Israele-Gaza: Escalation Mondiale?

Il conflitto fra Israele e Hamas si sta allargando, pericolosamente. Sono ormai coinvolti gli Hezbollah del Libano, tanto che si può iniziare a parlare di un nuovo fronte di guerra a Nord, mentre la minaccia più concreta è senza dubbio rappresentata dall’Iran, che ha fatto sapere che entrerà in guerra contro Israele se questa dovesse invadere con l’esercito di terra la Striscia di Gaza. La Cina da Oriente fa sapere che Israele “Si è spinta troppo oltre nella sua vendetta per gli attacchi del 7 ottobre”, e che farebbe bene ad ascoltare gli appelli dell’ONU e della comunità internazionale. Nel mentre gli Stati Uniti buttano acqua sul fuoco come solo loro sanno fare, spostando una seconda portaerei di fronte alle acque della Striscia di Gaza, minaccia militare contro il coinvolgimento di altre nazioni arabe, Iran in primis.

Raccontata così sembra non ci sia speranza di evitare un conflitto di più nazioni per l’irrisolvibile questione Israelo palestinese. Sarà guerra globale?

Striscia di Gaza

Partiamo dal descrivere quanto sta accadendo attualmente nella striscia di Gaza, anche se è chiaro che è un aggiornamento che rischia di essere poco attuale vista la rapidità dell’evolversi della situazione. Dopo gli attacchi del 7 Ottobre Israele ha risposto con una implacabile violenza, bombardando la parte nord della Striscia di Gaza, in particolare Gaza City, e riuscendo a uccidere diversi elementi del gruppo armato di Hamas, fra cui Abu Merad e Ali Qadi, due capi importanti delle forze armate dell’organizzazione. Attualmente si stanno cercando di evacuare quanti più civili possibile facendogli raggiungere la parte sud della Striscia di Gaza e preservandoli dai bombardamenti, ma l’operazione è difficilissima perché le forniture di carburante e generi di prima necessità sono tagliati, e bisogna percorrere decine di chilometri a piedi. I morti palestinesi sono nell’ordine delle migliaia e migliaia, i feriti sono tantissimi e le bombe israeliane stanno colpendo anche gli ospedali. E’ una trappola per topi, e il numero di bombe è incalcolabile.

Dal lato di Hamas dopo l’attacco del 7 Ottobre l’offensiva militare è stata poco influente. I miliziani hanno continuato a lanciare razzi verso Israele, ma la loro efficacia è bassissima, e diverse città israeliane sono protette da Iron Dome, lo scudo missilistico che impedisce ai razzi di Hamas di raggiungere terra.

Ora facciamo qualche considerazione di natura numerica. L’attacco terroristico di Hamas ha portato alla morte più di 1200 persone e l’organizzazione tiene in ostaggio altre 200 persone, persone la cui vita è appesa a un filo. I morti nella striscia di Gaza sono oltre 2.700 e gli sfollati centinaia di migliaia, si rischia una crisi umanitaria con pochi precedenti nella storia recente.

Probabilmente la reazione di Israele era stata ampiamente prevista da Hamas, e anzi è stata cercata per raggiungere l’obiettivo di bloccare i suoi rapporti con gli altri paesi islamici. Netanyau ha fatto quello che speravano i miliziani, e difatti si parla già di coinvolgimento militare dell’Iran, mentre gli Hezbollah libanesi sono da giorni in campo. Ma non solo. Sul fronte interno Netanyau ha posto in atto un governo con poteri speciali, e l’opinione pubblica israeliana è tutt’altro che compatta dalla parte del suo primo ministro. Sono moltissimi gli israeliani che capiscono lo stato di esasperazione dei palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, e una reazione tanto spietata contro quei palestinesi non può che far inasprire l’opposizione al premier.

E poi bisogna fare un discorso di qualità. I miliziani di Hamas hanno attaccato con dei parapendio a motore, lanciando con dei razzi che si fanno in casa da 3/400 euro l’uno e con un gruppo militare di qualche migliaio di persone. Israele ha risposto con l’attacco da parte di F15 ed F16, si può permettere di lasciare i fiammanti F35 in aeroporto perché sono inutili per sganciare delle bombe e ha raso al suolo una quantità di edifici incalcolabile. Tutte queste informazioni militari Hamas non poteva ignorarle, e in più Israele ha tagliato tutte le forniture di acqua, cibo, carburante e rifornimenti alla Striscia di Gaza. E’ stato il topo che si è ribellato al gatto, ma non credo che Hamas si sia suicidato contro Israele. Sembra chiaro che abbia tentato di portare altri paesi alla sua causa, e lo scopo per ora sembra essere sulla via per essere realizzato.

Se Israele ha dovuto rispondere contro l’attacco terroristico del 7 Ottobre, la reazione sembra essere ormai andata al di là della logica, soprattutto perché non si stanno attaccando solo dei miliziani ma una popolazione civile inerme, e questo non può essere approvato dalla comunità internazionale.

Solo stamattina, il 16 Ottobre, è stato aperto il valico di Rafah che consente ai palestinesi con doppia cittadinanza di fuggire al sicuro in Egitto, fra cui 12 italiani dei quali però non si conosce il destino, e di far transitare prodotti indispensabili alla popolazione palestinese della striscia di Gaza. Israele si sta preparando ad occupare militarmente l’area palestinese, ma dagli Stati Uniti è arrivato il primo Alt. Proprio stamattina Joe Biden ha detto:  “L’occupazione di Gaza sarebbe un grosso errore. Hamas e gli elementi estremi di Hamas non rappresentano tutto il popolo palestinese. Credo che lo Stato ebraico capisca che una parte significativa del popolo palestinese non condivide le opinioni di Hamas e Hezbollah”.

