John Nash: la “Beatiful Mind” di un premio Nobel Schizofrenico

È il 23 maggio del 2015. All’aeroporto di Newark è appena atterrato un volo con a bordo l’ottantaseienne John Nash e sua moglie Alicia, entrambi di ritorno da Oslo, dove il re Harald V di Norvegia ha insignito John del premio Abel per la matematica. Succede tutto in una manciata di secondi.

Harald V di Norvegia – Immagine di Sámediggi condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

La coppia è su di un taxi che sta percorrendo l’autostrada di Turnpike, ma l’autista sbanda e l’auto finisce contro il guardrail. Alicia e John non indossano le cinture e l’impatto li scaraventa fuori dalla vettura. Così, in un incidente stradale, s’interrompono i loro quasi cinquant’anni insieme. Cinquant’anni di un matrimonio vissuto fra gli alti e i bassi dei problemi di salute mentale di John, un premio Nobel affetto dalla schizofrenia.

L’autostrada di Turnpike – Immagine di Famartin condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

L’infanzia di John Nash

John Forbes Nash Jr. nacque il 13 giugno del 1928 a Bluefield, nella contea di Monroe della Virginia Occidentale. Era il primogenito di John Forbes Nash Sr. e di Margaret Virginia Martin, rispettivamente un ingegnere elettronico e un’insegnante di lingue. Crebbe in un ambiente familiare sereno, ma, fin da bambino, rivelò un carattere introverso. La madre gli insegnò a leggere quando aveva quattro anni e John ricevette continui incoraggiamenti da parte del padre, che lo riempiva di libri per soddisfare la sua curiosità.

Vista panoramica di Bluefield – Immagine di SheepNotGoats condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il 16 novembre del 1930 nacque sua sorella Martha, ma neanche con la sorella si aprì al rapporto con altri bambini. John preferiva restare in salotto a leggere, e i giochi all’aperto non lo entusiasmavano. Quando fu il momento di andare a scuola la situazione peggiorò ancora, e non fece amicizia con nessun bambino.

John Nash da giovane (in alto al centro) – Immagine di Peter Macdonald condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr

Dalla chimica alla matematica

Durante l’ultimo anno di liceo iniziò a frequentare alcuni corsi della Bluefield University, ma, grazie a una prestigiosa borsa di studio, si iscrisse alla facoltà di ingegneria chimica del Carnegie Institute of Technology, dove qualche anno dopo si laureò a pieni voti. Dopo la laurea era deciso a continuare con la specializzazione ma poi incontrò il professor John Lighton Synge, che lo incoraggiò a coltivare il suo talento per la matematica.

Il Carnegie Institute of Technology, oggi Carnegie Mellon University – Immagine di Dllu condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

La seconda laurea arrivò nel 1948, e in seguitoricevette offerte da alcuni dei college più prestigiosi degli Stati Uniti. Synge e altri colleghi, però, lo raccomandarono all’Università di Princeton, che gli offrì la borsa di studio John Kennedy. John Nash accettò e si trasferì lì per iniziare il suo dottorato di ricerca sulla teoria dei giochi non cooperativi, una disciplina che aveva applicazioni in vari campi delle scienze sociali. Nel 1949 pubblicò un primo articolo sul cosiddetto Equilibrio di Nash, e l’anno successivo completò il lavoro con una dissezione che consolidò la sua fama di genio della matematica.

John Lighton Synge (ultimo a destra), nel 1962 – Immagine di Joanna Robinson condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Prima di proseguire con la biografia e parlare dell’insorgere della schizofrenia, apriamo una breve parentesi teorica per capire il contributo scientifico che, anni dopo, gli valse il premio Nobel per l’economia.

Un edificio dell’Univeristà di Princeton – Immagine di popejon2 condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

L’Equilibrio di Nash

Ai tempi di Princeton John aveva sviluppato un principio che si inseriva nell’ambito della teoria dei giochi. L’argomento in sé è molto complesso e sia per spiegarlo sia per capirlo sono necessarie avanzate nozioni di matematica. Possiamo estrapolare una breve descrizione pratica di quest’argomento dal biopic A Beautiful Mind, diretto da Ron Howard e uscito nel 2001 con Russel Crowe nei panni di John Nash.

