Epidauro, 1822. Nasce l’Assemblea costituente della Prima Repubblica Ellenica, in contrasto con le forze Ottomane ancora dominanti nel paese. Saranno necessari altri 7/8 anni per riuscire a liberare la gran parte della Grecia dal Turco invasore, ma nel 1830, grazie al Protocollo di Londra, lo stato Greco sarà ufficialmente riconosciuto come tale dalle potenze mondiali e, dopo migliaia di anni, la Repubblica e la Democrazia torneranno a sventolare i propri vessilli dalla collina del Partenone.

Una storia a lieto fine?

Assolutamente no, perché nell’800 l’indipendenza di piccoli stati europei era qualcosa di assai inusuale ma soprattutto molto poco gradito alle grandi monarchie, ovunque padroni degli stati nazionali. Il conflitto fra greci e ottomani si protrasse sino al 1832, ma già nel 1831 Giovanni Capodistria, presidente dell’Assemblea Greca, venne assassinato, e al suo posto venne fatto eleggere il diciassettenne Ottone di Wittelsbach, in seguito Ottone di Grecia, accompagnato da 3.500 soldati bavaresi nell’allora capitale, Nafplio. Ottone fu un sovrano poco accorto (rimase un eretico cattolico non convertendosi al Cristianesimo Ortodosso), e nel 1863 venne detronizzato e sostituito con il principe Guglielmo di Danimarca, in seguito Giorgio I di Grecia, fondatore della dinastia che si protrasse sino all’ultimo Re di Grecia, Costantino II, deposto nel 1973.

Sotto, Palazzo Tatoi – Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Teatro di queste successioni dinastiche, di molte nascite e di quasi tutte le sepolture dei monarchi imposti al popolo greco fu Palazzo Tatoi, una residenza estiva privata che si trova a circa 15 chilometri da Atene. La sua storia risale al secondo Re di Grecia, Giorgio I, che comprò un terreno a nord di Atene, sul lato sud-orientale del monte Parnitha, nel 1870. Su quella terra pianificò personalmente l’aspetto futuro del complesso. Questa oasi pastorale eretta per onorare la moglie, la regina Olga, fu posta in fondo a una zona boscosa popolata da fitti cipressi e pini, una replica in piccolo delle ville imperiali cui erano abituati i sovrani venuti dal Nord.

Fotografia di Vasilofron – CC BY-SA 2.0

Nel corso dei decenni successivi divenne il luogo non solo delle vacanze dei reali, ma si trasformò in un gabinetto politico distante dall’assolata capitale. Il complesso divenne col tempo una piccola comunità indipendente, quasi un paese, con 40 edifici secondari volti a soddisfare le esigenze dei sovrani.

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

L’edificio centrale è una grande villa in pietra progettata dall’architetto Savvas Boukis. La sua costruzione iniziò nel 1886 e venne terminata nel 1888. L’idea per la casa centrale originariamente proveniva dal cottage gotico dalla Reggia Peterhof di San Pietroburgo, in Russia, dove tradizionalmente molte generazioni della famiglia della regina Olga trascorrevano le proprie estati.

La Piscina – Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

A causa della disunità della nazione durante la prima guerra mondiale, gran parte del complesso fu deliberatamente incendiato e distrutto. La ragione era da ricercare nei rapporti di parentela fra Sofia di Prussia, moglie di Costantino II e Regina dei Greci, ma anche sorella del Kaiser Guglielmo II, nemico delle Grecia durante le ostilità. Alla fine della guerra, una sezione della proprietà divenne di dominio pubblico, ma nel 1936 il Palazzo di Tatoi fu restituito interamente alla monarchia restaurata.

Il Palazzo conobbe la piena attività sino al 1967, quando la famiglia reale fuggi in esilio dopo la presa del potere da parte dei Colonnelli

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Dopo il referendum del 1973, che portò alla caduta della monarchia greca, la famiglia reale fu ufficialmente espulsa dalla Grecia. Le loro proprietà furono acquisite con la forza dallo stato greco e il palazzo Tatoi venne completamente abbandonato.

Caduto il regime militare dei colonnelli, nel 1974 il popolo greco decise, con un secondo referendum, che non voleva restaurare la monarchia, e i sovrani furono esiliati

Da quel momento iniziarono una serie di dispute legali fra lo stato Greco e Costantino II di Grecia, il quale reclamò la proprietà e si rivolse alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. I rappresentanti dello stato Greco sostenevano che Palazzo Tatoi fosse greco perché il Re Giorgio I aveva acquistato le terre in virtù del proprio titolo, mentre Costantino II sosteneva la naturale successione ereditaria di un bene acquistato regolarmente dal proprio avo.

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

La corte decretò nel 2002 una soluzione intermedia, riconoscendo a Costantino II diritti economici sulla proprietà e obbligando lo stato greco a pagare un indennizzo di 12 milioni di euro (molto inferiore al reale valore economico dei beni) all’ex monarca.

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Da ormai diversi decenni il palazzo versa in totale stato di abbandono, fatiscente in molte sue parti ma ben conservato nell’edificio principale. Nel 2007 sembrava si fosse aperta la possibilità di una sua conversione a museo, ma la crisi greca non ha lasciato spazio a onerose ristrutturazioni, che comporterebbero spese milionarie.

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Al fine di prevenire crolli e la completa distruzione di alcune parti, nel 2014 sono stati effettuati alcuni lavori di ristrutturazione alla residenza del giardiniere, al cimitero e al tetto della cappella. Moltissimi degli oggetti personali requisiti sono stati trasferiti in luoghi sicuri, mentre molti altri, fra cui auto d’epoca di vario tipo, si trovano ancora a Palazzo Tatoi. Il destino della residenza è ancora sconosciuto, e sul piatto del governo c’è anche la sua messa in vendita. Se, come per molti altri gioielli statali greci come il ponte di Patrasso o gli Aeroporti nazionali, l’acquirente pretenderà il contratto tradotto anche in tedesco, la naturale via ereditaria proveniente dall’Europa del Nord sarà tristemente ricostituita.

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0

Fotografia di Tilemahos Efthimiadis – CC BY-SA 2.0


Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...