Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in Asia si stava svolgendo la Guerra sino-giapponese.

Nel dicembre 1937 l’esercito giapponese, agli ordini del principe Yasuhiko Asaka, entrò nella città di Nanchino e per le successive otto settimane commise violenze, incendi, decapitazioni, massacri ed altri orrori ai danni dei cittadini sottomessi. Questi avvenimenti sono conosciuti con il nome di “Massacro di Nanchino”.

Violenze talmente aberranti da indurre gli stessi alleati tedeschi a definire tutto ciò “una macchina bestiale”.

Ma in questa storia c’è la presenza di un uomo, che nonostante la situazione storica del suo paese, la Germania alleata del Giappone, si era forse innamorato della sua oramai seconda patria, cioè la Cina. Affrontò questa situazione con coraggio e fermezza non sapendo che anni dopo sarebbe stato ricordato, per la verità dai più scordato, per aver salvato centinaia di migliaia di persone durante gli orrori dell’occupazione nipponica della Cina.

L’eroe di questa nostra storia è John Rabe, nato nel 1882 ad Amburgo. Dopo gli studi conduce una brillante carriera come manager e trascorre i primi anni di carriera nelle colonie tedesche in Africa.

Nel 1908 si trasferisce in Cina e nel 1931 viene nominato direttore della Siemens a Nanchino, all’epoca capitale della Repubblica Cinese. Abbiamo quindi detto un tedesco iscritto, visto i tempi e il suo livello sociale, al partito nazista.

Rabe e altri stranieri presenti in città all’ingresso dei giapponesi, organizzarono il “Comitato Internazionale per la zona di sicurezza di Nanchino”. John venne scelto come presidente, decisione ovvia per via della sua nazionalità e all’iscrizione al partito nazista. Credenziali che erano ritenute valide per fermare il barbaro comportamento degli invasori nipponici.

Speranze spazzate via dai giapponesi che non arrestarono le loro violenze.

Il Comitato ottenne però dai giapponesi un’area di sicurezza di circa 4,5 km quadrati nella zona che occupava le aree delle ambasciate in città e dell’Università di Nanchino. In questa zona franca moltissimi cittadini cinesi della città trovarono l’aiuto del Comitato.

Testimonianze dicono che Rabe in persona mise a disposizione un suo terreno su cui organizzò un campo di accoglienza dove trovarono rifugio circa 650 persone.

Nonostante la Siemens lo avesse richiamato in patria, John Rabe rimase in Cina sino al febbraio 1938 per continuare la sua azione umanitaria.

Grazie a questa sua dedizione e grazie all’azione del Comitato, 250 mila cittadini cinesi ebbero protezione e poterono salvarsi dai massacri dell’esercito nipponico.

في هذه الليلة نتذكر ما فعله السياسي الألماني John Rabe جون رابي. بسبب قوته وحصانته السياسية استطاع جون أن ينقذ…

Pubblicato da ‎الحرب العالمية الثانية – المحور‎ su Lunedì 24 dicembre 2018

Tanto per dare una misura, stesso periodo circa di 300 mila cittadini della città morirono e vennero conteggiate tra le 20mila e le 80mila donne violentate e per questo il Massacro prese anche il nome de “Lo Stupro di Nanchino”.

Durante la guerra sino-giapponese (1936-1945), in tutta la Cina i soldati imperiali uccisero tra le 14 e le 20 milioni di persone.

Al suo rientro in Germania organizzò incontri e conferenze a Berlino sui crimini di guerra giapponesi in Cina per sensibilizzare l’opinione pubblica e il governo tedesco. Non fece altro che provocare, invece, le ire della Gestapo, che lo arrestò e distrusse gran parte della sua documentazione corredata di foto e video dei fatti di Nanchino, tutto per non mettere in cattiva luce l’alleato asiatico. Alla fine gli fu proibito di proseguire tali attività.

Memoriale davanti alla casa di John Rabe a Nanchino (Cina). Fotografia di Gill Penney condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Riprende il lavoro all’ufficio vendite di Kabul della Siemens, per poi passare alla divisione internazionale presso la sede di Berlino, dov’era responsabile per i dipendenti Siemens internati in paesi stranieri ostili alla Germania.

Alla fine della guerra è nuovamente arrestato, questa volta per mano degli Alleati per via della sua appartenenza al partito nazista. Ma nel 1946 venne riabilitato e denazificato proprio per quanto fatto a Nanchino nel 1938.

Un suo diario, stilato riportando quei tragici fatti, è considerato la fonte più importante su quanto successe in Cina in quelle settimane.

Su questo diario John scrisse: “Un uomo non può tacere di fronte a tanta crudeltà. Mi imbatto in cumuli di cadaveri, i corpi dei civili hanno fori di pallottole nella schiena, è il segno che gli hanno sparato da dietro mentre cercavano di scappare. I giapponesi scorrazzano per la città a gruppi di dieci-venti soldati, e saccheggiano tutto. Se non lo avessi visto di persona non ci crederei: sfondano porte e finestre, rubano tutto ciò che vogliono”.

La (prima) lapide di John Rabe nel museo di Nanchino. Fotografia di WL condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Distrutto comunque nella carriera, John Rabe nel 1946 torna a lavorare per Siemens come umile traduttore, trascorrendo gli ultimi anni in povertà, aiutato in parte dalle donazioni degli stessi abitanti della città cinese che raccolsero soldi tramite una colletta e l’invio di cibo e denaro fino al 1949, anno della rivoluzione di Mao.

Muore a Berlino nel 1950 a causa di un Ictus, aveva 68 anni.

Nella città di Nanchino (Nanjing) e nel resto della Cina, la figura eroica di John Rabe viene celebrata e ricordata ogni anno.

La sua vita è stata oggetto di un film del 2009 diretto da Florian Gallenberger:

Ivano Ciarlo
Ivano Ciarlo

Nato a Savona qualche anno fa, diplomato geometra, imprenditore artigiano, orgogliosamente Alpino, orgogliosamente ligure, orgogliosamente padre, amo la mia famiglia e starci insieme. Mi affascina la storia che è dietro agli uomini e alle cose. Quando visito un edificio antico o esploro una struttura abbandonata, sogno ad occhi aperti quello che può essere accaduto tra quelle mura.