A dispetto delle nuove tecnologie e della comunicazione digitale, la Gran Bretagna resta ancora un paese in cui è comune inviare i bigliettini di auguri. Spedire le “greeting cards” è infatti una tipica tradizione inglese, che investe le ricorrenze più disparate. Dal compleanno all’anniversario sino al pensionamento, le stime ufficiali parlano di oltre 2 miliardi di cartoline inviate ogni anno (fonte Greetings Card Association) con il 2016 che è stato l’anno da record di tutti i tempi.

Con numeri da capogiro del genere, non sorprenderà scoprire che Jack Vettriano – il cui The Singing Butler (Il maggiordomo che canta) conta 6 milioni di poster venduti ed è l’opera più riprodotta sulle cartoline di auguri in Gran Bretagna – sia uno degli artisti più noti e più pagati del Regno Unito. Quando, circa 15 anni fa, la tela fu venduta all’asta da Sotheby’s, totalizzò la cifra di 744.800 sterline, un’enormità per un artista vivente. Il quadro, piccolo, di soli 70 centimetri, raffigura una coppia che danza abbracciata sulla battigia, contro un cielo livido, che minaccia tempesta. I due amanti ballano protetti maldestramente dagli ombrelli di una cameriera e di un maggiordomo, che forse canta, come suggerisce il titolo. L’uomo e la donna sembrano persi l’uno nell’altra, quasi immemori delle due discrete presenze che tentano di ripararli dalla pioggia. Nessun volto è visibile frontalmente e l’intera composizione sembra comunicare un senso di misteriosa incertezza.

Sotto, l’immagine originale:

Ma chi è l’artista che ha dipinto quest’opera così singolare?

La storia di Jack Vettriano sembra quasi ispirata ad un racconto di Dickens a lieto fine: nato nel 1951 a Methil, in Scozia, da una famiglia di origini italiane, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in povertà e, costretto ad abbandonare gli studi a 16 anni, lavora in miniera per sopravvivere. Quando compie 21 anni la fidanzata del momento gli regala degli acquerelli, un dono destinato a cambiargli la vita.

Il giovane si dedica alla pittura e ricopia con pazienza certosina i quadri di Edward Hopper e degli impressionisti firmandosi “Jack Hoggan”, ma per molti anni non riesce a sfondare. La svolta avviene quando viene ammesso alla mostra annuale della Royal Scottish Academy, nel 1988. I visitatori, colpiti dalla sua tecnica, acquistano tutte le opere esposte in un solo giorno.

Il pittore decide, a questo punto, di adottare lo pseudonimo di “Jack Vettriano” per il prosieguo della sua carriera artistica, storpiando, forse involontariamente, il cognome “Vettraino” della madre, la cui famiglia era emigrata in Scozia a inizio ‘900 da Belmonte Castello, in provincia di Frosinone. Il consenso ottenuto dall’artista viene bissato l’anno successivo alla Royal Academy di Londra: è il successo.

Un successo decretato dal pubblico, tuttavia, e non dai critici, che continuano a rimproverargli la sua formazione autodidatta. E così, se da un lato egli diventa il pittore alla moda della borghesia capitalistica e dell’aristocrazia internazionale – giungendo a ottenere una mostra retrospettiva in occasione dei 20 anni di carriera tra il 2013 e il 2014 alla Kelvingrove Art Gallery & Museum di Glasgow – i musei e le grandi gallerie continuano a snobbare i suoi lavori.

The Missing Man:

Ciononostante, Vettriano piace, piace tantissimo e forse attira proprio per l’immediatezza comunicativa, per lo stile chiaramente leggibile e riconoscibile dai tanti estimatori.

Una pittura evocativa dominata da un realismo quasi fotografico la sua, che si può declinare o in scene diurne di bagnanti immersi nella luce, oppure in dipinti in penombra dal fascino ambiguo, fatti di sguardi sfuggenti e di pericolosi silenzi.

Vettriano affronta quasi sempre nei suoi quadri l’eterno tema dell’amore, un amore talvolta romantico e sensuale, più spesso fatale. I soggetti delle sue tele sono donne dalla conturbante bellezza ed eleganza, che costituiscono l’oggetto del desiderio di uomini dai tratti mediterranei, che ricordano i gangster italo/americani degli anni Trenta.

Le loro relazioni, consumate in lussuose camere d’albergo, in club esclusivi, oppure in sale da ballo, sembrano suggerire oscure perversioni, oppure alludere ad amori consumati in clandestinità, in cui la sensualità sembra in qualche modo sottendere sempre un elemento di tensione, di angoscia, di noia esistenziale.

Night Calls II:

Le scene dipinte sembrano infatti fotogrammi dell’incomunicabilità tra i sessi, per cui lo spettatore si sorprende a riflettere più sull’evidente solitudine dei protagonisti, che sui pochi istanti spensierati di passione che essi sembrano destinati a consumare.

Un’arte, quella di Vettriano, probabilmente più complessa di quanto possa apparire a primo acchito, in cui lo stile chiaro ed accattivante, debitore di Hopper e della cinematografia di Hollywood, colpisce tuttavia il pubblico senza far ricorso alla compiaciuta astrusità di tanti pittori contemporanei.

Fetish:

E così, se da un lato i critici ed i musei continuano ad ignorare Vettriano, dall’altro il pittore scozzese, seppur amareggiato, si prende rivincite ben più “corpose”: dall’onorificenza concessagli dalla regina Elisabetta per i servizi resi alle arti visive in Gran Bretagna, alle vendite dei suoi quadri alle celebrità, agli incassi di 500.000 sterline all’anno in soli diritti d’autore per riproduzioni tipografiche, secondo il quotidiano The Guardian.

Al successo internazionale si è aggiunto di recente anche l’italiano, e case editrici quali Adelphi, Sellerio e Rizzoli hanno utilizzato le riproduzioni dei quadri dell’artista per libri, calendari e poster.

The Road to Nowhere:

Poco importa, allora, se i curatori dei musei non gli hanno mai chiesto un quadro: Vettriano per ora si accontenta di essere uno dei pittori viventi più valutati a livello planetario.

Categorie: Arte e Design

Giovanna Potenza

Giovanna Potenza

Amo scrivere spaziando in ambiti storico-filosofico-letterari. Sono intellettualmente curiosa ed amo confrontarmi con culture diverse, che scopro attraverso i miei viaggi, sebbene la Gran Bretagna rappresenti il mio luogo dell’anima.