, finché John scomparve dagli eventi che vedevano protagonista la famiglia reale; la Gran Bretagna, ignara della malattia del principe, non sapeva darsi una spiegazione di questo fatto, ma prima che la stampa potesse iniziare a indagare, il Paese venne sconvolto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

La morte

Il nuovo ruolo di sovrani tenne Giorgio V e Mary di Teck progressivamente sempre più lontani da John, il quale tuttavia riceveva sporadiche visite da parte dei fratelli maggiori. L’aggravarsi delle sue condizioni di salute, però, rappresentò un forte trauma per gli altri principi, i quali ritornavano da ogni incontro con il fratellino di volta in volta più sconvolti, tanto che i genitori concessero loro di sospendere le visite.

La Prima Guerra Mondiale monopolizzò tutto l’impegno e l’attenzione dei monarchi, i quali non videro quasi mai il loro ultimogenito durante i quattro anni del conflitto.

Dal 1916 le crisi epilettiche di John divennero sempre più frequenti ed erano talmente forti da ridurre il principe in un grande stato di spossatezza, dal quale si riprendeva solo dopo molte ore di riposo. Ritenendo lo York Cottage troppo grande e dispersivo, i genitori decisero di trasferire il figlio a Wood Farm, un’altra residenza molto più piccola all’interno della tenuta di Sandringham.

Poiché non si riscontrava nessun progresso nella sua educazione, gli insegnanti privati vennero sollevati dal loro incarico e l’istruzione del ragazzo si fermò lì. Il principe John trascorse a Wood Farm gli ultimi anni della sua vita, con la sola compagnia della tata Lala e senza vedere quasi mai i famigliari, mentre le crisi epilettiche si verificavano sempre più spesso e sempre con maggior violenza.

Il termine del conflitto riportò la vita alla normalità e sembrò unire nuovamente la famiglia reale. Giorgio V e sua moglie ripresero a far visita a John, ma gli incontri avvenivano comunque raramente a causa dei loro impegni.

Nel 1918 la famiglia trascorse insieme il Natale a Sandringham. John si mostrò molto felice di poter passare del tempo con i genitori e i fratelli, e trascorse in serenità le due settimane di vacanza.

Il principe John nel 1913

Immagine di pubblico dominio via Wikimedia Commons

Il 18 gennaio 1919 John si alzò presto la mattina, per poter fare una passeggiata con la sorella Mary. Poco dopo, venne colto da una violenta crisi epilettica.

Ripresosi, nel pomeriggio venne accompagnato nella sua stanza affinché potesse riposarsi e riacquistare le forze perdute a causa dell’attacco. John si addormentò e morì nel sonno a soli tredici anni.

Il “principe perduto”

L’epilessia di John venne resa nota al pubblico nel 1919, solo dopo la sua morte. Nessuna fotografia ufficiale del principe era stata resa pubblica dal 1913, e il suo nome negli ultimi anni non era mai apparso sui giornali: trattandosi di un membro minore della famiglia reale, poco più di un bambino e dunque per nulla influente nella politica bellica, questo fatto non sarebbe risultato strano, ma contribuì ad avvalorare la teoria secondo cui il principe John sarebbe stato abbandonato e trascurato dai genitori.

È noto che all’interno della nobiltà britannica del passato, vigesse l’usanza di far ricoverare in istituti psichiatrici i famigliari affetti da disabilità di tipo psichico, come ci raccontano le vicende di Nerissa e Katherine Bowes-Lyon, anch’esse zie di Elisabetta II; per molti anni, l’opinione pubblica credette che il principe John fosse stato tenuto lontano dal mondo dai parenti, imbarazzati dalla sua epilessia e dal suo presunto autismo, e la sua esistenza cancellata per la vergogna.

In realtà, le lettere dei famigliari raccontano una storia diversa. Pur non essendo forse molto legati a lui, Giorgio V e Mary di Teck furono addolorati dalla perdita del figlio minore: videro tuttavia la sua morte come un atto di pietà divina nei confronti di un bambino che aveva trascorso la maggior parte della sua breve vita afflitto dalle crisi epilettiche e dalla disabilità.

La scelta di tenerlo lontano dalla vita pubblica fu dovuta principalmente alla paura che questa potesse aggravare la sua condizione.

John fu in realtà amato da chi trascorse con lui i suoi tredici anni di vita, e tutti i domestici dello York Cottage, le sue amiche Leslie, Elsie e Winifred, la sua tata Lala, piansero la sua scomparsa, ricordandolo sempre come un bambino dolce e gentile che amava la vita.

Andrea Vittoria Apostolo
Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata