Il presepe, ovvero l’usanza di riprodurre nelle proprie case la scena della nascita di Cristo con delle piccole statue, è ritenuto comunemente uno dei pochi simboli esclusivamente religiosi di una festa che sta assumendo quasi esclusivamente un significato pagano e consumistico. Sono in pochi, infatti, a conoscere la vera origine del presepe, che sarebbe addirittura più antica del cristianesimo stesso.

Secondo l’opinione più diffusa il presepe venne inventato da San Francesco a Greccio, piccolo borgo nel centro Italia, la notte di Natale del 1223. Nella realtà, però, questa tradizione popolare, diffusissima in tuto il mondo cattolico, affonda le radici in un’epoca molto più lontana e rivela diverse sorprese.

Il primo a mettere per iscritto l’episodio della predica che Francesco tenne per la celebrazione del Natale a Greccio è Tommaso da Celano, l’unico biografo ad aver realmente conosciuto il Santo e, secondo il suo racconto, l’importanza dell’evento non starebbe nell’aver avuto per primo l’idea di riproporre la scena della natività, ma di averla legata a un forte messaggio di pace e di tolleranza fra le religioni: un messaggio troppo scomodo per l’epoca, del quale l’ordine francescano cercò subito di mitigarne la portata.

La piazza principale di Greccio. Fotografia di Christopher John SSF condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Quando San Francesco venne invitato dall’amico Giovanni Velita per celebrare assieme le imminenti festività natalizie, il Santo era da poco rientrato in Italia dopo aver passato alcuni mesi a Damietta, in Egitto, a stretto contatto con quel popolo che gli europei del tredicesimo secolo chiamavano gli “infedeli”. Secondo la liturgia del tempo la messa della notte di Natale veniva celebrata ponendo al centro dell’altare una tavola dipinta o delle piccole statue raffiguranti la scena della natività di Cristo; ma Francesco, accettando l’invito di Giovanni Velita, introdusse qualche piccolo strappo alla liturgia canonica chiedendo che venisse celebrata una messa all’aperto e che vicino all’altare venissero portati un bue, un asinello e una mangiatoia con del fieno.

Fotografia di Chris Light condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Nell’Italia del tredicesimo secolo erano già diffuse forme di teatro sacro: gruppi di chierici, o di laici, che riproponevano dal vero gli episodi dell’annunciazione, della nascita o della passione di Cristo; ma Francesco non chiese figure umane: soltanto un bue, un asinello e una mangiatoia con del fieno. Un allestimento decisamente anomalo, ma che non era affatto incompleto, come poteva apparire a prima vista: l’intento era quello di trasmettere un messaggio di pace, un messaggio dirompente per l’epoca, ai limiti dell’eresia, e ancora oggi attuale.

San Francesco, infatti, tenne una memorabile omelia nella quale spiegò come grandi teologi del passato, come Valafrido Strabone o Sant’Agostino, interpretassero il bue e l’asino, presenti nel racconto della natività secondo i vangeli apocrifi, simboleggiassero rispettivamente ebrei e pagani che, col tempo, sarebbero venuti spontaneamente a nutrirsi del fieno, simbolo di Cristo. Una vera e propria denuncia contro le crociate e contro la violenza di chi pretendeva di convertire i pagani con la forza delle armi. Un messaggio talmente forte e una predica talmente coinvolgente che alcuni astanti si convinsero di aver visto comparire un vero bambino, vivo, nella mangiatoia vuota.

Disegno dalla cronografia del 354 (un calendario dell’anno 354 prodotto da Filocalus) raffigurante il mese di dicembre, con dadi saturnali sul tavolo e una maschera (oscilla) appesa sopra:

L’usanza di riprodurre la scena della nascita di Cristo con figure viventi oppure scolpite o dipinte sarebbe quindi molto più antica e già diffusa al tempo del presepe di Greccio, così antica da oltrepassare i confini della cristianità e arrivando addirittura al tempo dell’antica Roma.

È poco noto che la tradizione di ricreare ambientazioni all’interno delle case animate da piccole statue, proprio nel periodo di fine dicembre, era già diffusa tra i Romani. In ogni abitazione romana, infatti, erano presenti delle piccole statue raffiguranti i Lari, ovvero gli spiriti degli antenati degli abitanti della casa e protettori della famiglia stessa. Molto spesso le statuette non raffiguravano delle persone realmente esistite e ricordate dalla famiglia, ma simboleggiavano delle figure archetipiche come l’anziano saggio, la donna protettiva, il giovane coraggioso o il folle sognatore:

Personaggi che non fatichiamo a ritrovare nei presepi contemporanei

La Natività raffigurata nelle Catacombe di Priscilla, a Roma:

Curiosamente proprio tra il 17 e il 23 dicembre nella Roma pagana si svolgevano i Saturnali, ovvero la celebrazione dei Lari, e in ogni famiglia si preparavano delle piccole ambientazioni domestiche in cui venivano poste le statuette ripulite e ridipinte per l’occasione come se, per un breve periodo, i parenti defunti tornassero a vivere e ad accompagnare i propri cari nelle diverse situazioni della vita quotidiana. Al termine di questi giorni di festa gli abitanti della casa avevano l’abitudine di scambiarsi dei regali, proprio di fronte a queste ambientazioni, un gesto che ricorre ancora oggi in molte case.

Gli affreschi di Giotto ad Assisi che riguardano la costruzione del Santuario di Greccio per ordine di San Francesco:

Secondo molti storici la festa dei Lari e l’usanza di ricreare scena di vita quotidiana con le statue a loro dedicate, come molte tradizioni pagane dure a perdersi finì con il fondersi, gradualmente, con le tradizioni cristiane, al punto che oggi in pochi potrebbero credere che uno dei simboli del Natale come il presepe, ha in realtà origini pagane.

Saturnalia di Antoine Callet:

La tradizione del presepe sembrerebbe quindi rappresentare un paradosso: l’usanza di ricreare con delle statuette una scena, nata quando il protagonista della stessa non era ancora nato. Ma è proprio grazie al paradosso che il presepe si ammanta di un velo di fascino che lo fa rientrare a pieno titolo all’interno dell’atmosfera magica e misteriosa delle feste di Natale.

Ave, Cesare! Io, Saturnalia! Dipinto del 1880 di Lawrence Alma-Tadema. Il titolo del dipinto ci riporta all’elezione a imperatore di Claudio come nuovo imperatore da parte della Guardia Pretoriana dopo l’assassinio di Caligola e l’elezione di un Saturnalicius princeps:

Mauro Cucchi
Mauro Cucchi

Sono una cuspide tra il segno del leone e quello della vergine, il che mi rende estremamente curioso, interessato a tutto ciò che è fuori dagli schemi e un insaziabile divoratore di biografie storiche. Finché ci sarà qualcuno che avrà la pazienza di leggere ricambierò offrendo il racconto di tutto quello che rende meraviglioso il mondo che ci circonda.