Ognuno di noi ha qualche sogno, possibile o impossibile da realizzare. Poi c’è chi trasforma il sogno nell’obiettivo della vita, ma quando questo diventa una realtà a portata di mano, ecco che qualcosa va storto, magari per un’inezia che improvvisamente si trasforma in qualcosa di insormontabile.

Oppure apre la strada a un nuovo percorso di vita, mai immaginato prima

Luciano Faggiano, ha la passione per la cucina, coltivata fin da quando lavorava, ancora ragazzo, nello storico ristorante di Londra Quo Vadis. Apre una trattoria in una località balneare della Puglia, e poi acquista un immobile nel centro storico di Lecce. E’ lì che vuole aprire il suo ristorante, tra le strade antiche della sua città, che è un incanto per gli occhi e per l’anima.

E’ l’anno 2001, e Luciano ha i locali quasi pronti. Sembra che manchi poco al traguardo, giusto il tempo di sistemare una fastidiosa perdita nello scarico del bagno. E’ convinto che l’umidità che risale dai muri sia dovuta a una rottura nel sistema fognario, così chiede a due dei suoi figli di aiutarlo, un lavoro giusto di una settimana.

Ed ecco subentrare quell’imprevisto in grado di bloccare tutto, che in questo caso ha le sembianze della Storia. Sì, proprio quella con la “S” maiuscola, perché, man mano che scavano, i Faggiano si calano attraverso secoli e civiltà diverse, tutte quelle che si sono sovrapposte dai lontanissime tempi dei misteriosi Messapi fino a quelli più recenti del medioevo e rinascimento.


Lecce d’altronde è città dalla storia antica, contesa da Greci, Romani, Saraceni, Bizantini, Normanni, Longobardi, e quando si scava è come aprire una finestra sul tempo, come del resto in gran parte del nostro paese.

La settimana prevista da Luciano passa, e pur non avendo individuato il tubo che perde, i Faggiano trovano un falso piano che porta a un altro piano di pietra di epoca medioevale, e poi giù giù fino a una pavimentazione di epoca messapica, attraverso un convento di suore chiuso intorno al ‘600, un deposito di grano di epoca medioevale, due cisterne e un pozzo profondo dieci metri, un essiccatoio per i corpi dei defunti, la tomba di un bambino e una grande tomba comune, oltre a una strada che collegava l’edificio con altre strutture.


I Faggiano non fanno parola di quello che hanno trovato sotto casa, ben sapendo che ciò avrebbe comportato l’interruzione del loro progetto. Ci pensano i vicini, che avvisano le autorità. La Sovrintendenza dei beni archeologi di Taranto interviene, e dopo un anno di fermo, autorizza i proprietari a continuare a scavare (a loro spese), ma sotto la sua supervisione.

A un certo punto Luciano si stanca, i figli sono a studiare fuori, e lui quasi quasi pensa di coprire tutto con dei blocchi di cemento. Poi, visto che comunque non ha ancora trovato la sua perdita, va avanti. Per fortuna.

Oggi, quell’edificio che doveva essere una trattoria è il Museo Faggiano, gestito dalla famiglia con l’autorizzazione delle autorità competenti. Attraverso scale a chiocciole in metallo si scende nelle stanze sotterrane, con lastre di vetro che evidenziano i diversi strati dell’edificio.


Ma questa bella storia non finisce qui, perché Luciano Faggiano è una persona “molto testarda” (e chi ne dubita?), e vuole comunque la sua trattoria. Compra l’edificio a fianco e, senza sognarsi di scavare sotto questa volta, apre finalmente il suo locale, che chiama Quo Vadis, in ricordo di quel ristorante londinese dove aveva lavorato tanti anni prima. Dal Museo al ristorante c’è un passo di distanza, a collegare cibo e storia, due aspetti della nostra civiltà che non sono così distanti come si potrebbe pensare.


In un’intervista rilasciata alla BBC, Luciano, che si dice “sollevato” per l’apertura del suo ristorante, conclude il racconto della sua avventura con una considerazione che ognuno di noi può far propria: “Come dicono i Greci, c’è un’alfa e un’omega, c’è un inizio e una fine in tutto. Quando hai la volontà e l’energia per fare qualcosa, alla fine arriverà”.

Tutte le fotografia sono pubblicate per gentile concessione del Museo Faggiano.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.