Barumini è un comune italiano di 1.127 abitanti dell’attuale provincia del Sud Sardegna, nel cuore della sub-regione storica della Marmilla. Un posto dove, nonostante le ridotte dimensioni, si respira la storia con la “S” maiuscola. Barumini, difatti, ospita l’area archeologica Su Nuraxi, nella quale si erge il maestoso nuraghe di Barumini, quello che fu il più antico “castello” dell’Occidente.

Ma partiamo dal principio: cosa è un nuraghe?

Il nuraghe è una struttura abitativa di architettura militare dalla forma tronco conica e con mura turrite. Può essere a torre singola o complesso, cioè formato da più torri. I nuraghi erano costruiti per scopi militari, quindi come vedetta sul mare, e per questo erano fortificati e abbastanza alti da avere un controllo ad ampio raggio sul territorio circostante.

Fotografia condivisa con licenza CC BY SA 2.0 via Wikipedia:

Nuraghe è un termine antichissimo: in sardo – non dialetto, ma lingua sarda – significa mucchio di massi, ma anche cavità. I nuraghi sono diffusi su tutta l’isola, con il picco di presenze nella penisola del Sinis di Cabras dove si contano ben 75 costruzioni. Nell’intera Sardegna il numero di nuraghi supera le 7.000 unità. Queste abitazioni, inoltre, hanno dato il nome all’era nella quale furono costruite e utilizzate: la civiltà nuragica, che si sviluppa in Sardegna lungo un arco cronologico di circa 1.000 anni (dal 1.500 al 500 a.C).

Fotografia condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

I nuraghi sono costruiti con blocchi di basalto, una pietra vulcanica assai resistente proveniente dall’altopiano della Giara; un modo di costruire rurale, che non richiedeva particolari competenze architettoniche, ma che permetteva di raggiungere grandi altezze, come i 20 metri nel caso del nuraghe di Barumini.

E ritorniamo perciò a Barumini.

Fotografia di Greenser condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

L’area che ospita il nuraghe di Barumini è stata riscoperta, riportata alla luce dal suo antichissimo passato soltanto nel secondo dopoguerra, dall’archeologo baruminese Giovanni Lilliu (1914-2012), ritenuto il massimo conoscitore della civiltà nuragica.

Fotografia di Francesco ghiani condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

I suoi scavi svelarono tutto quello che secoli di storia avevano occultato: a cominciare dal nuraghe gigante quadrilobato (cioè con quattro torri angolari più una centrale), alto circa 20 metri, e il villaggio tutto attorno, denominato Su Nuraxi, costruito a partire dal XV secolo a.C. e abitato sin dalla fine dell’età del bronzo – intorno al 1.400 a.C..

Fotografia di Greenser condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

Considerando le circa 200 capanne alzate attorno alle grandi pietre si può stimare che il villaggio Su Nuraxi fosse abitato, in qualche periodo, anche da 700 persone. Nel corso dei decenni e secoli successivi il nuraghe/castello fu rafforzato con quattro torri unite mediante delle robuste mura rettilinee. All’interno del forte vi era la corte e un pozzo e al piano terra una serie di feritoie.

Fotografia di Greenser condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

Gli ingressi avevano l’architrave più spesso al centro e un po’ meno ai lati; gli abitanti dell’insediamento avevano capito da sé che è dal centro che gli architravi si rompono. Il villaggio nuragico ospita anche la cosiddetta “capanna delle assemblee”, un edificio molto articolato utilizzato per le riunioni e le funzioni sacre della popolazione. Le modifiche al villaggio di Su Nuraxi proseguirono fino al IX secolo a.C., quando furono innalzate altre torri e le ultime capanne.

Con l’Età del Ferro (IX-VI secolo a.C.) la civiltà nuragica attraversò una fase di grandi mutazioni, e Su Nuraxi andò quasi interamente distrutto e venne pian piano abbandonato. In quel periodo, sulle rovine del complesso, si cominciò a costruire un nuovo agglomerato di abitazioni più basse e a forma circolare.

Fotografia di Greenser condivisa con licenza CC BY SA 3.0 via Wikipedia:

Intorno al II-I sec.a.C., l’insediamento, ormai quasi spopolato rispetto ai secoli precedenti, fu riutilizzato dai romani come centro di sepoltura. Il villaggio di nuraghi di Barumini continuò comunque a essere abitato fino al III secolo d.C., per poi essere abbandonato durante il Medioevo nel corso del VII secolo d.C.. Le ricerche nell’insediamento nuragico hanno permesso la riscoperta di importanti resti di utensili, di armi e di vasellame.

Gli scavi guidati da Giovanni Lilliu proseguirono per tutto il resto del XX secolo e negli anni Novanta furono rinvenuti i resti di un altro nuraghe, venuto alla luce durante il restauro di Casa Zapata, un’antica residenza nobiliare dei baroni sardo-aragonesi, costruita dalla metà del 1500, sull’antico complesso nuragico. Lo stesso Lilliu lo battezzò Nuraxi ‘e Cresia.

Il Villaggio di Barumini nel 1997, unico nel suo genere, è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. L’organizzazione motivò il riconoscimento definendo il complesso “come l’esempio più completo e meglio conservato delle strutture tipiche della Sardegna dette ‘nuraghi’, e dimostra anche un adattamento eccezionale dei materiali a fini difensivi, in un periodo ancora precoce dello sviluppo umano“.

Il complesso nuragico è l’unico sito UNESCO dell’intera isola italiana

Oggi è possibile visitare il villaggio dei nuraghi di Barumini e usufruire dei tanti servizi offerti dalla Fondazione Barumini Sistema Cultura.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".