Il 26 aprile 1986, durante un test “di sicurezza” al reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl, si verificò un improvviso ed incontrollabile aumento della potenza del nocciolo, che provocò, con una complicata sequenza di reazioni, una catastrofe ambientale senza precedenti.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La pressione del vapore surriscaldato fece saltare il coperchio del reattore, che pesava oltre 1000 tonnellate, provocando all’interno del nocciolo un terribile incendio, che sparò nell’aria detriti e materiale radioattivo. Una vasta area attorno alla centrale fu immediatamente contaminata, mentre le nuvole radioattive si diffusero in tutta Europa sino alla Francia, l’Italia, la Germania, la Scandinavia e anche più a Sud, verso la Grecia e la Spagna.

Vista aerea del reattore 4

Immagine via Wikipedia

Durante il processo di fusione del reattore si formò una specie di lava, chiamata Corium, che è una miscela di combustibile nucleare, prodotti di fissione, barre di moderazione, materiali strutturali provenienti dalle parti fuse del reattore generato della loro reazione con l’aria, l’acqua e il vapore.

La fuoriuscita della lava combustibile

Immagine via Wikipedia

Il corium fuso scivolò dal fondo del cilindro del reattore, passando attraverso tubi e calcestruzzo, fino a solidificarsi, una volta raffreddato, in forma di stalattiti, stalagmiti e flussi lavici.

Tra queste formazioni, la più conosciuta è quella chiamata “piede d’elefante”

Fonte immagine: Artur Kornayev via Wikipedia / Giusto uso

Il punto in cui il corium si solidificò fu scoperto solo nel dicembre del 1986. Attorno alla sede del reattore era stato costruito un “sarcofago” di acciaio e cemento, con alcuni punti di accesso per effettuare le ispezioni. Durante una di queste ispezioni, gli studiosi registrarono livelli di radiazioni così elevati da provocare la morte di un uomo in circa 300 secondi. Per capire cosa provocasse questo picco, un tecnico usò una telecamera montata su un carrello: fu così che si scoprì il mostro radioattivo, chiamato “piede d’elefante”.

Quel che viene soprannominato “piede d’elefante di Chernobyl” è un ammasso di materiale talmente letale che rimanere nelle sue vicinanze per soli 30 secondi provoca capogiri e prostrazione fisica, dopo due minuti arrivano delle emorragie, dopo quattro subentrano vomito, diarrea e febbre.

Dopo cinque minuti è morte certa

Artur Korneyev osserva l’ammasso di corium – 1996

Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il contenuto del sarcofago rimarrà radioattivo per i prossimi 100.000 anni, mentre l’area attorno alla centrale non sarà sicuramente abitabile dall’uomo almeno per i prossimi 100 anni, anche se diverse persone in cerca di avventura abitano illegalmente l’area limitrofa alla centrale. Eppure sta accadendo qualcosa di strano in quel luogo tanto devastato dall’uomo: le telecamere che osservano l’area di alienazione hanno registrato una sorprendente ripopolazione della fauna selvatica. La zona di Chernobyl è diventata una specie di rifugio per molti animali, che sembrano godere ottima salute.

Di Chernobyl e della zona di alienazione abbiamo recentemente pubblicato un reportage completo in cui osservare l’attuale stato della centrale e dei 30 chilometri di raggio interdetti all’uomo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.