Il periodo della Seconda Guerra Mondiale, oltre agli eventi strettamente bellici, è di primario interesse anche per la persecuzione razziale e l’organizzazione dei campi di concentramento da parte della Germania Nazista. In questo periodo persone comuni ottennero un potere assoluto sulle altre, e fra le tante abbiamo già parlato di Joseph Mengele, Irma Grese, e molti altri.

Se non hai modo di leggere e preferisci ascoltare questa è la lettura dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Ma ce n’è una, fra queste, che merita una menzione particolare:

Ilse Koch

Ilse nasce nel 1906 a Dresda, figlia di un operaio in una famiglia senza particolari problemi economici. La sua infanzia trascorre serena, ma le conseguenze del trattato di Versailles, che impongono alla Germania severe riparazioni di guerra e consentono al DAP di prendere piede, impongono alla famiglia dure restrizioni.

Iscritta a una scuola di contabilità, trova successivamente impiego presso un’azienda privata e, nel 1932, diventa tesserata del crescente partito nazista. Nel 1934 conosce Karl-Otto Koch, comandante delle SS, che sposa nel 1936, e con il quale si reca a lavorare presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, poco fuori Berlino. Nel 1937 viene trasferita a Buchenwald, nei pressi di Weimar, dove il marito è diventato comandante del campo.

La strega di Buchenwald

Al campo, che non è di sterminio come Auschwitz, sono presenti prigionieri di guerra, politici, omosessuali ma anche, naturalmente, ebrei, rom e in genere le persone “invise” alla Germania Nazista.

Sotto, organi dei prigionieri di Buchenwald conservati in contenitori:

Ilse Koch inizia qui una vita dai tratti assurdi e deregolamentati. Non considera i prigionieri come esseri umani, ma un materiale utile alla realizzazione delle sue fantasie diaboliche.

Cerca i prigionieri con dei tatuaggi e ne ordina l’esecuzione per realizzarne oggetti in pelle (paralumi, copertine di libri, guanti e altri suppellettili)

Ordina la costruzione di un maneggio privato finanziato con il denaro rubato (250.000 reichsmark) ai prigionieri, e ne fa morire moltissimi durante i lavori

Si aggira per il campo con una frusta e flagella a sangue chiunque osi guardarla

Inoltre, conduce una vita sessuale libera da vincoli che porta il marito (il quale è consenziente alla promiscuità) a contrarre la sifilide. Il comandante, in preda alla follia, ordina l’esecuzione dell’infermiere che gli diagnostica la malattia, un ennesimo omicidio che si rivela fatale per il destino della coppia.

Sotto, Karl Otto Koch:

Fra il 1937 e il 1945 a Buchenwald muoiono circa 56.000 persone

Nel 1941 Karl-Otto Koch viene trasferito a Lublino, in Polonia, dove è fra i responsabili della costruzione del campo di concentramento e sterminio di Majdanek. La moglie Ilse rimane a Buchenwald, dove continua le sue pratiche sadiche nei confronti dei prigionieri.

Sotto, i Forni Crematori di Buchenwald:

Il 24 Agosto 1943 i coniugi Koch vengono arrestati

A imprigionarli non sono naturalmente gli alleati, ma i tedeschi stessi. Le accuse sono di arricchimento privato, appropriazione indebita e omicidio di prigionieri per impedire loro di testimoniare. L’accusatore è Josias von Waldeck-Pyrmont, responsabile delle SS della zona di Weimar che, osservando la lista dei morti, scorge il nome di Walter Krämer, infermiere capo di Buchenwald, che conosceva personalmente.

Sotto, Josias von Waldeck-Pyrmont:

Josias von Waldeck-Pyrmont indaga il caso e scopre che Karl Koch ha ordinato l’esecuzione di Krämer e Karl Peixof, un assistente medico, come prigionieri politici

Il motivo, facilmente scoperto da Josias von Waldeck-Pyrmont, è la sifilide di Koch, che questi vuole tenere segreta.

Nel timore che i due potessero spargere la voce riguardo la malattia venerea il Comandante Koch li aveva fatti giustiziare

La lista delle persone ammazzate per ragioni assurde si dilunga all’infinito, e Karl Koch viene condannato a morte. Viene ucciso il 5 Aprile 1945 nel campo di Buchenwald.

E Ilse Koch, la Strega?

Ilse viene rilasciata nel 1944, ufficialmente per insufficienza di prove. La donna va a vivere nella città di Ludwigsburg, dove viene arrestata dagli alleati il 30 Giugno 1945.

Sotto, un gruppo di prigionieri polacchi attende l’esecuzione nella foresta limitrofa al campo di Buchenwald:

Il Primo Processo

La Koch e altri 30 imputati vengono giudicati e condannati dinanzi al tribunale militare americano a Dachau nel 1947. E’ accusata di “aver partecipato a un piano criminale di aiuto, favoreggiamento e partecipazione agli omicidi di Buchenwald”. Stupendo la giuria, la Koch annuncia in aula che è incinta di 8 mesi, ma viene ugualmente condannata, il 19 agosto 1947, all’ergastolo anche per “violazione delle leggi e dei costumi della guerra”.

Nel 1948, nonostante la condanna, il Generale Lucius D. Clay, governatore militare provvisorio della zona americana in Germania, converte l’ergastolo in una sentenza di soli 4 anni, con la motivazione che:

Non ci sono prove convincenti che la donna selezionasse i detenuti per lo sterminio al fine di prelevarne la pelle tatuata o che possedesse oggetti in pelle umana

Ilse Koch durante il Processo a Dachau, nel 1947:

Nonostante le proteste, Lucius Clay non cambia opinione. Sostiene che le lampade non sono realizzate con pelle umana ma di capra, e che le eventuali violenze perpetrate dalla Koch sono contro prigionieri tedeschi e non alleati, sui quali gli USA non hanno giurisdizione.

Il Secondo Processo

Sotto la pressione dell’opinione pubblica tedesca, la Koch viene nuovamente arrestata nel 1950, e sottoposta al giudizio di un tribunale della Germania Ovest. Vengono ascoltati oltre 250 testimoni, e almeno 4 affermano di aver visto direttamente la realizzazione di oggetti in pelle umana. La Koch ha una crisi e crolla mentalmente, e non è presente in tribunale quando viene letta la sentenza, motivata da un libro di 111 pagine, che la condanna all’ergastolo.

Si impicca ad Aichach il 1° Settembre 1967

I coniugi Koch avevano due figli, di cui uno si suicida subito dopo la guerra perché “non può vivere con la vergogna dei crimini dei suoi genitori“. Il figlio concepito in cella con uno sconosciuto prigioniero tedesco, battezzato Uwe Köhler, apprende l’identità della madre a 19 anni, poco prima del suicidio. Egli si reca spesso a farle visita, e chiederà la riabilitazione postuma per la sua reputazione, che non verrà mai concessa.

Sotto, in un video durante il processo del 1950:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...