Ad un passo dal cielo, in uno sperduto lembo di terra al confine tra Svizzera e Italia, l’architetto milanese Piero Portaluppi, uno tra i più stravaganti professionisti della sua epoca, realizzò la sua opera più surreale: il Wagristoratore.

Al Passo di San Giacomo (Val d’Ossola), a 2318 metri di altezza, il fantasioso Portaluppi – poco ricordato nella storia dell’architettura proprio per la giocosità del suo lavoro, che contrastava con il rigido razionalismo dell’epoca – realizzò un’opera stupefacente: in vetta alla montagna, in un luogo quasi inaccessibile, fece collocare due vagoni ferroviari, innalzati su dodici pilastri in cemento armato.

Il Wagristoratore era uno stravagante punto di ristoro, che fu inaugurato nel 1930, a cui si affiancava una seconda carrozza, che fungeva da vagone-letto. Tra le due, doveva sorgere un corpo di fabbrica, inizialmente disegnato come un edificio a tre piani che poteva ricordare la sagoma di San Giacomo Pescatore, poi trasformato in un più classico chalet alpino dal tetto spiovente.

La costruzione non fu mai realizzata, ma il Wagristoratore, gestito dalla Società Anonima Alberghi della Formazza, fondata dallo stesso Portaluppi, accoglieva turisti e alpinisti che, ad appena tre ore da Milano, si trovavano immersi in una natura incontaminata, “in uno scenario di completa bellezza montana”.

Non erano però spartani  gli allestimenti del wagon-restaurant e del wagon-lit, decorati con gusto mondano da risplendenti di stucchi dorati e scenografici velluti rossi.

Purtroppo, del sorprendente Wagristotatore oggi rimangono solo i pilastri in cemento, perché le carrozze furono probabilmente distrutte verso la fine della seconda guerra mondiale, quando la zona divenne un luogo di passaggio per coloro che tentavano di fuggire in Svizzera.

Tuttavia, secondo alcune testimonianze, nel 1948 i vagoni erano ancora interi, ma comunque ‘scomparvero’ sicuramente negli anni ’50, senza lasciare traccia del sogno di Piero Portaluppi.

Fonti: Fondazione Piero PortaluppiArchivio iconografico del Verbano Cusio Ossola;

L’architettura nelle città italiane del XX secolo” testo a cura di Vittorio Franchetti                Pardo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.