Settembre, il mese della fine delle vacanze e del ritorno a scuola, fra i ricordi dell’acqua del mare e le prime foglie gialle di inizio autunno. Come milioni di bambini al mondo, anche Ruby Bridges, nel 1960, affronta il primo giorno di scuola con la speranza nel cuore.

Ma Ruby, nei civilissimi Stati Uniti, affronterà difficoltà inimmaginabili per i suoi coetanei

Partiamo da principio. Ruby nasce l’8 Settembre del 1954 a Tylertown, nel Mississippi, e quando ha 4 anni la famiglia si trasferisce a New Orleans, nello stato della Louisiana. Quando la bimba ha 6 anni la madre, nonostante la titubanza del padre, decide di rispondere a una richiesta della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) che si sta impegnando per l’integrazione scolastica fra scuole per bambini neri e scuole per bambini bianchi. La divisione per colore della pelle nelle scuole degli Stati Uniti è incostituzionale già dal 1954, ma per applicare la sentenza (nota come Brown v. Board of Education of Topeka) saranno necessari molti anni.

La città di New Orleans è conservatrice, e non è nuova a episodi di tremendo razzismo, come quello occorso nel 1891, quando furono trucidati 19 italiani. Negli anni ’50 la situazione è cambiata, il 68% della popolazione è bianca mentre il 32% circa è nera, e anima il quartiere del Jazz o il “Mardi Gras”, la famosa festa di carnevale della città. Nonostante la schiavitù sia finita da quasi un secolo, l’integrazione razziale è ben al di là da venire. Il “Civil Rights Act” sarà approvato soltanto nel 1964, e la società, in particolar modo nel sud del paese, è regolata da una divisione netta:

Bianchi e Neri

Torniamo a Ruby. All’inizio del 1960 è fra i sei bambini che supera il test per iscriversi a una scuola de-segregata, prima riservata ai bianchi. Attende la sentenza del giudice di New Orleans che, il 14 Novembre del 1960, de-segrega due scuole della città, la William Frantz Elementary schools e la McDonogh 19. Ruby va alla prima, mentre alla seconda si recheranno altre 3 bambine, famose come le “3 McDonogh”, Leona Tate, Tessie Prevost e Gaile Etienne, anch’esse coperte di insulti, minacce e offese di ogni genere.

Il primo giorno di scuola Ruby esce quindi di casa con la madre, scortata da quattro U.S. Marshall bianchi inviati dal Presidente Eisenhower in persona, ma l’arrivo all’edificio scolastico sarà tutto tranne che una festa.

Una folla chiassosa blocca il passaggio, e i militari sono l’unico scudo fra il popolo e Ruby

Le lanciano addosso di tutto, ma la bambina va avanti senza indecisioni, quasi fosse consapevole che quei suoi primi passi avrebbero riscritto la storia del diritto allo studio. La donna, oggi un’attivista famosa, ricorderà di quel primo giorno:

Salendo ho potuto vedere la folla, ma vivendo a New Orleans, in realtà ho pensato che fosse Mardi Gras

Il trambusto impedisce alla bambina di mettersi a sedere fra i banchi, e lei e la madre vengono tenute in ufficio dal preside. Non appena la bimba entra tutti i bambini dell’istituto vengono portati via dai genitori, indignati dall’affronto di una bambina nera nella propria scuola, e persino gli insegnanti (tranne una, Barbara Henry), decidono di abbandonare la struttura.

Sotto, la fotografia di Ruby Bridges scortata dai quattro Marshall:

Il secondo giorno la stessa folla vuole impedire lo svolgimento delle lezioni, ma una bimba bianca, Pam, figlia del reverendo Lloyd Anderson Foreman, rompe il blocco, e sceglie di iniziare a frequentare le lezioni. Dopo di lei saranno in molti altri a rientrare a scuola, ma per un intero anno Ruby verrà minacciata da una donna che tenterà di avvelenarla. La prima elementare sarà impegnativa per Ruby, segregata in una classe da sola con una sola insegnante, Barbara Henry, che si impegnerà a fondo per insegnarle come stesse:

Parlando a un’intera classe

Le immediate conseguenze del gesto sono nefaste per la famiglia. Il padre viene licenziato, i nonni perdono i terreni in cui lavorano come mezzadri e il supermercato rifiuta di vendere alimenti e beni alla madre.

Ma Ruby va avanti

Continua a studiare, e le cose, durante il tempo, diventano quasi normali. Nel corso dei mesi il sostegno le arriva sia dalla comunità nera sia da quella bianca. Il padre ritrova il lavoro, offerto dal vicino di casa, e Ruby può continuare il suo percorso di studi sino al liceo.

Sotto, il quadro The Problem We All Live With dell’artista americano Norman Rockwell, che mostra il cammino di Ruby verso la scuola. Dietro la bambina si legge la parola Nigger – Negro, e a sinistra si vedono le lettere KKK – Ku Klux Klan.

Oggi Ruby Bridges è un’attivista per l’integrazione delle comunità nere e bianche, e ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti e premi per il suo esempio. Molti anni dopo, nel 2014, è anche tornata nella sua scuola elementare, la William Frantz Elementary School, ma questa volta come statua, un simbolo, per neri e bianchi, di quanto la determinazione e la resilienza possano portare a grandi cambiamenti.

 
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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...