Il 20 Luglio del 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin misero piede sulla Luna, primi umani della storia e (probabilmente) primi esseri viventi a visitare il nostro satellite. I due cosmonauti (come venivano apostrofati dai commentatori italiani) non erano soli nella loro missione Apollo 11, ma accompagnati da Michael Collins, il terzo membro della missione che rimase sul modulo Columbia, mentre l’Eagle atterrava sulla Luna.

Quando il modulo Eagle scendeva verso la Luna, Collins scattò una fotografia che, statisticamente, ha una curiosità particolare: essa infatti racchiude parte della Luna, la Terra, il modulo Eagle e lo spazio a sé di fronte.

In pratica, l’unico essere umano a non essere presente nel fotogramma è lo stesso Collins

Dell’esperienza di 21 ore e mezza in solitudine raccontò:

La missione era strutturata per tre uomini, e ritengo il mio “terzo” necessario quanto gli altri due. Non intendo negare un senso di solitudine. E’ lì, rafforzata dal fatto che il contatto radio con la terra venne bruscamente interrotto quando scomparii dietro la Luna. Ero solo, assolutamente solo, e completamente isolato da qualsiasi altra forma di vita conosciuta. Sono Io (la vita). Se si fosse fatto un conteggio, il punteggio sarebbe stato 3 miliardi più due dall’altra parte della Luna, e uno più Dio da questo lato“.

Foto-Michael-Collins

In un’intervista del Luglio 2009, pubblicata sul Guardian in occasione del quarantesimo anniversario dell’allunaggio, Collins confessò che era seriamente preoccupato per la sicurezza di Armstrong e Aldrin. Era anche preoccupato del fatto che, in caso della loro morte sulla Luna, sarebbe stato costretto a tornare da solo sulla Terra e che, come unico superstite, sarebbe stato “un uomo segnato per tutta la vita“.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...