L’anno era il 1862, il luogo era Luxor, “il più grande museo all’aperto del mondo”. L’Egitto già da decenni esercitava un fascino irresistibile per archeologi e avventurieri, per studiosi e semplici collezionisti d’antichità. Poteva capitare all’epoca che un prezioso papiro si trovasse confuso in mezzo ad altra mercanzia nel negozio di un qualche rigattiere. Proprio nella bottega di un certo Mustafà Aga, un signore americano appassionato di egittologia, Edwin Smith, comprò un papiro del quale non comprese fino in fondo la straordinaria importanza.

Edwin Smith

Il papiro risale all’incirca al 1500 a.C, quando la capitale dell’Egitto era Tebe e il paese attraversava una fase di transizione segnata da lotte intestine, invasioni di popoli non identificati, mentre sul trono sedevano faraoni “stranieri”.

In quegli anni così turbolenti, almeno un paio di scriba compilarono, usando la scrittura ieratica (una sorta di corsivo dei geroglifici, usato nel quotidiano perché più semplice), un vero e proprio trattato di medicina. Il papiro di Edwin Smith non è però solo il più antico manuale di chirurgia conosciuto, o la dimostrazione delle approfondite conoscenze raggiunte in quel campo dagli antichi egizi, ma è molto di più.

Il Papiro di Edwin Smith

Immagine di pubblico dominio

Ciò che lo rende unico è proprio quello che manca rispetto ad altri papiri: è assolutamente scientifico, senza alcun riferimento a una qualsivoglia forma di magia (tranne per la presenza di un’unica formula scaramantica), sia nella diagnosi della malattia sia nella sua cura. Il particolare è curioso perché la scienza medica egiziana si basava parecchio sull’uso di amuleti, su riti magici e incantesimi, propiziati dai sacerdoti.

Invece, nel papiro di Edwin Smith non c’è nulla di tutto questo, solo l’esame di 48 traumi, con relativa anamnesi del paziente, diagnosi, cura e prognosi, che poteva essere favorevole, incerta o sfavorevole. Appare quindi ancor più sorprendente il fatto che gli scriba del XVI secolo probabilmente copiarono un documento molto più antico, risalente addirittura al 3000/2500 a.C.

L’inizio del Papiro, in frammenti

Fonte immagine: Wellcome images via Wikimedia Commons

Il papiro è formato da 12 fogli, alcuni dei quali sono vergati fronte retro (ma il retro è successivo e appare più simile agli altri trattati di medicina/magia), poi si interrompe a metà di una riga. Non sapremo mai perché il papiro fu lasciato incompleto, ma quello che resta dimostra come gli egizi fossero in grado di riconoscere le malattie e di trattarle anche grazie all’uso della chirurgia.

Si parla di ossa rotte che venivano immobilizzate con stecche, di suture e bendaggi, del miele usato per cicatrizzare le ferite, e così via. E sopratutto si parla del cervello, organo mai citato prima in un trattato medico, e del quale ne scriveranno nuovamente in alcuni studi dei medici greci, ma solo 2500 anni dopo.

Geroglifico che rappresenta il cervello” o “midollo del cranio”

Nel papiro di Edwin c’è una descrizione accurata della struttura cranica, della parte esterna del cervello, delle pulsazioni intracraniche e addirittura del fluido cerebrospinale. Stupefacente anche il collegamento del chirurgo fra lesioni cerebrali e difficoltà motorie. Oltre a questo, nel papiro si parla di spina dorsale, di cuore e vasi sanguigni, di muscoli e tendini, legamenti e nervi, il tutto descritto con termini scientifici, probabilmente neologismi mutuati da elementi della natura, ma anche da modi di dire usati nel quotidiano.

Disposizione anatomica dei 48 casi trattati nel Papiro

Fonte immagine: Sinuhe20 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

I 48 esempi descritti nel papiro riguardano ferite molto profonde riportate da uomini: si suppone quindi che il trattato fosse destinato a chirurghi che curavano soldati reduci da battaglie.

Il papiro di Edwin rappresenta una straordinaria testimonianza del grado di conoscenza raggiunto dagli antichi Egizi in campo medico, ma il suo moderno proprietario non lo seppe mai: anche se consapevole dell’importanza del trattato, non fu in grado di tradurlo. Nonostante questo lo tenne per sé fino alla sua morte, e poi lo lasciò in eredità alla figlia, che lo donò alla New York Historical Society, nel 1906.

Edizione di Breasted: a sinistra il testo originale, a destra la trascrizione in geroglifico

Fonte immagine: Wellcomeimages.org via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Il papiro fu tradotto nel 1930 dal professor James Henry Breasted, che si avvalse della consulenza di un medico. Breasted produsse due sontuosi volumi: nel primo pubblicò ogni pagina del papiro con a fronte la traslitterazione in geroglifico, mentre nel secondo c’è la traduzione in inglese, con relativi commenti e un glossario. Oggi il papiro è conservato alla New York Academy of Medicine.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.