Roma, fine del IX secolo: sono tempi durissimi per chi sale al soglio pontificio. Ogni papa, chiunque esso sia (e sono molti, visto che tra l’816 e il 900 se ne contano ventuno), deve vedersela più con faccende politiche che religiose. E la politica, la lotta per il potere in Italia, è altrettanto dura. Ogni due per tre c’è qualcuno che avanza pretese al trono, sia come re d’Italia, sia come Imperatore dei Romani.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

L’impero carolingio è ormai diviso in due tra Franchi occidentali (i francesi, peraltro divisi in diversi regni) e Franchi Orientali (i germanici), guidati alla fine dell’800 da Arnolfo di Carinzia, che si fregia del titolo di Re di Baviera, Re dei Franchi orientali, per un brevissimo periodo Re d’Italia e poi Imperatore.

Arnolfo di Carinzia:

Quel titolo di Re d’Italia (che governa sui territori italiani del dissolto regno carolingio) fa gola a molti, anche se in realtà la corona ce l’ha Berengario, marchese del Friuli, filo-germanico.

A contendergli il trono però ci si mette Guido II da Spoleto, che vanta qualche ascendenza carolingia. E’ ambizioso Guido, e proviene da un casato che ha approfittato della scarsa presenza del potere imperiale nelle sue terre per diventare assai potente, anche grazie a ben concertati matrimoni che creano importanti alleanze. Proprio come quello di Guido, che sposa una donna che in quanto ad ambizione e sete di potere non gli è da meno, Ageltrude, figlia del principe longobardo di Benevento.

Guido, peraltro grande condottiero che aveva sgominato i saraceni nei pressi delle storiche forche caudine, si scontra con Berengario in quel di Piacenza, gli infligge una pesante sconfitta, e pretende la nomina a Re d’Italia, che un’assemblea di vescovi, riuniti a Pavia, gli riconosce. Tutto fila liscio, perché il papa Stefano V approva la nomina, e il 21 febbraio 891 lo consacra imperatore, associandogli anche il figlio Lamberto. Le cose cambiano quando sale al soglio pontificio Formoso, papa filo-germanico, eletto proprio grazie al sostegno di Arnolfo e Berengario. Ma i due sono lontani, e il papa non può permettersi di inimicarsi Guido, che invece è lì a due passi da Roma. Così, il 30 aprile 892, rinnova addirittura la sua incoronazione (e quella del figlio), in una cerimonia che si tiene a Ravenna.

Sotto, Papa Formoso:

Ma questo non serve a contenere la politica aggressiva di Guido, che si permette spesso e volentieri di sconfinare nei territori dello Stato Pontificio. Formoso teme che le razzie dello spoletino provochino malcontento a Roma, dove le fazioni rivali sono sempre sul piede di guerra, e aspettano solo l’occasione giusta per provocare tumulti e sommosse. Il papa, allora, nell’893, invoca l’aiuto di Arnolfo, che si limita a scendere fino a Milano e Pavia, dove sono i marchesi di Toscana a fare atto di sottomissione, ma non Guido.

Lui farebbe guerra a oltranza, se non fosse che alla fine dell’894 muore, lasciando un po’ nei guai la moglie Ageltrude e il figlio Lamberto, che a soli 14 anni dovrebbe essere il nuovo imperatore. Ed è proprio quello che pretende la madre, corsa a Roma insieme al figlio per ottenere la conferma del titolo. Formoso nicchia, e intanto chiama nuovamente Arnolfo in aiuto. Apriti cielo:

La donna incita la fazione anti-germanica, che prevale, e fa chiudere il papa a Castel Sant’Angelo

Questa volta però Arnolfo arriva fino a Roma, dove la vittoria è tutto sommato facile. Libera il papa, approfitta della sosta nella Città Eterna per farsi nominare imperatore, e poi riparte verso Spoleto, per liberarsi una volta per tutte dei fastidiosissimi duchi. Non ce la fa, perché mentre è in viaggio lo colpisce una paralisi e gli tocca tornare in Germania. Nuovo colpo di scena: Formoso si ritrova nuovamente con una città in balia dei tumulti, e lui pensa che ne ha abbastanza e muore, anche se forse non di sua spontanea volontà, ma avvelenato, il 4 aprile 896.

Il papa viene sepolto in Vaticano e dovrebbe finalmente aver trovato pace. Non è così, perché la terribile Ageltrude non gli perdona lo sgarbo di aver chiamato Arnolfo in Italia. E avanza al nuovo papa, Stefano VI, peraltro eletto con i voti della fazione pro-spoletina, una pretesa che definire raccapricciante è un eufemismo.

Il sinodo del Cadavere

Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870), Nantes, Musée des Beaux-Arts:

La donna e il figlio Lamberto esigono che Formoso sia processato, post mortem, per l’accusa di sacrilegio. E Stefano accetta: fa riesumare il cadavere e organizza il macabro processo. E’ il febbraio 897, Formoso è morto da 9 mesi, e il suo corpo in decomposizione, tenuto insieme con delle corde, viene vestito con tutti i paramenti papali e messo a sedere sul trono pontificio, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il processo si svolge nell’arco di tre giorni, con Stefano VI, Ageltrude e Lamberto seduti su tre troni affiancati.

La farsa vede da una parte gli accusatori, che chiedono la condanna di Formoso per aver usurpato il titolo di papa a causa di un antico precetto canonico che impediva l’elezione al soglio pontificio a chi fosse già vescovo in un’altra diocesi (come Formoso, vescovo di Porto). Dall’altra c’è la difesa, in mano a diacono, che tenta di presentare le sue argomentazioni, ma viene sempre zittito, addirittura da Stefano VI in persona. Il cadavere viene riconosciuto colpevole, e condannato alla destituzione dalla sua carica di pontefice. Ciò significa che tutti suoi decreti, comprese le nomine sacerdotali, sono nulli. E non è irrilevante il fatto che proprio Formoso avesse nominato vescovo di Anagni il futuro Stefano VI, che quindi non avrebbe potuto essere papa per lo stesso motivo per cui Formoso viene condannato.

Ma la pena per Formoso non limita alla sua cancellazione come papa. I prelati riuniti in quello che verrà chiamato Sinodo del Cadavere, gli strappano i vestiti da dosso, gli amputano le tre dita della mano destra usate nel gesto della benedizione, e gettano il corpo nel Tevere. Lo ritrova tre giorni dopo un monaco, nei pressi di Ostia, e lo riconosce perché gli appare Formoso che gli dice “il mio corpo è lì”.

Stefano VI non dura molto, già qualche mese dopo viene rinchiuso a Castel Sant’Angelo e poi strangolato. Così, i resti di Formoso possono tornare a Roma. Il papa Romano non fa in tempo a seppellirlo, perché destituito dopo soli tre mesi, ed è alla fine Teodoro II, a dicembre dell’897, a organizzare una grandiosa cerimonia funebre. La riabilitazione e il funerale di Formoso sono praticamente le uniche cose che riesce a fare, perché il suo pontificato dura appena venti giorni.

Sotto, la lista dei Papi sepolti a San Pietro. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Intanto, la basilica di San Giovanni in Laterano crolla quasi completamente pochi mesi dopo il vergognoso processo, Lamberto muore per una caduta da cavallo da lì a un anno, e Ageltrude si ritira in convento. Di lei non si hanno altre notizie, se non che muore intorno al 923. La donna, che a detta dei contemporanei aveva la capacità di dominare chiunque solo con lo sguardo, trova infine la pace lontano dalle lotte di potere. O forse no?

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.