Non è felice Ibrahim (1615-1648) quando gli dicono che suo fratello, Murad IV, sultano dell’Impero Ottomano, è morto.

Il Sultano Murad IV

E’ lui che deve succedergli al trono, ma teme una trappola: forse il fratello vuole semplicemente osservare la sua reazione per poi ucciderlo, se solo avesse mostrato troppa contentezza.

Ibrahim I

D’altra parte ne aveva già fatti fuori tre di fratelli, e lui, confinato nel Kafes – la Gabbia del Topkapi dove sono rinchiusi i principi ereditari – teme ogni giorno per la sua vita. E ha ragione, perché in realtà Murad avrebbe voluto eliminarlo, ma poi ci ripensa per far contenta la madre, la potentissima Kösem, che ha anche il titolo di Valide Sultan, ovvero madre del sultano, praticamente la persona più potente dell’impero dopo il sultano stesso.

Il Kafes, la Gabbia del Topkapi

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I lunghi anni trascorsi rinchiuso nel Kafes hanno influito un bel po’ sulla salute mentale di Ibrahim, ma non così tanto da impedirgli di prendere delle precauzioni. In sostanza, accetta il trono solo dopo essersi accertato personalmente della morte di Murad, e dopo lunghe insistenze della madre e del Gran Visir.

Le vetrate della Gabbia dei Principi

Immagine di SBarnes via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Così, a venticinque anni il riluttante erede sale al trono con il nome di Ibrahim I, ma in realtà a governare è il Gran Visir, che nei successivi quattro anni si occupa anche di trasformare il giovane sultano in un buon sovrano.

Purtroppo però Ibrahim, unico maschio rimasto vivo della sua dinastia, è soggetto a mancamenti fisici e a ripetuti attacchi di mal di testa. La madre lo incoraggia a dedicarsi, più che alla politica, alle donne dell’harem, e difatti si ritrova ben presto con tre eredi.
Intanto il sultano si fa influenzare da soggetti poco raccomandabili, come uno spiritista che, con la scusa di curare i suoi disturbi, riesce a manipolarlo. Ibrahim non ha più freni, e si concede ogni tipo di stravaganze oltre a far giustiziare il Gran Visir, che sarà sostituito da un compare del ciarlatano.

Ibrahim I

Tutte le energie del sultano sono dedicate alle donne dell’harem: nel giro di sette anni le concubine gli danno diciotto figli, che non sembra nemmeno un numero eccessivo vista la leggenda che lo voleva accoppiarsi anche con ventiquattro donne diverse in un solo giorno.

Otto “fortunate” sono elevate al rango di “consorte reale”, posizione non priva di vantaggi: il sultano dona loro terre e ricchezza, tolte senza scrupolo alle sorelle e alle cugine; all’ultima regala addirittura il palazzo di un pascià, che in occasione delle nozze fa rivestire con pellicce di zibellino.

Il Palazzo di Ibrahim Pasha, donato a una delle mogli dal sultano

Immagine di pubblico dominio

Ma la preferita fra tutta è la concubina soprannominata Sachir Para, Zolletta di zucchero. Un nomignolo affettuoso che non rende bene l’idea del soggetto:

Una donna che pesa intorno ai 150 chili

Le donne parecchio in carne sono le preferite del sultano, ma Sachir Para ha qualcosa di più. Tra le tante stravaganze del sultano c’è quella di trovare una donna che abbia le parti intime simili a quelle di una giovenca. Pare che sussurrasse:

Se trovassi una donna con quelle stesse dimensioni nelle sue parti nobili, sarei felice!

E’ così ossessionato da quest’idea da far fare un calco in gesso dell’organo sessuale di una mucca, poi riprodotto in molte copie d’oro, distribuite ai vari governatori del sultanato, che devono ricercare la donna che risponda a quel requisito.

E’ lei, Sachir Para, che risponde appieno alle esigenze del sultano. Nell’harem diventa subito la preferita di Ibrahim, e automaticamente quella più malvista dalle altre concubine e dalle mogli ufficiali. Pare qualcuno cerchi di avvelenarla, e la donna vuole prendere le sue precauzioni. Mette in giro la chiacchiera che una (o due) delle concubine se la facciano di nascosto con un giannizzero. Ibrahim è fuori di sé, cerca di scoprire chi sia la donna infedele, ma non ci riesce. Allora decide di punire tutte quante: le 280 donne dell’harem, esclusa Sachir e la moglie regale (madre dell’erede al trono) vengono infilate ciascuna in un sacco zavorrato con delle pietre, e gettate nel Bosforo. Solo una di loro si salverà.

Ritratto di una delle mogli di Ibrahim I, forse di nome Zaffira

A quel punto la madre, con il paese quasi in rovina per le spese folli del figlio (faceva radere i suoi gatti e li rivestiva con pellicce di zibellino, beveva solo in tazze d’ambra, aveva abiti con pietre preziose al posto dei bottoni, e forse metteva dei diamanti nella barba…) acconsente a che il sultano venga deposto (ma non ucciso), e salga al trono il suo primogenito.

Ibrahim invece viene strangolato, e anche la preferita Sachir segue probabilmente la sua stessa sorte

La potente Kösem invece mantiene il suo potere, come reggente per il nipote che ha solo sette anni. Poi, tre anni dopo, anche lei farà una brutta fine, per mano della nuora che vuole prendere il suo posto. A conti fatti, non era poi un gran privilegio essere dei sultani…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.