“Per una bambina intrappolata in mezzo a conflitti e problemi una bambola può diventare molte cose: un’amica, una protettrice, una custode.” Così diceva Rod Serling nell’episodio “La bambola vivente” della serie “Ai Confini della Realtà”, dove una bambola non solo prese vita, ma commise anche un omicidio.

La storia che vi racconto non si è svolta ai confini della realtà ma a Key West in Florida. Però, posso garantirvi che sarà altrettanto incredibile. Tutto ha inizio nel 1906, quando uno dei domestici che prestavano servizio alla magione degli Otto regalò al piccolo Robert Eugene un bambolotto creato dalle sue mani, alto un metro, vestito da marinaretto e corredato da un cagnolino di pezza.

Sotto, Robert Eugene Otto:

Il piccolo Eugene decise di dare il suo primo nome, Robert, alla bambola e, da quel momento chiese a tutti che nessuno lo chiamasse più così. Eugene amava molto il suo nuovo amico, passavano lunghe giornate insieme e i genitori spesso lo sentivano parlare ore con lui. Peccato, però, che sentissero anche la bambola rispondere.

La presenza di Robert iniziò a farsi sentire sempre di più in casa Otto, ogni qualvolta il bambino combinava qualche marachella dava la colpa alla bambola, ma non solo, il piccolo iniziò ad avere incubi e ogni volta che i genitori accorrevano in camera sua per tranquillizzarlo, trovavano mobili riversi a terra e giocattoli mutilati. La spiegazione era sempre la stessa

Robert did it!

Ovvero, “È stato Robert!”. Alcuni vicini sostenevano addirittura di aver visto Robert affacciarsi alla finestra e, la servitù era solita a dire di averlo visto correre per i corridoi di casa Otto. Questi episodi andarono avanti per lungo tempo, finché Eugene non andò a studiare a Parigi lasciandosi dietro di sé la bambola Robert. All’ombra della Torre Eiffel conobbe Anne e si sposarono.

Alla morte del padre di Eugene, lui e la moglie si trasferirono di nuovo a Key West. Ma Robert non aveva mai dimenticato il suo amico, rimasto in attesa in soffitta fino ad allora. Al suo ritorno, Eugene decise di far costruire una stanza apposta per la sua bambola, perfettamente a misura e con i mobili in scala, ma non solo, riprese ad includerla nella sua routine quotidiana, facendola sedere a tavola e portandola con lui e la moglie per lunghe passeggiate. Ma mentre il rapporto tra Robert e Eugene si rinsaldava, quello tra Eugene e la moglie si sfaldava velocemente.

Robert Eugene Otto con uno dei suoi quadri:

Un giorno, ella decise di chiudere nuovamente Robert in soffitta, stanca di sopportare quell’insulso pezzo di stoffa, ma appena Eugene lo scoprì non solo andò su tutte le furie, ma si mostrò visibilmente spaventato. Fu allora che Anne iniziò a dubitare della sanità mentale del marito. Eugene morì nel 1974, e la moglie abbandonò la casa per recarsi a Boston, lasciandosi finalmente Robert alle spalle.

Ciononostante, lasciò scritta una clausola nel contratto d’acquisto della casa che recitava che Robert avrebbe dovuto continuare a vivere in quella casa. In seguito, la casa venne acquistata da un’altra famiglia e la bambola venne trovata da una bambina che decise di tenerla con sé.

Una notte, secondo quanto raccontato da lei, Robert tentò di aggredirla per ucciderla e, ancor oggi, da adulta, continua a sostenere la veridicità della sua storia. Quattro anni dopo Anne morì e, la clausola divenne nulla.

Robert infine, venne donato al Fort East Martello Museum dove riposa ancor oggi insieme al suo cagnolino, facendo sempre parlare di sé. Si dice che, se non gli si chiede il permesso per scattare una fotografia, essa risulti mossa, ma non solo, se gli si manca di rispetto si incorrerà in tremende sventure!

Leggenda vuole che un ragazzo, dopo aver tirato un calcio alla sua bacheca, sia stato investito appena uscito dal museo, morendo poco dopo

Ancor oggi, tra gli abitanti di Key West, si usa dare la colpa a Robert per dare una spiegazione a fenomeni strani ed ingiustificabili. Nessuno saprà mai la verità su quanto succedeva quando Robert e Eugene erano da soli a casa Otto, e nessuno saprà mai se questa bambola è davvero avvolta da un’aura negativa, portata dalla magia voodoo.

Se mai andrete a fare visita a Robert, fossi in voi, non rischierei di mancargli di rispetto. Se non vi recate in visita a Key West potete visionare il profilo Instagram ufficiale della bambola, che ancora nessuno ha affermato di esser gestito direttamente da lei…

Eugenia Varaldo
Eugenia Varaldo

Sono una studentessa di scienze della comunicazione. Durante il mio percorso scolastico al Liceo delle Scienze Sociali e Comunicazione ho avuto il piacere di vedere pubblicati una mia indagine nel libro “Nel Cibo La Vita”, ed un’intervista all’interno della raccolta de “I Quaderni Savonesi”. Vincitrice per due anni consecutivi del concorso letterario indetto dalla regione Liguria “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi a garantire i diritti dei popoli”. Appassionata di occulto, paranormale ed arte funeraria dell’epoca vittoriana. Inguaribile nerd, con un amore per la fantascienza e Star Wars che dura da tutta una vita.