Tre vite diversissime si incrociarono alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, ognuna “da campione” nel proprio genere, e nessuna delle tre fu mai più la stessa. Leni Riefenstahl, nata a Berlino nel 1902, fu attrice, fotografa, regista e produttrice. Per le sue tecniche innovative di ripresa e fotografia le offrirono di andare a Hollywood ma lei rifiutò, preferendo restare in Germania.

Leni Riefenstahl:

Aveva simpatie naziste, e nel 1933 conobbe Hitler, per il quale girò 3 film di propaganda, pur titubante ad accettare, temendo che il suo nome venisse legato solo al nazismo e la sua carriera ne venisse rovinata, come poi fu.

Quando le venne offerto di girare il film delle Olimpiadi del 1936 accettò, a patto che fosse prodotto da lei stessa e non dal Partito Nazionalsocialista come i precedenti, non era in buoni rapporti con Goebbels, Ministro della Propaganda del Reich, e non voleva intromissioni.

Questa libertà le permise di realizzare un film che univa la maestosità di Berlino e degli impianti olimpionici con il film sportivo, a lei tanto caro. La pellicola comprende infatti due parti: ‘La festa delle Nazioni’ e ‘La festa dei Popoli’ con riprese assolutamente incredibili per l’epoca. Leni non riprese solo le gare ma puntò sulle emozioni del pubblico, degli atleti e anche di Hitler che si vede fare il tifo, gioire e tamburellare le dita sulle gambe per il disappunto.

Vennero girati 400 km di pellicola, e Leni impiegò due anni per arrivare alla versione finale di ‘Olympia’, tuttora considerato fra i migliori 10 film sportivi di sempre, dove veniva dato moltissimo risalto alla stella di quell’edizione delle Olimpiadi, Jesse Owens.

Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia:

Jesse Owens era nato nel 1913 a Oakville in Alabama, ultimo di 10 figli, nipote di uno schiavo. La famiglia si era poi trasferita a Cleveland. Le sue capacità sportive vennero notate alle scuole superiori e al college, dove peraltro non ricevette la borsa di studio e dovette lavorare per mantenersi, e dove doveva, insieme agli altri studenti di colore, vivere fuori dal campus, servirsi di un ristorante ‘dedicato’ e dormire in alberghi ‘for blacks only’ durante le trasferte.

Jesse Owens:

Curiosamente nel 1935 ci furono in America lunghe discussioni sulla partecipazione alle olimpiadi di Berlino, furono in molti a consigliare a Owens di boicottare i giochi ospitati in un ‘paese razzista’, ma Jesse partì e arrivò a Berlino pronto a vincere e, forse per la prima volta in vita sua, viaggiò e soggiornò insieme agli altri atleti bianchi.

Il 3 agosto vinse l’oro nei 100 metri con il record mondiale, che però non venne riconosciuto per il forte vento a favore, secondo a un decimo l’altro atleta ‘nero’ Ralph Metcalfe, suo compagno di college e amico. Il 4 agosto vinse l’oro nel salto in lungo con record olimpico, il 5 agosto l’oro del 200 metri, nuovo record mondiale, ed infine il 9 agosto l’oro nella staffetta 4×100 con record mondiale anche questa volta.

Le gare di salto in lungo e di staffetta, hanno entrambe una storia dietro. Nella staffetta erano previsti due atleti ebrei, Marty Glickman e Sam Stoller, che vennero all’ultimo momento sostituiti con Owens e Metcalf, vincitori dei 100 mt. Si dice che Goebbels intervenne per non far gareggiare gli ebrei, ma si dice anche che furono gli americani a decidere di mettere in gara i due elementi più veloci per vincere anche questa medaglia. Forse sono vere entrambe le cose. Di sicuro si sa che Owens non era d’accordo, aveva già vinto e voleva che anche gli altri compagni potessero partecipare, ma pare siano stati proprio i due atleti esclusi a spingerlo ad accettare con un ‘vai e porta a casa una medaglia’.

Durante le qualificazioni nel salto in lungo, invece, Owens era distratto dalle batterie per la gara dei 200 metri. alle quali doveva partecipare. I primi due salti furono nulli, rischiava l’eliminazione.

Carl Ludwig Long, detto Luz, campione tedesco, con uno spirito sportivo fuori da ogni comprensione, gli dette suggerimenti e incoraggiamento. Long in pratica metteva a repentaglio il suo oro in favore di un avversario che sapeva più forte e meritevole e, al terzo salto, Owens si qualificò. In finale, dopo il salto vincente di Owens, Luz fu il primo a correre a congratularsi con lui. Divennero amici, ci sono foto bellissime di loro a braccetto o stesi in terra a ridere e chiacchierare. Indubbiamente per tutti i tedeschi fu una grossa delusione, vinsero solo l’argento, ma un gesto così sportivo non si era mai visto e probabilmente non fu mai più visto su un campo di gara.

Il podio del salto in alto:

Luz era nato a Dresda nel 1913, studiava legge pur continuando a praticare sport. Era campione europeo di salto in lungo ed era felice di avere l’occasione di gareggiare con Owens, il campione americano.

Carl Ludwig Long:

Hitler sicuramente non prese bene la sconfitta, ma non è vero che Luz venne punito per il comportamento e l’amicizia con Owens. Continuò sia gli studi sia a gareggiare e vinse la medaglia di bronzo ai mondiali del 1938. Impiegato al ministero dello sport, nel 1941 si sposò ed ebbe un figlio, Kai.

