A volte si sentono strani rumori in casa: gli oggetti cadono o i muri sussurrano. Che sia il vento o il cambiamento della temperatura che restringe e allarga i materiali questi fenomeni evocano una creatura fantastica appartenente al Piccolo Popolo:

Stiamo parlando del Mazzamurello

Questi affascinanti folletti hanno origini lontane e multiformi, fanno parte in particolare del folklore di Marche e Abruzzo (anche se riscontrabili nelle tradizioni di altre regioni come la Campania e la Sicilia); e vengono denominati in vari modi a seconda delle province nelle quali questa leggenda si tramanda. L’etimologia del termine viene fatta risalire, dalle credenze popolari, alle parole “mazza” e “muro”: da cui “Mazzamurello”. Questa creatura, infatti, si manifesterebbe dando dei piccoli colpi dall’interno dei muri.

Sotto, illustrazione di Jean Baptiste Monge via Behance:

La sua presenza è benevola e ha la funzione di recapitare messaggi agli umani: un imminente pericolo per uno degli abitanti della casa visitata dal folletto, una missiva da parte di un defunto… o la vicinanza di un tesoro. In realtà vi è un’altra ipotesi che rimanda il termine all’appellativo “smargiasso” [«ammazza Mori (lat. Mauri)», traduz. dello spagn. matamoros «smargiasso»]; infatti prerogative del Mazzamurello sono un carattere un po’ monello e un comportamento dispettoso, che sembrano evocare la manifestazione comica dello spirito cosmico, determinato a richiamare la nostra attenzione.

Di taglia piccola e dall’aspetto elfico, ma grottescamente simpatico, non può non richiamare alla mente il più noto Leprechaun irlandese: il folletto famoso per l’ossessiva custodia del suo oro, o di anelli magici, pronto a difendere i propri averi con scaltri trabocchetti. L’associazione con il Leprecauno è da ricondurre all’occupazione Italica dei Galli Senoni, i quali si stanziarono sulla costa orientale dell’Italia, fino alle Marche del nord da cui i miti celtici ereditati vennero tramandati alle popolazioni dell’odierno Abruzzo. Appartenenti alle popolazioni Celtiche (le quali si svilupparono maggiormente tra il IV e il III secolo a.C.), i Galli erano anch’essi caratterizzati da una Religione basata sulla natura, la quale era anche manifestazione del divino e ponte verso il mondo invisibile ed ultraterreno.

La trasmigrazione delle anime, parte del credo celtico, comprendeva altresì numerose credenze intorno alla morte: le creature, che noi riteniamo fantastiche, erano spesso così deputate ad annunciare una dipartita, ad accogliere i guerrieri morenti sul campo di battaglia o a comunicare con i vivi per connetterli con il mondo dell’aldilà.

Sotto, illustrazione di Jean Baptiste Monge via Behance:

La tradizione celtica presenta diverse tipologie di folletti, il Mazzamurello viene infatti avvicinato allo stesso Robin Goodfellow gallese, reso celebre da William Shakespeare in Sogno di una notte di mezza estate. Addirittura viene paragonato al Coboldo tedesco, molto meno amichevole della piccola creatura italica, e caratterizzato da un’indole poco socievole. Spesso dedito alle faccende domestiche, praticate con un fare arcigno e dispettoso (il che non può non richiamare echi “Potteriani”); il Coboldo è associabile a un altro folletto che infesterebbe le miniere, disturbando l’operato dei lavoratori.

Un Coboldo, dettaglio da Incubo (1781), di Johann Heinrich Füssli:

Proprio da questa creatura deriverebbe la denominazione del Cobalto, metallo velenoso. Non è poi da dimenticare che lo stesso metallo, causa di molte allergie, il Nichel, pare che nel suo termine porti proprio il significato di “folletto”. Il Coboldo ha un aspetto poco rassicurante; e a questo proposito è da ricordare la rappresentazione del pittore Johann Füssli nel suo dipinto l’Incubo (1781), nel quale si può notare un’inquietante creatura seduta ai piedi di un letto, con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, che può rimandare proprio al Coboldo.

In realtà il nostrano Mazzamurello ha un aspetto notevolmente buffo e simpatico, e non è raro trovare ancora oggi la sua immagine sulle confezioni di prodotti locali, o leggere il suo nome sulle insegne di qualche luogo da favola presente sul nostro territorio.

Sotto, illustrazione di Jean Baptiste Monge via Behance:

 
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In Abruzzo si vocifera di piccole creature viste camminare di notte, spostandosi da un luogo all’altro per proteggere un tesoro misterioso… qualcuno ha cercato quel tesoro… ma pare che nessuno lo abbia trovato; anzi… molte strane avventure hanno aspettato chi ha tentato di entrarne in possesso. Pare che molti di loro abitino molte case di montagna abbandonate sul Monte Velino (da ricordare anche la località Mazzamore, vicina al comune di Opi).

Bibliografia delle fonti: Viaggiando Italia, «Leggende in Abruzzo. Chi è il Mazzamurello? La versione abruzzese del folletto Robin Goodfellow, personaggio di Shakespeare» (20 maggio 2017); Luigi Rossi, Della Istoria D’Italia Antica e Moderna, vol.10, BiblioLife, 2012; Wikipedia , «Coboldo», Antiqui.it, «Cristi della civiltà Picena»; Montagne Selvagge; Treccani.it. «Mazzamurèllo».

Francesca Lucidi
Francesca Lucidi

Sto a gambe incrociate tra lo Zen e il Rock n’ Roll: tra la ricerca del vuoto illuminato e la passione per un rumoroso “Tutto” da cui farmi avvolgere. Dopo tutti gli studi comandati, ho incorniciato al muro la mia grande voglia di “Incontrare”.