Il Troll di Fremont (Conosciuto anche come “il Troll sotto al Ponte) è una scultura quartiere Fremont di Seattle, nello stato di Washington negli Stati Uniti. Il Troll è stato scolpito da quattro artisti locali: Steve Badanes, Will Martin, Donna Walter, e Ross Whitehead. L’idea di un troll che vive sotto a un ponte deriva dalla favola scandinava De tre bukkene Bruse, che racconta di come tre capre siano riuscite ad ingannare un Troll che viveva sotto ad un ponte e che “era tanto legato al suo territorio che mangiava chiunque vi passasse sopra…” (su Wikipedia la favola completa).

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Flickr:

La storia della scultura è assai interessante, e narra di come, grazie all’Arte, si possano riqualificare zone della città. Nel 1990 l’Arts Council di Fremont indisse un concorso artistico il cui obiettivo era riabilitare l’area sotto al ponte, che stava diventando una discarica e un rifugio per gli spacciatori. Il progetto del Troll dei quattro artisti vinse il concorso, e fu realizzato durante lo stesso anno.

Il Troll è costruito con tecnica mista, realizzato con una struttura metallica e cemento armato, che si trova sotto l’estremità nord del George Washington Memorial Bridge (noto anche come il ponte di Aurora). La figura del Troll stringe in mano un Maggiolino Volkswagen, proprio come se fosse appena stato “rapito” dalla carreggiata soprastante (similmente a quanto raccontato nella favola). Le dimensioni della statua sono imponenti con un’altezza di 5,5 metri e un peso di 6 tonnellate circa. I visitatori sono invitati a salirci, farsi le fotografie e a toccare l’unico occhio visibile.

Nel 2005 la via sopra al ponte fu ribattezzata “Troll Avenue” in onore della scultura. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

troll-avenue

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...