Jesse Owens e Carl Ludwig Long:

Restò sempre in contatto con Jesse Owens con un’amicizia che Owens definì a ’24 carati’. Nel 1942 però le sorti della guerra per la Germania peggioravano e anche gli atleti, che fino a quel momento erano stati esclusi, vennero richiamati per sostituire le perdite, compreso Luz che venne mandato, probabilmente, prima in Africa e poi in Sicilia. Venne ferito gravemente durante lo sbarco alleato e morì il 14 luglio 1943. E’ sepolto al cimitero di guerra tedesco a Motta Sant’Anastasia (CT).

La nipote di Owens, Marlene Dortch e il figlio di Luz, Kai Long, furono invitati ai mondiali di Berlino del 2009 per consegnare le medaglie del salto in lungo in ricordo della grande amicizia nata 73 anni prima

Jesse Owens viene ricordato dai più come quello al quale Hitler non volle stringere la mano, molti non sanno neppure quali gare vinse. Al rientro negli Stati Uniti invece Owens dichiarò pubblicamente : “Hitler aveva un certo orario di arrivo allo stadio ed uno di partenza. Accade che dovesse andar via prima della cerimonia della vittoria dopo i 100 metri. Ma prima che se ne andasse stavo andando a una trasmissione e sono passato vicino al suo palco. Mi ha salutato con la mano e io ho risposto. Penso che sia stato di cattivo gusto criticare “l’uomo del momento” in un altro paese“.

Questa la dichiarazione di Arturo Maffei, quarto classificato: “Hitler andò davanti a Owens e gli fece il saluto a braccio teso, proprio nel momento in cui Jesse gli tendeva la mano per stringerla. Allora fu Hitler a tendere la mano, ma intanto Owens, correggendo il primo atteggiamento, aveva portato la sua alla fronte per eseguire il saluto militare. Questione di secondi poi Hitler passò oltre. Decidete voi chi fu a rifiutare la stretta di mano, ma andò proprio così, alla Ridolini“.

Owens ritornato in America venne acclamato come un eroe, eppure come atleta dell’anno gli venne preferito un bianco. Non venne mai invitato alla Casa Bianca da Roosevelt, per non urtare gli stati del sud e al Gala degli Atleti al Waldorf Astoria lui e la moglie furono costretti ad entrare dall’ingresso di servizio e a salire con il montacarichi anziché con l’ascensore.

Curioso e triste vedere che fu apprezzato, festeggiato e trattato meglio nella Germania nazista che nel suo paese. Dopo Berlino passò al professionismo, e si iscrisse al partito repubblicano.

Invitato ad un incontro del partito, il 9 ottobre 1936, dichiarò: “Alcune persone dicono che Hitler mi ha snobbato. Vi dirò, Hitler non mi ha snobbato. Non sono un politico, ma vi dirò che il Presidente non mi ha mai mandato un messaggio di congratulazioni perché, dicevano, era troppo impegnato“.

Ricevette molti premi e menzioni ma nonostante la fama, e le promesse, nessuno gli offriva un impiego. Accettò perfino di gareggiare contro un cavallo, la gente lo criticò trovandolo degradante per un campione, ma lui rispose che non poteva mangiare le 4 medaglie d’oro. Owens aveva moglie e 3 figlie.

Jesse Owens e Carl Ludwig Long:

Lavorò come addetto a una pompa di benzina, allenava squadra di atleti di colore e nel dopoguerra divenne preparatore atletico per gli Harlem Globetrotters. In seguito aprì una lavanderia e fallì, venendo anche condannato per evasione fiscale.

Il governo statunitense cominciò la sua riabilitazione alla fine degli anni ’50 e Jesse viaggiò come Ambasciatore dello Sport per il Comitato Olimpico e venne invitato quale ospite speciale del governo tedesco alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 e ricevuto da Willy Brandt.

Morì nel 1980 di cancro ai polmoni, e dopo la sua morte il presidente Carter, che aveva ignorato le sue richieste di non boicottare le olimpiadi di Mosca del 1980 perché lo sport è superiore alla guerra e alla politica, lo ricordò dicendo che nessun atleta simboleggiava meglio la lotta umana contro la tirannia, la povertà e il fanatismo razziale.

Leni Riefenstahl nel 1938 andò negli Stati Uniti per pubblicizzare il suo film ‘Olympia’. Sperava di poter lavorare a Hollywood ma, nonostante la sua abilità, proprio in quei giorni la notizia della ‘Notte dei cristalli’ del 9-10 novembre con distruzione, saccheggi e arresti nelle comunità ebraiche in Germania e in Austria era arrivata negli Stati Uniti, e tutti i produttori rifiutarono di incontrarla.

Seguì l’esercito in Polonia nel 1939 come fotografa di guerra e cercò sempre di riprendere la sua attività, ma i costi per lo sforzo bellico non permettevano più di finanziare nuovi film e all’estero nessuno voleva farla lavorare. Purtroppo fu un grande talento buttato via.
Restò in amicizia con Hitler fino al 1944.

Venne arrestata dagli statunitensi nel 1945 e nel 1946 subì 4 processi per i suoi rapporti con il nazismo, anche se venne sempre assolta perché non coinvolta in attività di guerra o sterminio, ma il sospetto di forti legami con Hitler non l’abbandonò mai e la sua carriera cinematografica non decollò oltre le ali del partito nazista.

Si dedicò alla fotografia, fu fotografa accreditata alle olimpiadi di Monaco nel 1972 e di Montreal nel 1976, e realizzò diversi documentari subacquei prendendo il brevetto di sub a 71 anni. Nel 2003 sposò un suo collaboratore di 40 anni più giovane e morì pochi mesi dopo, all’età 101 anni.

 

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.