Ilse Koch: lo Spietato Sadismo della “Strega di Buchenwald”

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale, oltre agli eventi strettamente bellici, è di primario interesse anche per la persecuzione razziale e l’organizzazione dei campi di concentramento da parte della Germania Nazista. In questo periodo persone comuni ottennero un potere assoluto su altri esseri umani. Ma ce n’è una, fra queste, che merita una menzione particolare:

Ilse Koch

Ilse è stata una criminale di guerra tedesca che commise tremende atrocità mentre il marito Karl-Otto Koch era comandante a Buchenwald. La signora Koch non aveva una posizione ufficiale nello Stato nazista, ma divenne una delle figure più conosciute legate ai campi di concentramento.

Vista la gravità delle sue presunte azioni – dico presunte e dopo capirete perché – tra cui quella di aver scelto di destinare prigionieri alle camere a gas per fabbricare paralumi e altri oggetti con la loro pelle, il suo processo del 1947 presso la commissione militare statunitense a Dachau ricevette l’attenzione dei media di tutto il mondo. Le testimonianze sul suo operato furono scioccanti, ma quanto c’è di vero dietro le affermazioni di tutti i suoi accusatori?

Per scoprirlo partiamo dall’inizio della storia della signora Koch, ma prima vi ricordo che trattare argomenti controversi come questo ci mettono in grande difficoltà sui social, siamo censurati un po’ ovunque, quindi se pensate che sia importante trattare anche questi temi potete iscrivervi, fare iscrivere i vostri amici, la nonna la zia il cugino e anche il vicino simpatico che vi tiene il gatto. Insomma date visibilità al nostro lavoro, ve ne saremo davvero grati, e se avete la possibilità, ma solo per chi ne ha la possibilità, abbonatevi al nostro canale YouTube, costa solo 1€ al mese ma tanti di voi ci consentono di lavorare in modo molto più sereno, siamo già a più di 700 sostenitori e l’obiettivo adesso sarebbe arrivare a 1000. Grazie a tutti.

La vita di Ilse Köhler

Ilse Köhler nasce nel 1906 a Dresda, figlia di un operaio, in una famiglia senza particolari problemi economici. La sua infanzia trascorre serena, ma le conseguenze del trattato di Versailles, che impongono alla Germania severe riparazioni di guerra e consentono al DAP di prendere piede, impongono alla famiglia dure restrizioni.

Ilse si iscrive a una scuola di contabilità, trova impiego presso un’azienda privata e, nel 1932, diventa tesserata del partito nazista. Nel 1934 conosce Karl-Otto Koch, comandante delle SS. E’ amore a prima vista. Lui è divorziato, ha 10 anni più di lei, ma i due si chiamano con nomignoli teneri, lui “Pimpf”, lei “Karli”. Nel 1936 decidono di sposarsi. La cerimonia si svolge nei pressi del campo di concentramento di Sachsenhausen, a 30 Km da Berlino, con un rito semi-pagano. A Mezzanotte ci sono lei e lui di fronte all’imitazione di una pietra runica, circondati da SS con una torcia in mano. Lui indossa l’uniforme delle SS, lei un vestito a fiori, immaginatevi lo scenario. Nel 1937 Karl Koch viene trasferito come comandante a Buchenwald, nei pressi di Weimar, un campo di concentramento che inizialmente era di dimensioni modeste ma che nel corso degli anni diventa uno dei principali della macchina di lavoro e sterminio nazista.

La strega di Buchenwald

Al campo sono presenti prigionieri di guerra, politici, omosessuali ma anche, naturalmente, ebrei, rom e in genere le persone “invise” alla Germania Nazista. Diamo qualche numero per orientarci: a Buchenwald vengono internate circa 240.000 persone, ne muoiono fra le 50 e 60 mila, di cui una percentuale significativa è ebrea, almeno 11.000 persone. Da questi dati possiamo capire che non è un campo pensato per la soluzione finale ebraica come Auschwitz.

Qui i coniugi Koch iniziano una vita fuori dalle righe, in tutti i sensi. Karl è famoso per essere un approfittatore e un ladro, e requisisce tutto quello che può dai prigionieri del campo. Ilse non è da meno. Anni dopo si scoprirà che i due sono passati dall’avere pochi marchi sul conto corrente, lui 600 e lei 121, a 45.000 e 25.000, cifre immense con cui fra le tante cose organizzano feste lussuosissime, tanto da impressionare persino Heinrich Himmler. Ma i due al campo non rubano e basta.

