A partire dal prossimo anno, da Gennaio 2020, ai circhi del Regno Unito non sarà più consentito detenere degli animali selvatici per impiegarli nei propri spettacoli. Lo ha appena decretato il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali (DEFRA) britannico, accogliendo il grido di diverse associazioni animaliste, fra cui la Animal Defenders International, che hanno spinto i legislatori ad accogliere le proprie richieste.

L’uso degli animali selvatici come strumento di spettacolo risale alla notte dei tempi (basti pensare alle arene romane) un’usanza che aveva resistito in Gran Bretagna (e resiste in molti paesi) sino a oggi. L’impossibilità di garantire un accettabile standard di vita agli animali e il sentimento ambientalista che cresce, un po’ ovunque a livello globale, consentiranno un futuro migliore alle migliaia di animali selvatici che ogni anno vengono catturati e impiegati nei circhi itineranti.

E in Italia?

Nonostante oggi le attività con animali nel nostro paese non siano limitate, la legge del 2017 sullo spettacolo ha una voce che recita: “Revisione delle disposizioni nei settori delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti, specificamente finalizzata al graduale superamento dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse“.

La legge che proibisce l’uso degli animali nei circhi quindi esiste già, ma il suo impiego prevede la messa in atto dei decreti attuativi, che l’attuale governo, nella persona del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli, si è impegnato a fare entro l’inizio del 2019 ma che oggi, a Maggio, ancora nessuno ha visto.

Bonisoli ha spiegato il proprio punto di vista con un video del 16 Dicembre 2018:

L’ultimo aggiornamento risale al 20 Marzo 2019, quando in un post sulla sua pagina Facebook il ministro annunciava l’approdo in Parlamento della legge in tempi brevi.

La speranza di oltre il 70% degli italiani (tanti vorrebbero che non gli animali non fossero impiegati nei circhi) è che i decreti attuativi vengano resi operativi il prima possibile.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...