Uno dei migliori film bellici degli anni ’70 (un decennio che ha visto molte eccellenti produzioni di tale genere) è “La notte dell’aquila”, uscito nel 1976 e tratto dal bestseller che l’anno precedente aveva rivelato al mondo il talento dello scrittore inglese Jack Higgins. Ancora oggi è impossibile non rimanere affascinati da questo racconto dal ritmo serrato, in cui un gruppo di paracadutisti tedeschi travestiti da soldati polacchi cerca di rapire o uccidere il premier inglese Winston Churchill durante una visita ufficiale di questi in un paese del Norfolk.

Il film è riuscitissimo per tutta una serie di ragioni: l’impeccabile sceneggiatura di Tom Mankiewicz (figlio del grande regista Joseph), la mano sicura del vecchio regista John Sturges (al suo ultimo film) e un cast di attori eccellenti in stato di grazia che danno vita a personaggi indimenticabili (da Michael Caine nel ruolo dell’ufficiale tedesco non nazista ma comunque ligio al dovere, a Donald Sutherland in quello di un irlandese che, pur di nuocere agli inglesi, fa il gioco dei tedeschi, da Donald Pleasence e Anthony Quayle nelle parti dei personaggi storici Himmler e Canaris, fino a Robert Duvall come oppositore antinazista e tre caratteriste inglesi di grande fascino come Jean Marsch, Jenny Agutter e Judy Geeson in altrettanti ruoli secondari ma non certo insignificanti).

Tuttavia, da questo film è nata (o si è fortemente rafforzata, se esisteva anche prima) una nota leggenda metropolitana, quella per la quale Winston Churchill avesse addirittura sette sosia che venivano mandati in giro al suo posto per prevenire eventuali attentati da parte di nazisti e filonazisti.

L’uso dei sosia di persone importanti per ingannare qualcuno non è una pratica sconosciuta in tempo di guerra. Si sa per certo, ad esempio, che il maresciallo Bernard Montgomery, comandante delle forze armate inglesi in Africa nella Seconda Guerra Mondiale, ne ebbe due, che venivano mandati in giro per confondere le spie tedesche riguardo le sue intenzioni. Uno si chiamava Clifton James ed era un sottotenente di origine australiana con un passato da attore. Benché avesse 11 anni meno di Montgomery, la loro somiglianza era davvero impressionante. L’altro si chiamava Keith Banwell e, oltre a essere ancora più giovane, era molto più alto di Montgomery e per questo poteva essere utilizzato solo facendolo passare seduto all’interno di una macchina. Infatti, dopo poco tempo, l’Intelligence Service smise di utilizzarlo e lo spedì in Europa a sostenere la Resistenza olandese. Durante lo svolgimento di questo incarico, Banwell fu catturato dai nazisti e deportato ad Auschwitz, ma riuscì a sopravvivere.

Sotto, il maresciallo Bernard Montgomery:

Un altro personaggio che ha usato dei sosia è stato Stalin. Il più noto è conosciuto solo con il nome in codice “Rasheed” e risulta morto nel 1991. Un secondo sosia di Stalin è emerso nel 2008, quando il governo russo gli ha finalmente permesso di raccontare la sua storia: il suo nome era Feliks Dadaev e nel 2014 era ancora vivo, all’età di 94 anni, perché apparve in un documentario della tv tedesca.

Stranamente, proprio di Churchill non si conoscono sosia, anche se alcune voci non confermate affermano che alcuni dei suoi più celebri discorsi trasmessi per radio dalla Bbc durante la guerra non siano stati registrati da lui ma dall’attore Norman Shelley, che riusciva a imitarne perfettamente la voce.

Winston Churchill in Canada nel 1940:

Eppure, è possibile che almeno una volta una spia tedesca sia caduta in un abbaglio, scambiando un’altra persona per Churchill e determinando, di conseguenza, la morte tragica e prematura di un’altra celebrità.

Leslie Howard, nato in un sobborgo di Londra nell’aprile del 1893, è stato uno degli attori più ammirati della sua generazione. Colto e brillante, capace di esprimersi al meglio sia nel repertorio tragico sia in quello comico, riuscì a mietere innumerevoli successi sia in teatro sia al cinema, dove fu apprezzato interprete di film come “La primula rossa”, “Intermezzo”, “La foresta pietrificata” (per il quale impose alla produzione la presenza del suo grande amico Humphrey Bogart, dando inizio alla straordinaria carriera di questo) e “Via col vento”, nel quale interpretò il gentiluomo Ashley Wilkes, fedelissimo alla moglie Melania Hamilton e insensibile alle lusinghe di Scarlett O’Hara (un ruolo davvero adatto a lui, che ebbe una sola moglie, Ruth Evelyn Martin, e fu sempre dedito alla famiglia).

