Chi non si è chiesto, almeno una volta, che faccia avessero i nostri lontani progenitori, gli uomini e le donne di Neanderthal, di Cro-Magnon, o anche solo della più recente età del Neolitico?

Una nuova Galleria di Archeologia, inaugurata lo scorso mese di gennaio al Museo di Brighton, in Gran Bretagna, soddisfa almeno in parte questa curiosità.

Utilizzando tutti i dati a loro disposizione, ricavati dai resti di persone trovate nell’area di Brighton, ma anche nell’Europa continentale, gli scienziati hanno ricostruito i volti di sette antichi abitanti dell’Europa. Un lavoro complesso, che ha richiesto centinaia di ore di applicazione, realizzato avvalendosi delle informazioni ricavate da datazioni al radio-carbonio, dall’analisi del DNA (quando possibile) per stabilire il colore degli occhi, della pelle e dei capelli, e dallo studio della dentatura.
Oscar Nilsson, un artista forense di origine svedese, ha realizzato copie in 3D dei teschi in esame, e ha poi usato la plastilina per ricostruire i volti, terminando il lavoro con la pelle artificiale, in grado di riprodurre dettagli come le rughe o i pori.

I risultati di questo lunghissimo lavoro sono molto realistici, talvolta sorprendenti, perché le ossa sono in grado di raccontare molte cose sulla vita delle persone, anche vissute in tempi così lontani: se erano sane, se facevano un lavoro faticoso, o addirittura, se sono morte assassinate!

La Donna di Neanderthal

Il volto più antico ricostruito da Nilsson appartiene a una donna di Neanderthal, morta all’incirca 30.000 anni fa, il cui cranio fu trovato in una grotta a Gibilterra. Probabilmente appartenente a uno degli ultimi gruppi della sua specie vissuti in Europa, la donna aveva la carnagione chiara e i capelli castani tendenti al rossiccio.

L’Uomo di Cro-Magnon

La ricostruzione di Nilsson si è basata su un teschio trovato in Francia, appartenente a un tipo di homo-sapiens chiamato appunto Cro-Magnon, diffuso in molte aree dell’Europa, dell’Africa, dell’Asia e del Nord America tra i 30.000 e i 10.000 anni fa. Nilsson mostra un volto dalla pelle molto scura, una carnagione simile a quella degli odierni nordafricani, ma ancora più tendente al color cioccolato.

La Mamma dell’Età della Pietra


Lei è la “Donna di Whitehawk” (dal luogo del ritrovamento, vicino a Brighton), vissuta durante il neolitico, all’incirca 5.000 anni fa. Aveva appena vent’anni quando fu sepolta con un neonato in braccio: probabilmente morì di parto. La donna, dalla carnagione molto scura e di corporatura minuta, alta appena 145 centimetri, è stata trovata attorniata da molti amuleti e oggetti di vita quotidiana.

L’Uomo di Slonk Hill

Procedendo in ordine cronologico, Nilsson ha ricostruito il volto di un uomo dell’età del ferro, vissuto all’incirca 2.000 anni fa. Era sepolto a Slonk Hill, una località vicino a Brighton, sopra un letto di conchiglie, e con un amuleto sorprendentemente molto simile a uno trovato nella tomba della Donna di Whitehawk, vissuta tremila anni prima di lui. Quest’uomo, morto abbastanza giovane, tra i 24 e i 31 anni, era sano e robusto, con una costituzione forte e bei lineamenti, con denti un po’ distanziati fra loro. Nilsson ha acconciato i suoi capelli in uno stile che era diffuso tra le tribù germaniche dell’età del ferro, ovvero raccolti in una crocchia dietro la testa.

Patcham Lady

La donna chiamata Patcham Lady visse in Gran Bretagna nel 250 d.C, quando l’isola era una provincia dell’Impero Romano. Morì intorno ai 30 anni d’età questa giovane britannica dalla pelle chiara, ma il suo scheletro mostra i segni di una vita segnata dalla fatica. Ma il particolare più interessante trovato da Nilsson era nel cranio della donna: un’unghia conficcata nella parte posteriore della testa. Forse l’unghia fu inserita post-mortem, come parte di un rituale volto a impedire il suo ritorno fra i vivi. Oppure la donna potrebbe essere stata assassinata: contrariamente alla tradizione, nessun oggetto le era stato messo vicino nella sua sepoltura. Ma, come dice Nilsson “In questo caso non lo sapremo mai”.

L’uomo medioevale

L’ultima ricostruzione facciale, in ordine cronologico, è quella di un uomo anglosassone vissuto intorno al 500 dC.

La ricostruzione dei volti di questi uomini e donne che abitavano l’Europa in epoche così lontane nel tempo, e nel modo di vivere, ci consentono di percepirli un poco più vicini, più simili a noi: esseri umani e non solo “reperti archeologici”.

Fonte immagini: Royal Pavillon & Museum; Brighton & Hove

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.