Il Ratto delle Sabine: quale Storia dietro la Leggenda?

Siamo agli inizi della storia di Roma. In un giorno imprecisato dei primi anni del regno di Romolo, gli eserciti romani e sabini si affrontano nella valle fra il Palatino e il Campidoglio in quella che è ricordata come la Battaglia del lago di Curzio. Il terreno è paludoso e le manovre sono difficili, ma i comandanti dei due schieramenti sanno che non possono esitare, perché c’è in ballo l’onore degli eserciti.

I sette colli di Roma – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Mezio Curzio per i sabini e Ostio Ostilio per i romani incitano i rispettivi uomini; da qualche parte nella mischia Romolo prega Giove di concedergli la vittoria. Al culmine del confronto, quando l’esito è ancora incerto, ecco che arriva un colpo di scena.

Il Ratto delle Sabine, di Luca Giordano – Immagine di sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Un gruppo di donne, a seno scoperto e con dei neonati in braccio, si frappongono fra le due fazioni e invocano la pace. Una di loro, la leggendaria Ersilia, per alcuni moglie di Ostio Ostilio, per altri di Romolo, placa gli animi con un discorso.

«Se il rapporto di parentela che vi unisce e questi matrimoni non sono di vostro gradimento, rivolgete l’ira contro di noi. Siamo noi la causa della guerra, siamo noi le responsabili delle ferite e dei morti, sia dei mariti sia dei genitori. Meglio morire, piuttosto che vivere senza uno di voi due: o vedove o orfane».

Le Sabine, di Jacques-Louis David – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Ersilia ha ragione: la causa sono loro, le donne. Da un lato ci sono i loro padri, i sabini, dall’altro i loro mariti, i romani, che si stanno affrontando per le conseguenze di uno degli episodi più celebri della mitologia italica:

Il Ratto delle Sabine

Ersilia che separa Romolo e Tazio, dipinto del Guercino – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La carenza di donne

Leggenda vuole che, il 21 aprile del 753 a.C., Romolo si trovi ai piedi del colle Palatino quando traccia con l’aratro i confini del nuovo insediamento e dà inizio alla storia di Roma. In poco tempo, la città si fortifica e diventa, come scrive Tito Livio nell’opera Ab urbe condita libri, “così potente da poter rivaleggiare militarmente con qualunque popolo vicino”, ma c’è un problema.

La grandezza di Roma non può durare a lungo, perché non ci sono donne con cui procreare nuove generazioni di romani

La lupa capitolina con Romolo e Remo – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Romolo consulta i saggi e decide di inviare degli ambasciatori ai popoli vicini, nella speranza che diano le loro figlie in sposa alla sua gente. Il re vuole sia risolvere la carenza di gentil sesso, sia stringere alleanze politiche con i vicini, ma né i Ceninesi, né gli Antemnati, i Crustumini o i Sabini accettano.

Nessuno di loro vede di buon occhio gli ultimi arrivati e donargli le proprie figlie è fuori discussione

Il territorio laziale ai tempi della fondazione di Roma – Immagine di Cassius Ahenobarbus condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Nel frattempo la costruzione di Roma va avanti. Sorgono case, tempi e cittadelle, ma la questione femminile diventa impellente e, un giorno, Romolo invita tutte le popolazioni limitrofe a partecipare ai Consualia, i festeggiamenti in onore del dio Conso. Il 18 agosto di un anno imprecisato del suo regno, forse il terzo, Romolo prepara giochi, spettacoli e banchetti per i vicini, che accettano di partecipare e, come ci tramanda Livio, “quando ebbero visto l’ubicazione delle mura e i numerosi tetti della città, si meravigliarono che lo stato romano fosse cresciuto in così poco tempo”.

Il Ratto delle Sabine, di Giambologna – Immagine di sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il Ratto delle Sabine

Quando iniziano gli spettacoli tutti gli ospiti sono distratti e Romolo, che è seduto in prima fila con i nobili, si alza, piega il mantello e lo ributta dietro le spalle. I suoi uomini, sparsi per la folla, capiscono che quello è il segnale, e cominciano a rapire tutte le donne vergini dei Ceninesi, degli Antemnati, dei Crustumini e dei Sabini.

Il Ratto delle Sabine in un quadro di Niccolò Bambini – Immagine di Didier Descouens condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Si narra che, nel caos che ne scaturì, sia nata una particolare tradizione romana. Un gruppo che risponde agli ordini di un certo Talassio, un romano molto valoroso, prende in custodia una ragazza bellissima e, lungo il cammino, altri pretendenti della fanciulla cercano di sottrargliela, ma si fanno da parte quando scoprono l’identità del suo futuro sposo. Il giovane Talassio è così ben visto dalla comunità che qualcuno, in segno di rispetto, inizia a urlare «Talasius, Talasius, Talasius» e, proprio come l’usanza di scortare la moglie in braccio in casa del marito, che appunto deriva dalle modalità del Ratto delle Sabine, l’evento dà vita alla tradizione romana del gridare Talasius durante i festeggiamenti di un matrimonio.