Ron Howard, regista di A beautiful mind – Immagine di Georges Biard condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

La scena è questa. John e alcuni compagni di corso sono in un bar e notano l’ingresso di un gruppo di ragazze, fra cui si distingue una bellissima bionda. La discussione si sposta su come ognuno di loro potrebbe provarci e si giunge alla conclusione che, come diceva il filosofo Adam Smith, quando si è in competizione, l’ambizione individuale serve al bene comune. In parole povere, ognuno per sé e chi fa fiasco ripiega sulle amiche.

Russel Crowe. In A beautiful mind interpreta John Nash – Immagine di John Mathew Smith condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

A quel punto, però, interviene il John Nash di Russel Crowe:

«Se tutti ci proviamo con la bionda, ci blocchiamo a vicenda e, alla fine, nessuno di noi se la prende. Allora ci proviamo con le sue amiche e tutte loro ci voltano le spalle perché a nessuno piace essere un ripiego. Ma se, invece, nessuno ci prova con la bionda, non ci ostacoliamo a vicenda e non offendiamo le altre ragazze. […] Il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò ch’è meglio per sé e per il gruppo».

In ultimo, ecco cosa disse nel 2008 in un’intervista per l’Espresso.

Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l’equilibrio c’è quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme

John Nash nel 2002 – Immagine di Elke Wetzig condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Ovviamente, stiamo parlando di esempi pratici; poi ci sono teoremi, equazioni e dimostrazioni, correlate all’Equilibrio di Nash, che appartengono alla teoria. E ora, torniamo alla componente biografica.

Locandina di A beautiful mind – Immagine condivisa con licenza Fai use via Wikipedia

Gli anni precedenti alla schizofrenia

John Nash fu assunto come professore di matematica dal Massachusetts Institute of Technology, chiamato comunemente MIT, dopo il dottorato in Matematica. John divenne in seguito consulente della RAND Corporation, che voleva voleva studiare eventuali applicazioni militari della teoria dei giochi. Il 2 settembre del 1952 conobbe l’infermiera Eleanor Stier, con cui iniziò una relazione che s’interruppe quando la ragazza gli disse di essere incinta. John la lasciò e si rifiutò di sostenere economicamente sia lei sia il nascituro.

Panoramica del Massachusetts Institute of Technology – Immagine di Furins condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Nell’estate del 1954, la polizia di Santa Monica lo arrestò nel corso di un raid punitivo contro gli omosessuali. Le accuse di oscenità in luogo pubblico nei suoi confronti furono ritirate, ma l’evento gli valse il licenziamento dalla RAND Corporation.

Gli uffici della RAND Corporation – Immagine di Coolcaesar condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Nel 1955, incontrò la laureanda in fisica Alicia Lardé Lopez-Harrison, che sposò nel febbraio del 1957, e, per qualche tempo, riuscì a vivere senza problemi.

Ma l’idillio durò poco

Alicia Lardé Lopez-Harrison, moglie di John Nash – Immagine di Leon condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

L’insorgere della malattia

A partire dai primi mesi del 1959 iniziò a essere paranoico, a delirare e a comportarsi in modo strano. Un giorno entrò nella sala professori del MIT con un articolo del New York Times che, nella sua mente, conteneva un messaggio cifrato degli extraterrestri e dava del comunista a tutti i colleghi che indossavano una cravatta rossa. Seguirono altri episodi simili, purtroppo sempre meno isolati. John vedeva spie del KGB ovunque, inviava lettere alle ambasciate di Washington DC per avvisarle di aver fondato un nuovo stato e affermava di sentire delle voci che lo informavano di avere una missione divina da portare a termine.

John Nash (secondo da sinistra) al secondo Congresso Mondiale della Società della Teoria dei Giochi – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

I ricoveri e il divorzio

Quando la situazione degenerò Alicia provò a convincerlo a sottoporsi a delle cure, ma il rifiuto del marito la costrinse a firmare per un ricovero coatto al McLean Hospital di Belmont, dove a John fu diagnosticata una schizofrenia paranoide. In ospedale il matematico divenne ancor più irrequieto: credeva di essere un prigioniero politico. Per qualche tempo accettò le cure con la clorpromazina ma abbandonò la struttura dopo circa un mese.