Howard, all’inizio degli anni ’40, stava diradando le sue apparizioni cinematografiche come attore perché puntava ad affermarsi come regista. Avrebbe fatto in tempo a dirigere quattro film, tutti di buon livello, anche se poco noti al pubblico italiano. Essendo sia molto patriottico sia convinto antinazista, si stava impegnando molto nello sforzo propagandistico per sostenere la causa degli alleati, ma sempre partecipando a valide produzioni. Ad esempio, fu uno degli interpreti di “Gli invasori – 49° parallelo”, un film di guerra firmato dal grande Michael Powell nel 1941, che tutto sembra, tranne che un film di propaganda. Il suo ultimo e maggiore contributo fu l’interessantissimo biopic dell’ingegnere Reginald J. Miller, morto prematuramente nel 1937, inventore del riuscitissimo aereo da caccia Supermarine Spitfire, il cui uso risultò decisivo nella “battaglia d’Inghilterra” del 1940-41. Per Howard, Miller simboleggiava il contributo decisivo dei civili alla guerra e, non a caso, volle intitolare il film (di cui fu protagonista e regista) “Il primo dei pochi” (rifacendosi alla frase con cui Churchill esaltò il valore dei piloti inglesi: “Mai così tanti dovettero tanto a così pochi”).

Dunque, la storia che stiamo per raccontare potrebbe avere diverse spiegazioni.

Il 1° giugno 1943, sette cacciabombardieri tedeschi Junkers 88 si alzano in volo dalla base di Bordeaux, nella Francia occupata, diretti al Golfo di Biscaglia, l’area di Oceano Atlantico delimitata dalle coste della Francia Occidentale e dei Paesi Baschi. La missione consiste nel coprire una formazione di U-boote che deve emergere in superficie. Tuttavia, il cielo è coperto, la visibilità è scarsa e gli aerei non riescono a trovare i sommergibili. Per scrupolo, li cercano dappertutto, arrivando fino ai limiti del Golfo.

Proprio qui, a 2500 sopra metri Cabo Vilan, gli Junkers si imbattono in un aereo civile. Si tratta di un Dc-3 della compagnia KLM che fa servizio giornaliero tra Lisbona e Londra ed è in ritardo di 35 minuti sul suo regolare orario. Essendo coinvolto un Paese neutrale, il Portogallo, è assolutamente escluso che gli aerei tedeschi possano attaccarlo, però un paio di volte hanno già provato a spaventarne gli occupanti, fingendo un assalto. Stavolta, però, quando il caposquadriglia, tenente Bellstedt, segnala l’avvistamento alla base e chiede istruzioni, gli viene ordinato di abbatterlo. Bellstedt riferirà poi di aver visto 4 persone lanciarsi con il paracadute dal DC-3 in fiamme. In realtà, sull’aereo, non c’erano paracadute. Le diciassette persone a bordo muoiono tutte.

Una di esse è Leslie Howard, che sta tornando in patria dopo un trionfale giro di proiezioni pubbliche in cui ha presentato un altro suo film, “La primula Smith”, nel quale riveste il ruolo di un archeologo antinazista.

Howard non doveva essere su quell’aereo. Doveva partire da Lisbona in 2 giugno. Ma poi è venuta la fretta di tornare a casa. Ha lasciato la lavorazione di un nuovo film, “La lampada arde” a metà, e non vede l’ora di finirlo. Ha dovuto insistere molto per ottenere i due posti che gli occorrono. Alla fine, è riuscito a scambiare i suoi biglietti con quelli di un bambino, figlio di un diplomatico, e della sua tata.

Un Douglas DC-3, che si staglia di notte a Gibilterra dalle batterie dei proiettori sulla Roccia, mentre si prepara per un volo per il Regno Unito:

Howard non viaggia da solo, ma con il suo fidatissimo agente, Alfred Chennals. Chennals è un uomo grassoccio che dimostra più dei suoi 54 anni e fuma continuamente sigari. Gli amici lo prendono in giro dicendo che è il sosia di Winston Churchill.

È possibile che qualcuna delle tantissime spie tedesche presenti a Lisbona (tutte le città importanti dei Paesi neutrali pullulavano di spie) lo abbia scambiato per il premier inglese? Churchill stesso, interpellato successivamente al riguardo, lo escluse. I tedeschi dovevano solo essere pazzi o ubriachi per pensare che un uomo così importante potesse viaggiare su un aereo qualunque, senza scorta, per di più in compagnia di un famosissimo attore. Ma qualche dubbio resta.

