Prima che Lucille Horn venisse affidata al dottor Martin Couney, nel 1920, i medici che l’avevano fatta nascere avevano fornito una prognosi infausta.

Muore perché non appartiene a questo mondo

Lucille era nata prematura in un parto gemellare, e pesava poco meno di due chilogrammi. Suo fratello gemello era morto alla nascita, e gli ospedali di New York a quel tempo non erano pronti a trattare neonati tanto piccoli. Suo padre però conosceva un luogo dove i nati prematuri avevano una possibilità di sopravvivere.

Non era un ospedale né tantomeno una struttura medica, ma si trovava all’interno di “Dreamland”, il famoso Luna Park di New York sito a Coney Island. “Incubator” era una sala con numerose incubatrici realizzata dal Dottor Martin A. Couney, un Europeo (forse francese o polacco, ma non è chiaro), che aveva una lunga esperienza di mostra alle fiere con le incubatrici. Couney aveva realizzato la struttura all’interno del parco divertimenti nel 1903 circa, e si era rivelata una visitatissima attrazione e un metodo per i meno abbienti di salvare un figlio nato prematuro.

I visitatori, curiosi di vedere i neonati prematuri, pagavano un biglietto di 25 Centesimi di Dollaro per assistere a qualcosa che era assolutamente inusuale per l’epoca. Con il loro contributo mantenevano la struttura attiva, mantenendo non solo le incubatrici ma anche le balie dedicate ai piccoli, presenti 24 ore su 24 in sala.

In un articolo del 1903, il Brooklyn Daily Eagle descrisse la “serietà e il valore del sistema mostrato”. Su quello che oggi non può che apparire un bizzarro espediente per realizzare una clinica privata dentro un Luna Park, è stato recentemente pubblicato il libro: The Strange Case of Dr. Couney: How a Mysterious European Showman Saved Thousands of American Babies, che tratta approfonditamente della vicenda, e che spiega i dettagli del perché uno show al Luna Park fosse l’unica alternativa per i meno abbienti di tentare di salvare il proprio figlio.

Dentro le incubatrici i neonati diventavano protagonisti di una mostra, e spesso venivano vestiti con abiti troppo larghi, oppure stimolati dalle infermiere in modo che reagissero. Couney, nonostante non fosse probabilmente un medico né un benefattore, salvò la vita di circa 6.500 bambini prima che le incubatrici venissero incluse negli ospedali più grandi degli Stati Uniti. La prima incubatrice fu operativa nell’ospedale di Chicago nel 1898, ma fu solo alla fine degli anni ’40 che tutti gli ospedali furono forniti di uno strumento tanto prezioso. Couney morì nel 1950, all’età di 80 anni, e al momento della sua morte per infarto venne celebrato dal New York Times come:

Il medico dell’incubatrice

Nel 2015, due anni prima di morire all’età di 96 anni, Lucille Horn ha spiegato la sua gratitudine in un’intervista alla National Public Radio statunitense, dove ha raccontato la sua storia, simile a quella di tanti altri neonati statunitensi salvati dal dottor Couney.

Sotto, Lucille Horn con la figlia:

 
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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...