Il governatore uscente del Colorado Bill Ritter ha emesso il 4 febbraio 2011 il primo perdono postumo a un uomo con disabilità mentale, giustiziato nel 1939 per l’omicidio di una ragazza di 15 anni; un crimine che i difensori del condannato dichiararono non venne mai commesso da quest’ultimo. Nel perdonare Joe Arridy, il governatore ha definito il caso “una tragica condanna basata su una confessione falsa e forzata”.

Bill Ritter. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Joe Arridy nacque nel 1915 a Pueblo in Colorado, da Henry e Mary Arridy, immigrati da Berosha in Siria; fin dai primi anni Arridy manifestò difficoltà e ritardi nell’apprendimento della parola e arrivò solo a fare brevi frasi elementari di poche parole. I genitori lo iscrissero fin da subito alla State Home and Training School for Mental Defectives a Grand Junction, dove rimase finché non divenne adulto.

Sia nel suo quartiere che a scuola veniva spesso maltrattato e picchiato dai suoi coetanei; costretto a commettere furti o bravate sotto minaccia, dovendo fare i conti quotidianamente con la povertà, il pregiudizio e la violenza. La sua condizione di disabile venne più volte diagnosticata, ma nessuna istituzione si occupò di migliorare le sue condizioni di vita, mettendolo in condizione di diventare un uomo solitario e silenzioso che subiva senza opporsi.

Joe Arridy nel 1936.

Arridy lasciò la scuola nel 1936, salendo clandestinamente su un treno merci che passava sui binari vicino all’istituto. Come all’epoca della Grande Depressione facevano coloro che non potevano pagare il biglietto, per una ventina di giorni girovagò saltando di carrozza in carrozza e dormendo all’addiaccio fino a fermarsi nella cittadina di Cheyenne, in Colorado, nell’agosto del 1936.

A metà del mese intanto a Pueblo una ragazza di 15 anni, Dorothy Drain, e sua sorella Barbara erano state assalite nella notte, stuprate e ferite con un’ascia. Dorothy non sopravvisse e venne ritrovata dai genitori la mattina dopo in una pozza di sangue.

Il 26 agosto 1936 Arridy venne arrestato per vagabondaggio a Cheyenne, dopo essere stato sorpreso a vagare per i binari. Lo sceriffo della contea, George Carroll, era a conoscenza della disperata ricerca di sospettati per il caso ancora aperto dei Drain e, quando Arridy rivelò di aver viaggiato attraversando Pueblo su un treno, Carroll iniziò a interrogarlo coercitivamente sul caso Drain:

Alla fine Arridy confessò l’omicidio

Lo sceriffo Carroll contattò Arthur Grady, il capo della polizia di Pueblo, ma apprese che recentemente avevano già arrestato un uomo considerato il principale sospettato: Frank Aguilar, un lavoratore messicano.

Aguilar aveva lavorato per il padre delle ragazze Drain ed era stato licenziato poco prima del massacro, e la prova della colpevolezza era una testa d’ascia insanguinata, recuperata in casa dell’uomo. Lo sceriffo Carrol, per non smentire la confessione, affermò che Arridy aveva dichiarato di essere stato in presenza di Aguilar quella stessa notte. Questo completò tutti gli aspetti dell’inchiesta e l’accusa si ritenne soddisfatta.

Le diverse e numerose confessioni di Arridy, rilasciate ai diversi sceriffi e ufficiali, erano tutte versioni differenti dell’omicidio, con ripetuti errori, un ovvio segnale di una confessione palesemente falsa.

Joe Arridy abbraccia la madre:

All’inizio sosteneva che nell’omicidio fosse stato usato un bastone come arma colposa. Dopo che le autorità scoprirono che era stata usata un’ascia, anche l’indiziato affermò di aver usato un’ascia sulla ragazza. Ciò suggerì che gli ufficiali fornivano gradualmente le varie informazioni attraverso le loro domande, per spingere Arridy ad introdurle nella confessione.

Quando il caso venne portato in giudizio, l’avvocato di Arridy Gail, L. Ireland, cercò di ottenere una perizia psichiatrica di infermità mentale per risparmiare la vita dell’imputato.

