Tesori, mappe, abbordaggi, rum e donne esotiche fanno parte dell’aurea leggendaria che circonda la storia dei pirati, alimentata da molti libri (in Italia Emilio Salgari fu l’autore più prolifico) e film hollywoodiani.

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I pirati sono solitamente sinonimo di Caraibi, Malesia, e anche Mar della Cina, ma c’è una piccola isola, poco lontana dalla costa orientale del Madagascar, che a cavallo tra il 17° e il 18° secolo divenne il rifugio di più di 1.000 pirati, tra cui i famigerati Adam Baldridge, William Kidd, Olivier Levasseur, Henry Every, Robert Culliford, Abraham Samuel e Thomas Tew.

Fotografia di Jiliang Gao condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Oggi si chiama Nosy Boraha, ma è più conosciuta con il nome francese di Île Sainte-Marie. A sud dell’isola, in una baia riparata, c’è un lembo di terra chiamato proprio “Isola dei Pirati”.

Sotto, fotografia di Lemurbaby condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

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I bucanieri sapevano scegliere bene i loro rifugi: Île Sainte-Marie è un paradiso tropicale con acque tranquille e frutti abbondanti, con numerose baie protette dalle tempeste e, cosa non trascurabile, si trovava proprio sulle rotte commerciali delle navi che tornavano dalle Indie Orientale, cariche di merci preziose.

Molti pirati tornarono alla civiltà per godersi le ricchezze accumulate, ma alcuni morirono sull’isola, e qui hanno trovato il loro ultimo e definitivo rifugio, in un piccolo cimitero ombreggiato dalle palme, sulla cima di una collina che si affaccia sul mare.

Sotto, fotografia di Antony condivisa via Flickr con licenza CC BY-SA 2.0:

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Oggi rimangano 30 lapidi, in quello che viene considerato l’unico “cimitero dei pirati” esistente al mondo. Il tempo ha portato via molte delle vecchie incisioni dalle pietre tombali, ma su una è chiaramente visibile il simbolo della pirateria: un teschio con le ossa incrociate, realizzato in modo quasi infantile.

Fotografia di Antony Stanley condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

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La leggenda dice che qui sia sepolto anche il famoso William Kidd, tumulato in posizione verticale per punirlo dei suoi peccati.

William Kidd

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In realtà il corsaro, che all’inizio della sua carriera era al servizio della corona britannica, è sepolto in Inghilterra, ma molti credono che il suo tesoro, il più grande mai accumulato da un pirata, si trovi qui, sepolto da qualche parte nel mare che circonda l’isola.

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Circa una dozzina di naufragi avvennero al largo della costa di Île Sainte-Marie, e molti cercatori di tesori continuano ad esplorare la zona, sperando di ritrovare almeno una parte di quei preziosi bottini.

Sotto, fotografia di Lemurbaby condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

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Altre leggende aleggiano sull’isola: secondo alcuni fu ad essa che si ispirò Robert Louis Stevenson per il suo capolavoro L’isola del tesoro. Più romantica è quella che vede Île Sainte-Marie come parte del territorio di Libertalia, una colonia anarchica fondata alla fine del 17° secolo dal capitano James Misson. Per 25 anni i pirati di Libertalia diedero vita ad una società utopica, dove tutti i beni erano condivisi, e la pirateria veniva esercitata contro i ricchi e i potenti, in favore degli oppressi, contro ogni tipo di schiavitù.

La storia di Libertalia fu raccontata nel 1724 da un certo Charles Johnson (forse uno pseudonimo di Daniel Defoe), nel suo A General History of the Most Notorious Pirates (Una storia generale dei più noti pirati), ma nessuno ha mai appurato se il racconto sia basato su un reale fatto storico, o se sia invece solo frutto della fantasia dello sconosciuto autore. L’ipotesi più probabile è che si tratti di una versione romanzata di una vicenda reale.

Isola di Santa Maria. Fotografia di Lemurbaby condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Dalla metà del 1700 Île Sainte-Marie divenne territorio francese, e i pirati dovettero salpare per altri lidi. Di loro rimangono solo le tombe, visitate oggi dai numerosi turisti che arrivano sull’isola. Forse sperano di trovare, oltre a un piccolo paradiso tropicale, anche un prezioso tesoro affondato nelle acque cristalline.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.