Le voci circolano soprattutto su Ilse, che sembra fosse una vera e propria strega omicida. Di lei ci racconta un episodio un prigionero, Herbert Froeboeß:

Nell’estate del 1940 stavamo lavorando nello stadio delle SS. Era una giornata calda, e lavoravamo con la parte superiore del corpo esposta. Avevamo un giovane francese o belga che lavorava per noi, di nome Jean Collinette. Era conosciuto in tutto il campo per i suoi tatuaggi. Particolarmente vistosi erano un serpente cobra colorato arrotolato intorno al suo braccio sinistro fino in cima, e un veliero a quattro alberi particolarmente ben tatuato sul petto.

Ilse Koch passò a cavallo, tenne il suo cavallo davanti a Jean, guardò i tatuaggi e scrisse il suo numero. Quella sera Jean fu chiamato al cancello e non lo vedemmo più. Sei mesi dopo,nel dipartimento di patologia del campo, ho riconosciuto un pezzo di pelle con il veliero di Jean. Più tardi ho visto la stessa nave in un album di foto dei Koch“.

E qui viene fuori la macabra passione con la quale Ilse Koch diventerà famosa anni dopo: realizzare oggetti d’arredamento con la pelle dei detenuti. La voce gira al campo. “Se sei tatuato la Komandeuse ti ammazza e poi usa la tua pelle per confezionare dei paralume”. Anni dopo in America la chiameranno “la signora dei paralumi”. Voci fra prigionieri, terrore fra gli internati, chissà dove inizia la leggenda e dove la realtà, ma difficile che dietro tutto questo fumo non ci sia neanche un briciolo di arrosto.

I Koch però stanno esagerando, e stanno andando incontro a un tragico destino. I fatti che conosciamo sono questi. A Karl Koch viene diagnosticata la sifilide, la coppia ha una relazione aperta, Ilse è amante occasionale di moltissimi ufficiali delle SS e per questo è invisa alle loro mogli. Di Karl sappiamo che è un ladro ma anche un assassino, perché quando gli viene diagnosticata la sifilide fa uccidere il dottor Walter Krämer: non vuole correre il rischio che questi sparga la voce della sua malattia.

Furti agli internati, omicidi fra tedeschi, una relaziona promiscua e tanta crudeltà. I Koch non possono continuare in questo modo a Buchenwald, e infatti nel ’41 il potente Karl-Otto viene trasferito a Majdanek, anche se Ilse rimane in quel campo di concentramento che considera casa propria.

Koch rimane tranquillo per un anno circa, poi nell’agosto del ’42 86 prigionieri di guerra sovietici fuggono, e lui viene trasferito a Berlino, dove non può più far danni.

Il 24 Agosto 1943 i coniugi Koch vengono arrestati

A imprigionarli non sono naturalmente gli alleati, ma i tedeschi stessi. Le accuse sono di arricchimento privato, appropriazione indebita e omicidio di prigionieri per impedire loro di testimoniare. L’accusatore è Josias von Waldeck-Pyrmont, responsabile delle SS della zona di Weimar che, osservando la lista dei morti, scorge il nome di Walter Krämer, il dottore di Buchenwald, che conosceva personalmente.

Josias von Waldeck-Pyrmont indaga sul caso e scopre che Karl Koch ha ordinato l’esecuzione di Krämer e Karl Peixof, un assistente medico, come prigionieri politici

Il motivo è solo quello di tenere nascosta la sifilide, e Josias von Waldeck-Pyrmont lo scopre subito.

Il Comandante Kock, nel timore che i due possano spargere la voce riguardo la malattia venerea li ha fatti giustiziare

La lista delle persone ammazzate per ragioni assurde si allunga all’infinito, e Karl Koch viene condannato a morte. Viene ucciso il 5 Aprile 1945 nel campo di Buchenwald, una settimana prima che venga liberato dagli alleati.

E Ilse Koch, la Strega?

La donna viene rilasciata nel 1944, ufficialmente per insufficienza di prove. Va a vivere nella città di Ludwigsburg, sta tranquilla un annetto, ma il 30 giugno del 1945, mentre fa una passeggiata, viene riconosciuta e arrestata dagli alleati.

Il Primo Processo

Ilse Koch e altri 30 imputati vengono giudicati e condannati dinanzi al tribunale militare americano a Dachau, nel 1947. La donna é accusata di “aver partecipato a un piano criminale di aiuto, favoreggiamento e partecipazione agli omicidi di Buchenwald”. Ma Ilse ha un asso nella manica. La Koch annuncia in aula di essere incinta di 8 mesi e quindi non viene condannata a morte, pena che viene comminata a 22 dei 30 imputati al processo. Il padre è probabilmente un altro imputato Fritz Schäffer, che è riuscito a scavare un tunnel fino all’interno della cella. Ilse Koch viene condannata all’ergastolo, il 19 agosto del 1947.

