Il processo a Baudelaire e ai “Fiori del Male”: la bellezza che offende il perbenismo

Il politically correct è uno degli argomenti più discussi degli ultimi tempi e in un’epoca come la nostra, monopolizzata da media che permettono a ognuno di dire la propria, il dibattito viene costantemente alimentato. Tra estremisti e moderati esiste un abisso di opinioni diverse e contrastanti.

Émile Deroy, Ritratto di Charles Baudelaire, 1844 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Al di là di come la si pensi, un fatto interessante da constatare è che, nonostante l’avanzare del tempo, determinati fenomeni si ripetano quasi in maniera ciclica, seppur in contesti e forme diverse. Nei secoli precedenti, la morale religiosa cercava di controllare qualsiasi forma di esternazione, eclissando tutto ciò che non rientrasse nei propri canoni. Lo stesso atteggiamento perbenista fu presto replicato dalla politica, per la quale era essenziale mantenere un’immagine di rettitudine. Ma quella patina di splendente conformismo molto spesso faticava a rimanere compatta sotto il peso delle ipocrisie che cercava di nascondere e che, spesso, venivano comunque denunciate.

Emblematico è il caso del processo a Charles Baudelaire, che non potremmo mai definire una persona “politicamente corretta”

Gustave Courbet, Ritratto di Baudelaire, 1848-1849 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

L’uscita de I fiori del male

È il 21 giugno del 1857, quando la raccolta de I fiori del male vede la luce. L’opera non tarda a provocare scandalo e indignazione, con molti critici che schiaffano la propria avversione in prima pagina, aizzando gran parte del pubblico contro l’empio poeta. I fiori del male è la chef d’oeuvre di Baudelaire, un caposaldo della letteratura francese di fine ‘800 e fonte d’ispirazione per i suoi contemporanei e successori. Questa raccolta, composta da 101 poesie, è quanto di più perturbante sia stato pubblicato al tempo. La poesia di Baudelaire scuote il lettore attraverso un lirismo sublime e inquietante, animato da immagini mitiche e grottesche.

Baudelaire nel 1855 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Baudelaire conduce una vera e propria rivolta, non solo stilistica, ma anche tematica. Potremmo definirlo un romantico attardato, poiché inverte il concetto stesso di romanticismo, rinunciando ai temi già trattati dai suoi predecessori e lavorando sulle macerie degli ideali ormai andati persi. Ne consegue un ritratto cupo della società e dello stesso poeta, che, persa ogni speranza di raggiungere una dimensione ideale vicina al divino, sprofonda nell’abisso di una realtà lontana da lui e dalla sua luce. Oscuro è il mondo come oscuro è il desiderio che a esso lo attrae. Baudelaire non si limita a una semplice cronaca di vizi, peccati e perversioni; dal male riesce a estrarre una bellezza che dona a noi sotto forma di “Fiori malsani” (per citare la dedica fatta all’amico Gautier).

Baudelaire nel 1862 circa – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il processo a Baudelaire

Ben presto, la sua polemica raggiunge i piani alti, che si vedono obbligati ad agire contro il poeta e i suoi editori Auguste Poulet-Malassis e Eugène de Broise. Così, il 17 luglio del 1857, viene ordinata la confisca di tutte le copie de I fiori del male. Poco tempo dopo, Baudelaire viene interrogato per tre ore da Camussat-Busserolles, il giudice istruttore, che rinvia il caso alla sesta camera di polizia penitenziaria del tribunale della Senna, dove il sostituto procuratore, Ernest Pinard, assume il ruolo di pubblico ministero. Pinard è la stessa persona che, pochi mesi prima, ha presentato ricorso contro la Madame Bovary di Flaubert, che subirà un processo da cui, a differenza del collega Charles, uscirà indenne.

Gustave Flaubert – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 20 agosto, Baudelaire si presenta in tribunale con l’accusa di offesa alla morale pubblica. La difesa messa in atto dall’avvocato Me Chaix d’Est-Ange è debole e si basa su alcuni appunti che gli erano stati dati dal suo assistito. Afferma che le empietà e i vizi sono stati descritti con lo scopo di essere odiati dal lettore, e che i buoni sentimenti dell’autore sono perfettamente rappresentati nel componimento Benediction. Celebra, inoltre, la bellezza dell’opera e invoca l’indipendenza dell’autore. Tutto ciò non basta e, il giorno stesso arriva la sentenza: il tribunale ritiene che, per quanto riguarda l’offesa alla morale religiosa, il pregiudizio non sia fondato, ma la morale pubblica e il buon costume vengono considerati lesi. In termini pratici, a Baudelaire tocca pagare 300 franchi di multa, Poulet-Malassis e de Broise se la cavano con 100, e sei poesie de I fiori del maleI gioielli, A chi è troppo allegro, Lesbo, Dannate donne, Il Lete e La metamorfosi del vampiro – vengono soppresse.

Autoritratto di Baudelaire – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La poetica de I fiori del male

Non è poi così difficile comprendere lo scandalo n ella società francese di fine ‘800; basta una prima lettura di queste poesie. I componimenti presentano tematiche scabrose, ben lungi dal venire apertamente esposte da signori e signore perbeniste.

Baudelaire nel 1855 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il genio di Baudelaire risiede nella rappresentazione di immagini reali e crudeli, ma, al contempo, intrise di una bellezza velenosa. Le sue parole ritraggono donne a volte muse e a volte streghe; sensuali, voluttuose, desiderose tanto quanto un uomo. Le donne di Baudelaire vengono paragonate alla bellezza sterminata della natura e alle sue strane metamorfosi.

Prima divinità benefiche, poi creature infernali

In questo groviglio di corpi, Baudelaire oscilla tra la beatitudine e la dannazione, sedotto da quel senso di sinistra fascinazione per l’abisso, ma senza dimenticare di volgere lo sguardo verso l’ideale del divino.

Frontespizio della stampa del 1857 de I fiori del male annotata da Charles Baudelaire – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Le conseguenza del processo

L’autore esce provato dall’aula del tribunale, saturo di un senso di incomprensione che, da buon “poeta maledetto”, non lo abbandonerà mai. Nonostante tutto, non rinuncia alla propria libertà d’espressione e, nel 1861, viene distribuita una seconda versione de I fiori del male, priva delle 6 poesie condannate, ma arricchita da 35 poesie inedite.

Baudelaire ritratto in un disegno da Édouard Manet (1865) – Immagine di Édouard Manet condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

I sei componimenti soppressi in Francia vengono pubblicati in Belgio nel 1864 e, nel 1866, sotto il titolo Les Epaves (I Relitti). Come molti artisti, l’autentico valore di Baudelaire viene apprezzato dal grande pubblico soltanto dopo la sua morte e, nell’ottobre del 1946, la Società dei Letterati fa ricorso alla corte di cassazione, che, il 31 maggio del 1949, annulla la sentenza pronunciata quasi un secolo prima.

Ciò che due secoli fa venne giudicato empio e indecente, oggi viene considerato una pietra miliare della letteratura

Baudelaire nel 1865 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il processo a I fiori del male è la dimostrazione di quanto le parole possano rivelare scomode verità, che, se ben utilizzate, sono in grado di far tremare anche il più solido dei sistemi.

Illustrazione di Félicien Rops per Les Epaves (1866) – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

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