Nel mentre Antony Blinken, che è il Segretario di Stato Americano, è appena tornato in Israele per dei colloqui con Netanyau. Credo che l’alleato forte, gli Stati Uniti, stia iniziando a mettere in discussione la vendetta senza quartiere di Israele.

Il Libano

Da Nord Est il Libano sta diventando un altro fronte caldo della guerra, che è tutto meno che Fredda. Gli Hezbollah stanno portando avanti qualche attacco, e gli Israeliani hanno appena colpito una struttura di UNIFIL, acronimo di United Nations Interim Force in Lebanon, dove fra l’altro sono di stanza circa mille soldati italiani, ma per fortuna non ci sono stati morti. Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ribadito un concetto semplice: “Israele non è interessato ad aprire un fronte di guerra con il Libano, ma se gli Hezbollah scelgono la via della guerra, pagheranno un pesante prezzo”. 

Dal lato di Israele si è deciso di evacuare il confine con il Libano per una fascia di circa 4km, in modo da avere un’area di sicurezza che non interessi conflitti con i civili, e che questi non diventino possibile preda dei miliziani di Hezbollah. Fra l’altro Hezbollah è una delle milizie islamiche sciite più potenti se non la più potente, finanziata direttamente dall’Iran con ingenti fondi, quindi tutt’altro che miliziani con parapendio a motore per intenderci.

Coinvolgimento dell’Iran e Stati Uniti

E arriviamo alla patata bollente della questione, l’Iran, che ha l’esercito più potente di tutti gli stati mediorientali, che è nemica giurata degli Stati Uniti e di Israele e che potrebbe essere dietro gli attacchi di Hamas del 7 ottobre.  Da Teheran è arrivato un avvertimento chiaro: “Nessuno può garantire il controllo della situazione se Israele invade la Striscia di Gaza”. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian durante un incontro a Doha con il leader di Hamas Ismail Haniyeh. L’Iran, la nazione che secondo alcuni potrebbe essere il mandante occulto degli attacchi di Hamas del 7 Ottobre, ha quindi mosso alcuni suoi reparti che sono in Siria verso Damasco, vicino al confine con Israele. “Non possiamo escludere che l’Iran scelga di impegnarsi direttamente in qualche modo.

Secondo me il riassunto della situazione lo ha dato meglio di tutti Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca: “Non possiamo escludere che l’Iran scelga di impegnarsi direttamente in qualche modo. Dobbiamo prepararci per ogni possibile evenienza”. E quindi prepararsi vuol dire muovere le portaerei di fronte alle acque della Striscia di Gaza. Se vogliamo ricordare come scoppia un conflitto di dimensioni mondiali è più o meno così: nessuno sembra che lo voglia ma poi alla fine tutti fanno le mosse sbagliate per farlo accadere.

La Cina

Parliamo anche della Cina, perché secondo me potrebbe essere un ago della bilancia pesante nella partita. Chi parla è il potentissimo Wang Yi, il ministro degli esteri cinese, che durante una telefonata con il corrispettivo iraniano ha detto: “Pechino  sostiene i Paesi islamici nel rafforzare l’unità e il coordinamento sulla questione palestinese, al fine di parlare con una sola voce. La comunità internazionale dovrebbe agire per opporsi alle azioni di qualsiasi parte che danneggiano i civili”. Ma poi è stato più specifico: “Israele dovrebbe fermare la sua punizione collettiva sui civili di Gaza, visto che le sue azioni sono ormai andate “oltre l’autodifesa”. In pratica ha dato l’alt a Israele e agli Stati Uniti: stanno esagerando contro i civili di Gaza.

Escalation mondiale?

Alla fine di questa carrellata di notizie sulla questione israelo palestinese qualche considerazione personale. La comunità internazionale sta condannando le azioni di Israele nella Striscia di Gaza, prima di tutto i bombardamenti ma poi anche la tattica dell’isolamento da tutti i beni di prima necessità, dall’acqua al cibo ai medicinali o alla corrente elettrica. E’ un’azione contro una popolazione civile inerme che nulla ha a che vedere con il diritto a difendersi contro gli attacchi terroristici al proprio territorio. Ci sono decine di migliaia di persone che rischiano di morire di fame e sete la cui unica colpa è quella di stare dalla parte sbagliata del confine. E su questo non ci piove. 

A mio parere dell’esagerazione di Israele sono consapevoli anche gli Stati Uniti, che hanno sì mosso le portaerei ma anche i propri diplomatici, impegnati a tentare di risolvere la questione prima che l’escalation di violenza coinvolga anche quegli eserciti grossi che nessuno vuole vedere in campo, gli Hezbollah ma soprattutto l’Iran. E in più si aggiunge la Cina, che sembra tutt’altro che dalla parte degli israeliani in questa occasione, e potrebbe supportare la fazione non occidentale se non con un intervento diretto con armi o risorse.

Se vi state chiedendo come scoppi un conflitto mondiale io credo che siamo di fronte a un ottimo esempio. C’è già chi parla di terza guerra mondiale a pezzi, io non sono d’accordo. Si è ancora in tempo a fermare l’escalation, ma tutto dipenderà dalla bravura dei diplomatici internazionali coinvolti, e dalla politica interna israeliana che dovrà far desistere Netanyau da azioni estreme come quella che sta perpetrando contro la popolazione civile di Gaza.


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