Nel 1948, nonostante la condanna, il Generale Lucius Clay, governatore militare provvisorio della zona americana in Germania, converte l’ergastolo in una sentenza di soli 4 anni. La motivazione è che:

Non ci sono prove convincenti che la donna selezionasse i detenuti per lo sterminio al fine di prelevarne la pelle tatuata o che possedesse oggetti in pelle umana

Nonostante le proteste pubbliche, Lucius Clay non cambia opinione. Sostiene che le lampade non sono realizzate con pelle umana ma di capra, e che le eventuali violenze perpetrate dalla Koch sono state compiute contro prigionieri tedeschi e non alleati, sui quali gli Stati Uniti non hanno giurisdizione.

Ma “la strega di Buchenwald” ormai è un personaggio pubblico, e quella decisione fa andare su tutte le furie gli americani. Ed Sullivan del New York News scrive: “Forse il nostro esercito ha rivisto il verdetto solo perché Ilse Koch possa tornare nel business dei paralumi”. Prima di un concerto del pianista Walter Gieseking un gruppo di manifestanti si trovano davanti alla Carnegie Hall con dei cartelli con scritto “Ilse Koch non suona, stasera?“. Della vicenda arriva a interessarsi anche il presidente Truman, tanto è arrivata ad essere di dominio pubblico.

Il Secondo Processo

Tutta quella pressione dell’opinione pubblica, sia in America sia in Germania, porta Ilse Koch a un secondo processo. Viene nuovamente arrestata nel 1949 e sottoposta al giudizio di un tribunale della Germania Ovest. Sono ascoltati oltre 250 testimoni, di cui 50 per la difesa, e almeno 4 per l’accusa dichiarano di aver visto la Koch scegliere prigionieri tatuati, che poi venivano uccisi, o di aver visto o partecipato al processo di fabbricazione di paralumi di pelle umana dalla pelle tatuata. Ma l’accusa lascia cadere questa accusa perché non riesce a provare che i paralumi o altri oggetti siano effettivamente fatti con pelle umana. La Koch ha diverse crisi e crolla mentalmente, e non è presente in tribunale quando viene letta la sentenza, motivata da un libro di 111 pagine, che la condanna all’ergastolo.

La giuria giunge alla conclusione che i precedenti processi del 1944 e del 1947 non costituiscono un ostacolo al procedimento, e alla fine la donna viene condannata per sette capi d’accusa di incitamento a gravi lesioni personali, un capo d’accusa di incitamento al tentato omicidio e un capo d’accusa di incitamento all’omicidio. Il 15 gennaio 1951 viene condannata all’ergastolo e alla perdita permanente dei diritti civili. Vi racconto un particolare curioso che ci dà un po’ il segno dei tempi. Nella sua sentenza il tribunale di Augusta definisce i crimini commessi dalla Koch a Buchenwald particolarmente gravi perché “aveva consapevolmente soppresso ogni sentimento di compassione e pietà che provava in quanto donna dando invece libero sfogo alla sua ricerca di potere e prestigio, alla sua arroganza e al suo egoismo“. Siamo nel 1951 e la differenza di genere è ancora nettissima, anche per i giudici.

La Koch fa appello per ottenere l’annullamento della sentenza, ma il ricorso viene respinto il 22 aprile 1952 dalla Corte federale di giustizia. In seguito presenta diverse istanze di grazia, tutte respinte dal Ministero della Giustizia bavarese. Si appella anche alla Commissione internazionale per i diritti umani, ma invano. Le spetta solo l’ergastolo.

Sconta in cella circa 15 anni di detenzione, poi, il 1° settembre del 1967, è un venerdì, si impicca ad Aichach. Aveva 61 anni

La storia di Ilse Koch finisce qui, difficile dire dove cominci la realtà e dove la fantasia, in questi casi il consiglio è sempre aver fede nelle carte processuali. La particolarità di questa vicenda sui campi di concentramento è quella che i coniugi Koch furono accusati e processati perché avevano rivolto la loro violenza contro dei tedeschi. Dei prigionieri delle altre nazionalità e religioni, in fondo, non interessava nulla a nessuno.

Ilse e Karl Koch avevano avuto un figlio, Artwin nato nel 1938, e due figlie, Gisela nata nel 1939 e Gudrun nel ’40. Gudrun muore di polmonite a quattro mesi nel febbraio del 1941; Artwin si suicida nel 1964 mentre Gisela è morta nel 2021. Il figlio concepito in cella si chiama Uwe Köhler, il cognome da nubile della donna, e appena nato viene consegnato alle autorità bavaresi per la tutela dei minori. Uwe scopre l’identità di sua madre solo da adolescente, ha 19 anni, ma vuole comunque farle visita, poco tempo prima che Ilse ponga fine ai suoi tormenti.

Sotto, in un video durante il processo del 1950:


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