Arridy fu giudicato, da tre psichiatri statali, così limitato mentalmente da essere classificato come un “imbecille”, un termine che all’epoca veniva usato in medicina per indicare una categoria di persone con disabilità intellettiva da moderata a grave. Comprendeva persone con un QI da 26 a 50:

Tra lo stato di “idiota” con un QI di 0–25 e di “deficiente” con un QI di 51–70

Dissero che Arridy aveva un punteggio QI di 46 e la mente di un bambino di sei anni, notando che era “incapace di distinguere tra giusto e sbagliato e quindi non sarebbe in grado di compiere alcuna azione con un intento criminale”.

Arridy venne ugualmente condannato, in gran parte a causa della sua falsa confessione indotta. Gli studi in seguito dimostrarono che le persone con capacità mentali limitate sono più vulnerabili alla coercizione durante gli interrogatori e hanno una probabilità più alta di rilasciare confessioni false.

Non c’erano prove fisiche contro di lui: Barbara Drain, la sorella sopravvissuta, testimoniò in seguito che quella notte era stato Frank Aguilar a commettere gli stupri e l’omicidio, e che Arridy non c’entrava niente.

Joe Arridy con un trenino durante la prigionia:

Nel braccio della morte Arridy ricevette una quantità incredibile di comprensione, sostegno e gentilezza da parte del direttore, delle guardie e persino dagli altri detenuti.
Il direttore Roy Best disse ripetutamente ai giornalisti che: “Joe Arridy è l’uomo più felice che sia mai vissuto nel braccio della morte” e passava il suo tempo a giocare con un trenino rosso al quale era molto affezionato.

Lo stesso Roy divenne uno dei sostenitori di Arridy e si unì allo sforzo di salvargli la vita, incaricando l’avvocato di Denver Gail Ireland per la sua difesa. L’avvocato riuscì solo a ottenere nove rinvii, prima che il governatore del Colorado decretasse che Arridy dovesse essere ucciso.

La sua esecuzione venne commentata da Roy: “Probabilmente non sapeva nemmeno che stava per morire, tutto quello che fece fu sedersi felicemente e giocare con il trenino che gli avevo dato in attesa di essere prelevato”. Per il suo ultimo pasto Arridy chiese il gelato e avviandosi verso la camera a gas manifestò un iniziale nervosismo che scomparve quando il direttore gli afferrò la mano e lo rassicurò, si racconta che poi sorridesse e non oppose alcuna resistenza quando venne legato alla sedia dalle guardie.

Joe Arridy con il direttore Roy Best.

L’avvocato Ireland affermò con rammarico davanti alla Corte suprema dello stato del Colorado che Arridy non riusciva nemmeno a capire cosa significasse l’esecuzione: “Credetemi quando dico che ci vorrà molto tempo perché lo stato del Colorado sopravviva alla vergogna di questa condanna”.

Il 6 Gennaio del 1939 Joe Arridy venne ucciso

Solo molti anni in seguito ad un’accurata inchiesta giornalistica e a una forte campagna di sensibilizzazione, il caso Arridy ricevette nuova attenzione per fare giustizia e riabilitare il nome del condannato; la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che era incostituzionale applicare la pena di morte a persone condannate con disabilità mentali.

Un gruppo di sostenitori fondò l’associazione “Friends of Joe Arridy” e si adoperò per portare nuovo riconoscimento all’ingiustizia del suo caso, oltre a commissionare una lapide per la sua tomba nel 2007.

L’avvocato David A. Martinez, incaricato per la causa, ha fatto affidamento sul libro di Robert Perske sul caso di Arridy, nonché su altri materiali e ricerche storiche, per preparare una petizione di quattrocento pagine per la grazia del governatore Bill Ritter, ex procuratore distrettuale a Denver.

Sulla base delle prove il governatore Ritter concesse ad Arridy un perdono completo e incondizionato nel 2011; l’avvenimento divenne oggetto di numerose iniziative di campagne mediatiche, come il film “The Woodpecker Waltz” voluto dai produttori Max e Micheline Kellercon e lo sceneggiatore Dan Leonetti, che ha vinto il premio “New York screenwriting award” per la miglior sceneggiatura.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.