Il Ratto di Proserpina: Bernini interpreta la Morte e la Rinascita delle Stagioni

Il Ratto di Proserpina è una delle opere più famose esposte all’interno del noto museo romano di Galleria Borghese. Già di proprietà della Famiglia Borghese nel 1580, poi ingrandita dallo stesso Scipione Borghese, è uno dei parchi pubblici più famosi della capitale con 80 ettari di terra, diversi giardini e spazi aperti al suo interno.

Moltissime sono le opere di inestimabile valore nel palazzo che ne fanno uno dei musei più importanti della capitale. Famosa per l’esposizione di arte romana, la galleria rimane oggi un luogo visitato da migliaia di turisti e residenti soprattutto per le sculture di Antonio Canova e Gian Lorenzo Bernini.

Il Ratto di Proserpina esposto nella Galleria Borghese. Fotografia di Jk1677 condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Quest’ultimo è appunto il creatore del famosissimo “Ratto di Proserpina”. La leggenda che si cela dietro quest’opera lega la lealtà alle stagioni prospere dei giorni nostri.

La Leggenda

Proserpina viveva in una campagna della Sicilia con la madre Cerere (divinità della prosperità). Un giorno Plutone, Dio dell’oltretomba, vide Proserpina nelle campagne e si innamorò perdutamente di lei, decidendo di portarla con sé nel regno dei morti.

Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Plutone però, consapevole che Proserpina non avrebbe acconsentito a diventare regina dell’oltretomba, interpose l’autorità di Giove che acconsentì a che egli rapisse Proserpina. La ragazza, durante la violenza, in un gesto folle tirò la collana di margherite che stava raccogliendo e costruendo nel fiume, in un disperato tentativo di portare la mamma in suo aiuto lasciandole un segno della sua scomparsa. Cerere al mancato ritorno della figlia decise di iniziare un lungo digiuno e di non di arare i campi. Poiché ella era la divinità della prosperità, sulla terra si abbatté una forte carestia. La Dea però, convinta che  la figlia sarebbe tornata, dopo 9 giorni di ricerche ininterrotte riuscì a ripercorrere i passi della ragazza e a ritrovare la ghirlanda di fiori. Improvvisamente apparve a lei Elios, Dio del sole, spiegandole il rapimento di Plutone.

Dettaglio della colluttazione tra Plutone e Proserpina. Fotografia di Int3gr4te condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Cerere, dopo aver appreso dei fatti non volle comunque continuare ad arare i campi se non in cambio della restituzione della figlia Proserpina. Giove, complice di Plutone, acconsentì di farle riavere la figlia, ma Proserpina aveva già mangiato del melograno dopo giorni di digiuno.

La legge dell’oltretomba è divina, e prevede che chiunque si nutra anche di un solo boccone nell’oltretomba sia obbligato a rimanervi per sempre. Proserpina si disperò per aver mangiato 6 chicchi di quel melograno su 12 totali offerti, in 9 giorni, e provocò la pena di Giove che le consentì di tornare sulla terra.

Dettaglio della carne di Proserpina che cede teneramente alla salda presa di Plutone. Fotografia di Alvesgaspar condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Il patto stabilito però fu, che avendo mangiato 6 chicchi su 12, ella dovesse rimanere sei mesi con Cerere e sei mesi nell’oltretomba con Plutone.

Da questo famoso mito greco deriva la famosa opera del Bernini (il Ratto di Proserpina) che simula la brutalità del rapimento di Plutone, ma soprattutto descrive come sulla terra si susseguano stagioni di prosperità (Primavera ed Estate), periodo nel quale Proserpina si trova sulla terra insieme alla madre Cerere, a stagioni di freddo, l’autunno e l’inverno.

L’opera, realizzata tra il 1621 e il 1622 in marmo di Carrara, fu commissionata da Scipione Borghese, cardinale, arcivescovo, collezionista d’arte e nipote di Papa Paolo V. Nella sua opera lo scultore esprime la sofferenza della fanciulla destinata ad un triste destino. Il virtuosismo dell’autore è imponente e il messaggio dell’artista è il più realistico possibile.

Ottavio Leoni, Ritratto di Cardenal Scipione Borghese (XVII secolo)

Il punto di vista dell’autore è centrale, dando la possibilità allo spettatore di poter assaporare l’intera bellezza, suggestività dell’opera e la ricchezza dei suoi particolari.


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