Durante l’epoca vittoriana la masturbazione, nota anche come onanismo, era ritenuta un male morale e fisico. I manuali medici dell’epoca la affrontano nei termini più severi, incolpando la masturbazione maschile del conseguente esaurimento degli umori vitali del corpo, ma anche per ogni malattia immaginabile come la cecità, l’impotenza, l’epilessia, la stanchezza cronica, il disordine mentale e persino la morte prematura (come evidente in questo manuale francese del 1830).

Nel XIX secolo le preoccupazioni riguardo gli effetti deleteri della masturbazione aumentarono in modo incontrollato e, ovviamente, senza alcun fondamento. Durante l’epoca vittoriana, in cui erano valori morali di alto valore l’autodisciplina e il controllo, si escogitarono diversi mezzi per scoraggiare e controllare l’onanismo maschile e femminile.

Anello uretrale a quattro punte per il trattamento della masturbazione, del 1887. (Immagine via Wellcome Library CC BY 4.0)

Nel suo libro del 1845, “The Secret Companion: A Medical Work on Onanism or Self-Pollution“, il chirurgo RJ Brodie afferma che il paziente che desidera un sollievo dalle conseguenze della masturbazione deve prima:

Interrompere completamente questa pratica terribile, per quanto difficile da fare dalla forza dell’abitudine

Naturalmente era più facile a dirsi che a farsi, specialmente per quei pazienti che riferivano di praticare più volte al giorno. Ai “malati cronici” i medici raccomandavano frequenti cambiamenti nella dieta, l’aumento dell’attività fisica e la preghiera. Per i casi disperati, i medici a volte raccomandavano misure disperate. Venivano venduti cordiali e medicine brevettate, ma anche cure più invasive, come lo shock elettrico ai genitali. Secondo il libro “Sexualities in Britain“, negli anni ’50 dell’800 alcuni medici prescrissero la circoncisione come trattamento estremo alla masturbazione.

“The Electric Alarum” per il trattamento della masturbazione, che prevedeva uno shock ai genitali maschili, immagine del 1887. (Immagine via Wellcome Library CC BY 4.0)

E le donne?

La masturbazione era un fenomeno considerato prettamente maschile, ma le donne non furono completamente esenti dalla “caccia all’onanista”. Secondo Joan Perkin, autrice di un volume del 1993 dal titolo “Victorian Woman”, alcuni medici pensavano che la masturbazione causasse un numero crescente di casi di isterismo fra le ragazze, curate spesso con la reclusione nei terrificanti istituti psichiatrici dell’epoca.

Sotto, Cintura di castità foderata di stoffa, necessaria prima dell’introduzione dell’acciaio inossidabile. Nonostante il mito che vuole gli uomini del medioevo intenti a bloccare le donne con le cinture di castità, nessun esemplare di questi dispositivi in nessun museo Europeo è antecedente al XVI secolo, mentre alcuni sono dei falsi storici del XIX secolo (Immagine via Wikipedia):

Alcuni medici arrivarono ad affermare che la masturbazione fosse la causa di:

Alcune forme di follia, epilessia e isteria nelle femmine

Cintura di castità con il classico lucchetto e “morso” dentato. Con ogni probabilità un falso storico (Immagine via Welcome Images)
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Oltre a varie cinture di castità e simili aggeggi, la cura estrema della masturbazione femminile era drammatica. La Perkin menziona un ginecologo, Isaac Baker Brown, che gestiva una clinica londinese nel 1860. Il suo trattamento estremo era un’operazione chirurgica:

La rimozione del clitoride

Brown non fu l’unico medico durante l’epoca vittoriana a eseguire clitoridectomie sulle donne e ragazze, ma la pratica rimase comunque controversa. La Perkin sottolinea che il numero totale di donne operate in totale “deve essere stato molto piccolo” e, infine, come nota a margine riporta che Brown venne infine espulso dalla Società Ostetrica.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...