Il Ratto delle Sabine, di Jacques Stella – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Su quest’ultimo aspetto, però, ne Le vite parallele, Plutarco fornisce un’altra versione dei fatti:

Sestio Silla il Cartaginese, uomo che non mancava né di cultura né di ingegno, mi disse che Romolo diede questa parola come segnale d’inizio. Dunque, tutti coloro che facevano presa d’una fanciulla, gridarono: Talasius. E per questo motivo, l’usanza continua ora ai matrimoni”.

Rapimento di una Sabina, di Giambologna – Immagine di Thermos condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia

Mentre gli uomini vanno a caccia di donne, i padri delle fanciulle accusano i romani di aver violato le leggi dell’ospitalità e chiedono al dio Conso di punire l’affronto. Romolo non è d’accordo e spiega che la colpa è solo loro, perché hanno peccato di superbia e non hanno voluto considerare la sua richiesta, ma li rassicura di aver catturato solo ragazze vergini a cui offrirà la libertà di restare o andarsene e, in caso di matrimonio, concederà loro i pieni diritti civili.

Il Ratto delle Sabine, di Peter Paul Rubens – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La Battaglia del lago di Curzio

I popoli offesi non vogliono sentir ragioni e chiedono la restituzione delle figlie, ma il re di Roma li invita ad accettare i matrimoni e convincersi che, per il bene di tutti, è necessario unirsi e prosperare come un’unica grande civiltà.

Il Ratto delle Sabine, di Luca Giordano – Immagine di sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

La risposta arriva sotto forma di guerra, con i Ceninesi che attaccano i romani e vengono sconfitti, proprio come gli Antemnati e i Crustumini dopo di loro. La superiorità bellica di Roma è evidente, ma i Sabini riescono a non sottovalutare i nemici e aspettano il momento opportuno per sferrare l’offensiva.

Romolo, vincitore di Acrone (il re dei Ceninensi, n.d.r.), porta le spoglie opimi al tempio di Giove, di Jean-Auguste-Dominique Ingres – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La svolta arriva quando il re sabino Tito Tazio riesce a persuadere la giovane Tarpeia, la figlia del custode della cittadella sul Quirinale, Spurio Tarpeio, a tradire i romani e far entrare i Sabini. L’infiltrazione notturna è un successo e il giorno successivo tutto è pronto per la battaglia che deciderà le sorti della guerra.

Il tradimento di Tarpeia – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

I sabini partono dal Paladino e marciano sul terreno fangoso che li separa dai romani, schierati dall’altra parte sul colle del Campidoglio. La fortuna sembra essere dalla parte degli offesi, con il generale romano Ostio Ostilio che muore e lascia i soldati senza una figura di riferimento. Sul fronte opposto, invece, il comandante sabino Mezio Curzio è così certo della vittoria che incita i suoi urlando:

Ora sanno che una cosa è rapire delle vergini e un’altra è combattere contro degli uomini

Marco Curzio – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Romolo si spinge in avanti e parte all’inseguimento di Curzio, che, però, sprofonda nel fango insieme al suo cavallo e riemerge vivo per miracolo nel sito oggi conosciuto come Lacus Curtis, da cui prende il nome la battaglia (secondo una versione del mito legato al toponimo, l’altra si trova nell’articolo dedicato). Nella mischia, il re di Roma viene colpito da una pietra e cade a terra tramortito, ma quando rinviene si guarda attorno, vede il suo esercito prossimo alla sconfitta e prega Giove di guidarlo verso il trionfo.

Il sito del Lacus Curtis – Immagine di MM condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

L’intervento delle donne

L’invocazione divina fa effetto e le due fazioni si affrontano nell’atto conclusivo della guerra, ma, prima che l’una o l’altra popolazione possa prevalere, succede qualcosa di inaspettato.

Scrive Plutarco:

Mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare. Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una parte, alcune dall’altra, in mezzo alle armi e ai morti, urlando e minacciando con richiami di guerra i padri e i mariti, quasi fossero possedute da un dio. Alcune avevano fra le braccia i loro piccoli e si rivolgevano con dolci parole sia ai Romani sia ai Sabini”.

Busto di Plutarco – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Tito Livio aggiunge:

Da una parte supplicavano i mariti, dall’altra i padri. Li pregavano di non commettere un crimine orribile, macchiandosi del sangue di un suocero o di un genero e di evitare di macchiarsi di parricidio verso i figli che avrebbero partorito. Figli per gli uni e nipoti per gli altri”.