John Nash (primo a sinistra) al secondo Congresso Mondiale della Società della Teoria dei Giochi – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

La malattia era in uno stato avanzato, e per forza di cose dovette rassegnare le dimissioni e abbandonare la docenza al MIT. John partì per una vacanza in Europa insieme ad Alicia, ma già nel 1961 tornò in clinica. I medici del Trenton State Hospital del New Jersey lo sottoposero alla terapia dello shock insulinico cinque giorni a settimana per sei settimane consecutive. L’evento lo traumatizzò in modo irreparabile, ma la moglie si rifiutò di riportarlo a casa. I rapporti fra i due erano ormai impossibili e nel 1962 la coppia divorziò.

John Nash e il matematico israelo-statunitense Robert Aumann – Immagine di David Orban condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

Seguirono altri due ricoveri in clinica per una situazione che sembrava ormai senza speranza. Nell’ultimo di questi, il dottor Howard Mele propose a John un trattamento psicoterapeutico da affiancare all’assunzione della clorpromazina. In sostanza si trattava di migliorare le sue qualità di interazione sociale e, per la prima volta dall’inizio del calvario, John accettò le cure di sua spontanea volontà. La degenza durò sette mesi, poi si trasferì con la madre e la sorella nella città natale, dove riprese a lavorare ad alcuni progetti di ricerca. A fine anni ’60 la schizofrenia sembrava un lontano ricordo, ma ebbe una ricaduta e ci fu il quinto e ultimo ricovero.

John Nash nel 2011 – Immagine di Economicforum condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

La fine del calvario e gli ultimi anni

Nel 1970, Alicia lo riaccolse in casa e, dopo un decennio di malesseri, John imparò a riconoscere e gestire i sintomi della malattia. Da quel momento smise di assumere psicofarmaci e lavorò su se stesso, finché non ebbe più alcuna crisi.

John Nash nel 2000 – Immagine di Peter Badge condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

A poco a poco ricominciò a insegnare e a occuparsi di teorie matematiche e, nel 1994, lui, Reinhard Selten e John Harsanyi vinsero il Nobel per l’economia con la seguente motivazione:

Per la loro analisi pionieristica degli equilibri nella teoria dei giochi non cooperativi

Il matematico premio Nobel Reinhard Selten – Immagine di Tohma condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

I suoi studi da dottorando di Princeton gli erano valsi uno dei riconoscimenti accademici più ambiti, a cui si aggiunsero altri premi e lauree ad honoris causa.

John Nash durante una conferenza in Italia a fine anni ’90 – Immagine della European School of Economics condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Nel 2001, John e Alicia si risposarono e la moglie lo seguì in tutti i suoi spostamenti, anche a Oslo, il cui viaggio di ritorno sarà fatale.

John Nash nel 2006 – Immagine di Elke Wetzig condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Ai tempi della laurea in Matematica, un professore del Carnegie aveva mandato una lettera di raccomandazione al rettore di Princeton, ma, fra le tante cose che poteva dire per tessere le lodi di uno dei suoi allievi più brillanti, di John Nash aveva scritto pochissime parole:

Quest’uomo è un genio

Copertina del libro biografico A beautiful mind di Sylvia Nasar da cui è tratto il film omonimo – Immagine condivisa con licenza Fair use via Wikipedia

E in effetti, pur essendo introverso, chiuso e, a tratti, infantile, come lo descrissero alcuni colleghi, John Nash era davvero un genio e, per riprendere il titolo del film che lo ha reso famoso anche al di fuori dagli ambienti accademici, aveva quella che potremmo definire a beautiful mind.

Piccola curiosità sul film – Nella pellicola diretta da Ron Howard, John Nash continua ad assumere psicofarmaci anche dopo il 1970, ma, come si è visto, nella realtà non è stato così. In un’intervista di qualche anno fa il vero John spiegò la scelta. Il film avrebbe potuto dare l’input a pazienti con una forma più grave di schizofrenia di abbandonare l’uso degli psicofarmaci.

Nicola Ianuale

Laureato in Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Sono uno scrittore e un grande appassionato di letteratura, cinema e storia. Ho pubblicato un romanzo di narrativa, “Lo scrittore solitario”, e un saggio, “Woody Allen: un sadico commediografo”, entrambi acquistabili su Amazon. Gestisco la pagina Instagram @lo_scrittore_solitario_ dove pubblico post, curiosità su film e libri e ogni giorno carico un quiz sulla letteratura.