Non è neppure escluso che il bersaglio dell’attacco fosse proprio Howard. La sua attività antinazista era ben nota e i tedeschi lo odiavano sempre di più. Certo, però, per rischiare un grosso incidente diplomatico compiendo un’azione così vigliacca contro un aereo civile disarmato proveniente da un Paese neutrale, dovevano occorrere buone ragioni.

Sembra però che i tedeschi fossero convinti che Howard fosse molto più di un semplice testimonial. L’ente che lo aveva spedito in Spagna per il giro di proiezioni pubbliche, il British Council, era sospettato di essere in realtà una filiale mascherata dell’Intelligence Service. In altre parole, Howard sarebbe stato a sua volta un agente segreto che avrebbe girato tutta la Spagna e il Portogallo per raccogliere informazioni dalle spie inglesi locali e riportarle in patria protetto dalla sua missione ufficiale e neutrale. Questa possibilità sembrerebbe confermata dal fatto che i tedeschi pedinarono Howard durante tutte le quattro settimane che trascorse nella penisola iberica, arrivando fino al punto da farlo avvicinare da una loro agente, una bella ragazza ungherese, che fu vista bere un drink con lui nel bar dell’albergo la sera prima della partenza dell’aereo.

Chi avrebbe potuto confermare o smentire questa versione non ha avuto il tempo di raccontarla. Tutti i maggiori responsabili del servizio di Controspionaggio tedesco che si occupava di certe questioni sono finiti uccisi dagli stessi nazisti dopo l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944, perché sospetti di aver partecipato alla cospirazione.

C’è un altro mistero che non è stato mai chiarito, in questa storia. Il Dc-3 doveva viaggiare al completo, con 4 membri di equipaggio e 14 passeggeri. I posti, come abbiamo visto, erano tutti prenotati e Howard dovette smuovere mari e monti per potersi imbarcare. Ma, pochi minuti prima di prendere il volo, l’aereo fu fermato. Alla direzione dell’aeroporto era arrivata una telefonata. Un passeggero, padre Arthur Holmes, preside di una scuola inglese di Lisbona, doveva presentarsi con urgenza all’ambasciata inglese o alla nunziatura apostolica della capitale portoghese. Scusandosi con molto imbarazzo (questa fu una delle ragioni che causarono il ritardo di 35 minuti), padre Holmes scese dall’aereo e si precipitò prima in una e poi nell’altra delle due sedi in cui gli era stato chiesto di recarsi. Ma solo per scoprire che, da entrambe, nessuno lo aveva mai cercato.

Chi fece, dunque, quella telefonata, e perché?

Non si è mai scoperto.

Così come non è stata mai né confermata né smentita la teoria per cui l’Intelligence Service avesse saputo per tempo che Howard era in pericolo, ma non avrebbe fatto nulla per salvarlo, per non mettere a rischio degli agenti più importanti.

Foto scattata a Whitchurch per commemorare il 500° volo sulla linea Bristol-Lisbona il 16 giugno 1942; l’aereo è il DC-3 G-AGBD / PH-ARB Buizerd (poiana). L’equipaggio del G-AGBB abbattuto è fra le persone fotografate:

Una storia così piena di misteri non poteva non avere anche qualche risvolto che sconfina nel paranormale.

Il figlio di Howard, Ronald, anch’esso destinato a essere un famoso attore (non quanto il padre, però), negli anni ’50 compì molte ricerche sul caso, pubblicando poi un libro, “In search of my father”. Qui, Ronald riferisce che, subito prima di partire, un altro passeggero dell’aereo, il giornalista Kenneth Stonehouse dell’agenzia Reuter, salutando un amico portoghese che lo aveva accompagnato all’aeroporto, disse: “Normalmente non ho paura, ma in questo volo c’è qualcosa che non va. Vorrei chiudere gli occhi qui e riaprirli sul territorio inglese”. Anche un altro passeggero stava passando per una situazione simile: Bill Shervington, un manager della compagnia petrolifera Shell, salutando il suo accompagnatore, disse di sentirsi inquieto perché aveva sognato che l’aereo veniva abbattuto dai tedeschi.

Furono singolari casi di precognizione o i due uomini sapevano qualcosa che avrebbe dovuto rimanere segreta? O avevano altre ragioni per essere particolarmente preoccupati?

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.