Tito Livio – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

L’intervento delle donne è tempestivo ed entrambi gli schieramenti depongono le armi per negoziare un trattato d’unione. Romolo e Tito Tizio, con quest’ultimo che sarà co-regnante di Roma per cinque anni, fino alla sua morte, firmano la pace lungo l’odierna Via Sacra, nella valle del Foro, e danno inizio a un nuovo periodo di prosperità.

La morte di Tito Tazio in un dipinto di Jacques Réattu – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Così si conclude l’episodio del Ratto della Sabine, un capitolo chiave della mitologia di Roma. Questo il mito, ma quanto c’è di vero?

Il Ratto delle Sabine, di Pieter Paul Rubens – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Realtà o leggenda?

Come ogni leggenda che si rispetti, è probabile che ci sia un fondo di verità, ma è impossibile stabilire con certezza se ci sia stato davvero un rapimento, perché tutte le fonti non sono contemporanee all’evento.

Andiamo con ordine e analizziamo le motivazioni del rapimento

Il Ratto delle Sabine, di Johann Heinrich Schönfeld – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

In città servivano donne per procreare nuove generazioni di romani e, allo stesso tempo, Roma era l’ultima città e aveva bisogno di unirsi con altri popoli e stringere alleanze o accordi commerciali. Gli storici del passato sono quasi tutti d’accordo sul fatto che non ci sia stata alcuna violenza sessuale e che ogni donna rapita, nessuna già maritata, sia stata trattata secondo i canoni dell’epoca. Probabilmente non si trattò di un atto barbaro. Che si voglia addurre come motivo principale la volontà di stringere alleanze o di ottenere donne per la procreazione, i romani della mitologia agirono per necessità.

Il Ratto delle Sabine, di Nicolas Poussin – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Tuttavia, è facile pensare che la vicenda sia stata edulcorata per far risaltare le virtù dei romani, opposte alle mancanze dei Sabini, a cui Romolo imputava la superbia di aver rifiutato la sua richiesta di combinare dei matrimoni.

Il Ratto delle Sabine in una versione satirica di John Leech – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

È pur vero, però, che l’unione fra i due popoli c’è stata e non è leggenda. Basti pensare che due dei primi quattro re di Roma, ovvero Numa Pompilio e Anco Marzio, erano sabini, così come lo erano alcune delle famiglie romane più importanti, la gens Curtia, la gens Pompilia, la gens Marcia e la gens Claudia su tutte.

Ma allora, perché creare il Ratto delle Sabine per giustificare questa fusione?

Il Ratto delle Sabine in un dipinto di Pietro da Cortona – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Una possibile risposta parte dal presupposto che, secondo alcuni storici del passato, i Sabini discendevano dagli spartani e, come sappiamo, il mito della fondazione di Roma ha come capostipite Enea, il troiano cugino di Ettore che fuggì dalla città e giunse ad Albalonga.

Fuga di Enea da Troia, di Federico Barocci – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Se analizziamo le modalità del Ratto delle Sabine, possiamo notare che ci sono due popoli, i discendenti degli spartani e i discendenti dei troiani, c’è il rapimento di un gruppo di donne e una guerra. Passiamo all’Iliade. C’è Elena di Sparta, la moglie del re dei lacedemoni Menelao, a sua volta fratello di Agamennone, re dei re della Grecia, c’è Paride, il principe troiano che la rapisce e la porta con sé, e c’è una guerra.

Il Ratto delle Sabine, di Nicolas Poussin – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

In entrambe le vicende ci sono due popoli che si trovano a combattere per lo stesso casus belli (ma con esito diverso) e, considerando che le origini di Roma sono legate a Enea, si può ipotizzare che, in passato, qualcuno abbia scelto di rafforzare il mitologico legame fra romani e troiani con un episodio sulla falsariga della guerra di Troia.

Il Ratto delle Sabine, di Luca Giordano – Immagine di sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

In conclusione non ci sono verità storiche, ma è plausibile che l’unione fra romani e sabini sia stata pacifica, con i secondi che hanno visto nella città dei primi un luogo sicuro in cui prosperare. Se, invece, il rapimento c’è stato, è impossibile stabilire se sia avvenuto con le modalità e le conseguenze tramandate dagli storici. Verità, rielaborazione, o semplice leggenda, col mitologico episodio del Ratto delle Sabine, il 18 agosto di un anno imprecisato del regno di Romolo ebbe inizio la storia di Roma. La città eterna.

Fonti:

Vite Parallele, Plutarco, sezione Vita di RomoloWikisource

Ab urbe condita libri, Tito Livio, libro I – Wikisource

Battaglia del lago Curzio – Wikipedia italiano

The Rape of the Sabine Women – Wikipedia inglese

Ratto delle Sabine – Wikipedia italiano


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